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L’assunzione al cielo di Maria: “dirla Beata è dire noi beati”

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Una riflessione di padre Maurizio Botta

Il problema è immaginare “come” questa Vita di Dio, in Cristo, possa coinvolgere anche la nostra corporeità, il nostro corpo. E qui ci lasciamo con poche righe del grandissimo San Paolo.

Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale. 1Corinzi 15,35-47

La Vita definitiva, maiuscola, è quella che ha superato i limiti del bios, i limiti dello spazio e del tempo. Gesù risorto non è tornato indietro a questa povera vita, ma ha portato la nostra stessa carne in avanti e da lì vuole attirare tutti noi e tutto di noi. Maria è già in questa condizione di Vita eterna, definitiva, interamente, in anima e corpo e veglia sul nostro cammino verso questa vetta che attende anche noi. Dirla Beata è dire noi beati.

Leggi anche: 5 punti chiave per conoscere e amare Maria

di Padre Maurizio Botta C.O.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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