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Justin Bieber, l’ombra della pedofilia satanica e le nebbie dei media

Dont Cry for Me Justin Bieber Richard Shotwell Invision AP – it

Richard Shotwell/Invision/AP

Giovanni Marcotullio - Aleteia Italia - pubblicato il 10/08/17

Dopo il chiacchierato annullamento del “Purpose World Tour” e le voci su una radicale scelta religiosa alla sua base, escono fuori inquietanti (forse infondate) rivelazioni su scenari occulti nascosti dietro le luci dello “showbiz”

La notizia è di qualche tempo fa, e anzi quando i nostri colleghi della redazione francese l’hanno ripresa noi la snobbammo. Non per disistima del lavoro altrui, ci mancherebbe… semmai per una questione di purità melodica: nella nostra redazione la musica più commerciale che si ascolta è quella dei Dire Straits, quindi nessuno smaniava all’idea di passare per un fan di Justin Bieber.

Onore al merito: fu invece Kévin Boucard-Victoire a scrivere su Aleteia che il giovane cantante «avrebbe deciso di consacrarsi interamente a Cristo». Naturalmente non era solo per spocchia musicologica che evitammo di tradurre e rilanciare la notizia: lo stesso autore francofono precisava che il fatto sarebbe attestato da “alcune fonti”, ma la notizia è in sé così scarna che il collega la corrobora con altri (interessanti) elementi di cornice.

Ad esempio Boucard-Victoire ci ricordava che Bieber frequentò una scuola cattolica (la St. Michael Catholic Secondary School di Stratfor – Ontario), anche se la sua “rinascita” spirituale sarebbe legata alla galassia evangelica. In particolare, la dottrina ricevuta della Hillson Church del giovane pastore pentecostale Carl Lentz comprenderebbe un secco rifiuto dell’aborto ma lascerebbe libertà di coscienza quanto all’orientamento sessuale («è una scelta personale», disse Bieber). Pur affermando di «non voler essere Gesù» (sic), il giovane cantante disse al bimestrale Complexe di voler «vivere come Gesù». Una cosa difficile per lui come per tutti, visto che ancora il 29 gennaio u.s. la star veniva arrestata per aggressione a un autista di limousine a Toronto.

All’inizio del mese scorso Bieber è volato a Sidney, dove si trova la sede del raggruppamento internazionale della Hillson Church. Lì avrebbe dichiarato, il 5 giugno scorso:

La mia fede cresce giorno dopo giorno. La mia fede è più forte di due anni fa.

Ogni credente accoglierà queste parole con gioia e pregherà perché al giovane teen-idol sia concessa dall’Alto la grazia della perseveranza, dopo quella della conversione. Naturalmente non sono mancate illazioni come quelle del presentatore di Today Extra Richard Wilkins:

Tutto mi porta a credere che la vera ragione per cui ha stoppato la tournée è la sua voglia di rinsaldare la propria fede. Potrebbe anche avere intenzione di lanciare una sua propria chiesa.

Bieber ha negato espressamente di voler fondare una chiesa, ma nessuno potrà negare che senza il suo volto e le sue parole il nome di Carl Lentz e quello della Hillson Church non volerebbero oggi tanto massivamente da una parte all’altra dell’Atlantico…

Ma la questione del ritorno d’immagine (e di fondi) alla Hillson Church è sicuramente marginale, se non fuorviante, in questa storia: una star sulla cresta dell’onda non rinuncia a 15 tappe del suo tour internazionale per i soldi che un’organizzazione religiosa, particolare per quanto prestigiosa, può prometterle.

Ora, la cosa potrà sorprendere ma la difficoltà vera nel pervenire alla pura e semplice verità sta nel fatto che neanche le fonti, in simili faccende, sono libere da condizionamenti:

Solo una settimana fa, anzi per la precisione nel pomeriggio del 2 agosto, Bieber ha spiegato in un post su Instagram le ragioni della propria decisione.

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Il post ha quasi due milioni di like e innumerevoli commenti, ma se colpisce lo strano ritardo di una social star nel commentare svolte su cui mezzo mondo sta già chiacchierando da settimane, molto di più stupisce l’assenza di riferimenti alla fede nella spiegazione di un rebus in cui la fede era data per questione capitale.

Il fatto è che mentre nelle interviste queste giovani star dicono più o meno quello che passa loro per la testa, le dichiarazioni sui social sono strettamente marcate da agenti e consiglieri d’immagine, che cercano sempre di rendere meno divisivi possibili gli argomenti – a costo di farne una sciacquatura di piatti.

Così il motivo per cui Bieber interrompe un tour internazionale è che vuole essere “sostenibile”:

Prendermi ora questo tempo significa che voglio essere SOSTENIBILE [maiuscolo nell’originale, N.d.T.]… Voglio che la mia carriera sia sostenibile, ma voglio anche che la mia mente, il mio cuore, la mia anima siano sostenibili.

