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Justin Bieber, l’ombra della pedofilia satanica e le nebbie dei media

Richard Shotwell/Invision/AP
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Dopo il chiacchierato annullamento del “Purpose World Tour” e le voci su una radicale scelta religiosa alla sua base, escono fuori inquietanti (forse infondate) rivelazioni su scenari occulti nascosti dietro le luci dello “showbiz”

La notizia è di qualche tempo fa, e anzi quando i nostri colleghi della redazione francese l’hanno ripresa noi la snobbammo. Non per disistima del lavoro altrui, ci mancherebbe… semmai per una questione di purità melodica: nella nostra redazione la musica più commerciale che si ascolta è quella dei Dire Straits, quindi nessuno smaniava all’idea di passare per un fan di Justin Bieber.

Onore al merito: fu invece Kévin Boucard-Victoire a scrivere su Aleteia che il giovane cantante «avrebbe deciso di consacrarsi interamente a Cristo». Naturalmente non era solo per spocchia musicologica che evitammo di tradurre e rilanciare la notizia: lo stesso autore francofono precisava che il fatto sarebbe attestato da “alcune fonti”, ma la notizia è in sé così scarna che il collega la corrobora con altri (interessanti) elementi di cornice.

Ad esempio Boucard-Victoire ci ricordava che Bieber frequentò una scuola cattolica (la St. Michael Catholic Secondary School di Stratfor – Ontario), anche se la sua “rinascita” spirituale sarebbe legata alla galassia evangelica. In particolare, la dottrina ricevuta della Hillson Church del giovane pastore pentecostale Carl Lentz comprenderebbe un secco rifiuto dell’aborto ma lascerebbe libertà di coscienza quanto all’orientamento sessuale («è una scelta personale», disse Bieber). Pur affermando di «non voler essere Gesù» (sic), il giovane cantante disse al bimestrale Complexe di voler «vivere come Gesù». Una cosa difficile per lui come per tutti, visto che ancora il 29 gennaio u.s. la star veniva arrestata per aggressione a un autista di limousine a Toronto.

All’inizio del mese scorso Bieber è volato a Sidney, dove si trova la sede del raggruppamento internazionale della Hillson Church. Lì avrebbe dichiarato, il 5 giugno scorso:

La mia fede cresce giorno dopo giorno. La mia fede è più forte di due anni fa.

Ogni credente accoglierà queste parole con gioia e pregherà perché al giovane teen-idol sia concessa dall’Alto la grazia della perseveranza, dopo quella della conversione. Naturalmente non sono mancate illazioni come quelle del presentatore di Today Extra Richard Wilkins:

Tutto mi porta a credere che la vera ragione per cui ha stoppato la tournée è la sua voglia di rinsaldare la propria fede. Potrebbe anche avere intenzione di lanciare una sua propria chiesa.

Bieber ha negato espressamente di voler fondare una chiesa, ma nessuno potrà negare che senza il suo volto e le sue parole il nome di Carl Lentz e quello della Hillson Church non volerebbero oggi tanto massivamente da una parte all’altra dell’Atlantico…

Ma la questione del ritorno d’immagine (e di fondi) alla Hillson Church è sicuramente marginale, se non fuorviante, in questa storia: una star sulla cresta dell’onda non rinuncia a 15 tappe del suo tour internazionale per i soldi che un’organizzazione religiosa, particolare per quanto prestigiosa, può prometterle.

Ora, la cosa potrà sorprendere ma la difficoltà vera nel pervenire alla pura e semplice verità sta nel fatto che neanche le fonti, in simili faccende, sono libere da condizionamenti:

Solo una settimana fa, anzi per la precisione nel pomeriggio del 2 agosto, Bieber ha spiegato in un post su Instagram le ragioni della propria decisione.

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Il post ha quasi due milioni di like e innumerevoli commenti, ma se colpisce lo strano ritardo di una social star nel commentare svolte su cui mezzo mondo sta già chiacchierando da settimane, molto di più stupisce l’assenza di riferimenti alla fede nella spiegazione di un rebus in cui la fede era data per questione capitale.

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