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Justin Bieber, l’ombra della pedofilia satanica e le nebbie dei media

Richard Shotwell/Invision/AP

Giovanni Marcotullio - Aleteia Italia - pubblicato il 10/08/17

Qualcosa di simile dev’essere accaduto quando, proprio il giorno dopo il moderatissimo post di Bieber su Instagram, YourNewsWire.com (sito a metà tra il “bufalarus simplex” e il “complottismus derivatus”) ha preteso di svelare il mostruoso altarino dietro il “gran rifiuto” di Bieber. Pedofilia. Nientemeno. Alla star avrebbero infatti proposto di passare dal lato dei performer, nel suddetto showbiz, a quello dei mogul:

È la differenza tra essere un milionario ed essere un miliardario.

Il prezzo sarebbe stato qualcosa di così priceless da non poter essere acquistato con denaro (altrimenti sarebbe troppo facile, per dei giovani danarosi cui si propone di guadagnare ancora di più): abusare di un ragazzino drogato e poi ucciderlo.

Bieber avrebbe dichiarato di non aver potuto fare una cosa del genere, e che da quel giorno il ricordo di quel bambino (che comunque poi sarebbe stato abusato e ucciso da altri) lo perseguiterebbe. Una storia raccapricciante, ma curiosamente riportata da quell’unico sito, già smascherato come sito bufalaro tendente al complottismo:

Bieber dice – riporta YourNewsWire.com – che aveva sentito voci su questo tipo di iniziazioni nell’industria della musica, ma non ci si era ancora mai trovato faccia a faccia.

«Mi è stato detto [la dichiarazione virgolettata sarebbe di Bieber, N.d.T.] che quelle scene vengono segretamente filmate: una volta che hanno in mano un video in cui ci sei tu che fai simili cose, è te che hanno in pugno».

Certo, viene da pensare che se le cose fossero davvero andate così, chi avesse il potere di procurarsi bambini da seviziare e uccidere pubblicamente avrebbe anche quello – molto più basico – di assoldare un killer per mettere a tacere tempestivamente le star dissidenti… o perlomeno quello di far oscurare (con le buone o con le cattive) la pagina di denuncia di una testata online.

Questo è plausibile, per quanto le vie del male siano sì sempre banali ma non sempre facilmente prevedibili. Sta di fatto che la testata dalla fama bufalara ha facile gioco nell’accreditare la propria ricostruzione del retroscena di Bieber – consolidata dal silenzio del cantante e del suo staff (cui forse non dispiace che si chiacchieri dell’ex enfant prodige…) – con racconti come quelli di Elijah Wood, che simili cose è andate a dirle al Sunday Times. Sarebbe stato lui a dire che nell’industria della musica comanderebbe una cupola di pedofili.

Chiaramente – aggiunse Wood – a Hollywood accade anche di peggio: è tutto organizzato.

Possibile? Effettivamente anche Nicole Kidman e Lindsay Lohan, da parte loro, avevano parlato del dilagare della pedofilia a Hollywood. A questo punto s’impone però un doveroso distinguo: verrebbe infatti da dire che se anche nella più piccola televisione di provincia una showgirl o financo un’annunciatrice può essere assunta per aver prestato servizi sessuali a un potente, quanto più il fenomeno dovrà assumere proporzioni gigantesche nell’Olimpo del cinema mondiale… e quanto meno bisognerà stupirsene!

Questo è ragionevole, almeno in parte. Ma proprio perché si ha chiara la dinamica strettamente personale della relazione tra favore sessuale e favore professionale, in cui datore e beneficiario sono entrambe parti in causa, non potrà non balzare agli occhi come la proposta che dicono essere stata fatta a Bieber sia tutta un’altra cosa.

Trovo gravemente contestabile che in simili casi si parli ancora di “pedofilia”: dove l’infanticidio a seguito delle sevizie è previsto e anzi esigito, e per giunta come “rituale iniziatico”, non si è più nel mero ambito della depravazione sessuale, ma ci si è inoltrati fino ai macabri gesti di un culto difficile da definire altrimenti che “satanico”.

Ora c’è da chiedersi: quanto è vero di tutta questa storia? Impossibile saperlo: troppe le variabili; troppi i silenzi, come si vede, o le mezze verità; e anche le dichiarazioni confuse di una giovane star possono risultare le innocue tinte “di colore” su una pagina tremendamente fosca. E questa è una lezione – forse la sola ricavabile dalla situazione – su cui in molti farebbero bene a riflettere.

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Tags:
hollywoodmusicapedofilia

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