Punto. Questo è il massimo che – con ogni probabilità marcato dai suddetti membri del suo staff – Bieber ha potuto dire: “un’anima sostenibile”. Cosa voglia dire di preciso non si sa, ma la “sostenibilità” è una cosa importante, lo dice anche la Tv… Nei commenti dei media i riferimenti alla fede vengono aggirati con la pudica perifrasi “curare la propria spiritualità”. E questo non è un trattamento speciale per Bieber: si fa così ogni volta che un membro dello showbiz fa qualche bizza in senso schiettamente religioso (specie se cristiano o – non sia mai! – cattolico).

In questo contesto di inquinamento sistematico delle fonti, si capisce che resti ampio spazio ai fabbricanti di bufale, i quali fanno perno sulle bugie, sulle mezze verità o sui soli silenzi delle fonti ufficiali per spararla grossa e fare così incetta di click sui loro siti.

Qualcosa di simile dev’essere accaduto quando, proprio il giorno dopo il moderatissimo post di Bieber su Instagram, YourNewsWire.com (sito a metà tra il “bufalarus simplex” e il “complottismus derivatus”) ha preteso di svelare il mostruoso altarino dietro il “gran rifiuto” di Bieber. Pedofilia. Nientemeno. Alla star avrebbero infatti proposto di passare dal lato dei performer, nel suddetto showbiz, a quello dei mogul:

È la differenza tra essere un milionario ed essere un miliardario.

Il prezzo sarebbe stato qualcosa di così priceless da non poter essere acquistato con denaro (altrimenti sarebbe troppo facile, per dei giovani danarosi cui si propone di guadagnare ancora di più): abusare di un ragazzino drogato e poi ucciderlo.

Bieber avrebbe dichiarato di non aver potuto fare una cosa del genere, e che da quel giorno il ricordo di quel bambino (che comunque poi sarebbe stato abusato e ucciso da altri) lo perseguiterebbe. Una storia raccapricciante, ma curiosamente riportata da quell’unico sito, già smascherato come sito bufalaro tendente al complottismo:

Bieber dice – riporta YourNewsWire.com – che aveva sentito voci su questo tipo di iniziazioni nell’industria della musica, ma non ci si era ancora mai trovato faccia a faccia.

«Mi è stato detto [la dichiarazione virgolettata sarebbe di Bieber, N.d.T.] che quelle scene vengono segretamente filmate: una volta che hanno in mano un video in cui ci sei tu che fai simili cose, è te che hanno in pugno».

Certo, viene da pensare che se le cose fossero davvero andate così, chi avesse il potere di procurarsi bambini da seviziare e uccidere pubblicamente avrebbe anche quello – molto più basico – di assoldare un killer per mettere a tacere tempestivamente le star dissidenti… o perlomeno quello di far oscurare (con le buone o con le cattive) la pagina di denuncia di una testata online.

Questo è plausibile, per quanto le vie del male siano sì sempre banali ma non sempre facilmente prevedibili. Sta di fatto che la testata dalla fama bufalara ha facile gioco nell’accreditare la propria ricostruzione del retroscena di Bieber – consolidata dal silenzio del cantante e del suo staff (cui forse non dispiace che si chiacchieri dell’ex enfant prodige…) – con racconti come quelli di Elijah Wood, che simili cose è andate a dirle al Sunday Times. Sarebbe stato lui a dire che nell’industria della musica comanderebbe una cupola di pedofili.

Chiaramente – aggiunse Wood – a Hollywood accade anche di peggio: è tutto organizzato.

Possibile? Effettivamente anche Nicole Kidman e Lindsay Lohan, da parte loro, avevano parlato del dilagare della pedofilia a Hollywood. A questo punto s’impone però un doveroso distinguo: verrebbe infatti da dire che se anche nella più piccola televisione di provincia una showgirl o financo un’annunciatrice può essere assunta per aver prestato servizi sessuali a un potente, quanto più il fenomeno dovrà assumere proporzioni gigantesche nell’Olimpo del cinema mondiale… e quanto meno bisognerà stupirsene!

Questo è ragionevole, almeno in parte. Ma proprio perché si ha chiara la dinamica strettamente personale della relazione tra favore sessuale e favore professionale, in cui datore e beneficiario sono entrambe parti in causa, non potrà non balzare agli occhi come la proposta che dicono essere stata fatta a Bieber sia tutta un’altra cosa.

Trovo gravemente contestabile che in simili casi si parli ancora di “pedofilia”: dove l’infanticidio a seguito delle sevizie è previsto e anzi esigito, e per giunta come “rituale iniziatico”, non si è più nel mero ambito della depravazione sessuale, ma ci si è inoltrati fino ai macabri gesti di un culto difficile da definire altrimenti che “satanico”.

Ora c’è da chiedersi: quanto è vero di tutta questa storia? Impossibile saperlo: troppe le variabili; troppi i silenzi, come si vede, o le mezze verità; e anche le dichiarazioni confuse di una giovane star possono risultare le innocue tinte “di colore” su una pagina tremendamente fosca. E questa è una lezione – forse la sola ricavabile dalla situazione – su cui in molti farebbero bene a riflettere.

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