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Gran Bretagna, l’isola fedele. Nonostante tutto

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di Angela Pellicciari
Un tempo era l’isola fedele. Sto parlando della Gran Bretagna. Isola fedele a Roma. Beda il Venerabile (672-735), nella sua Storia ecclesiastica degli angli, così descrive il terrore e la disperazione che si diffondono al tempo delle invasioni barbariche: “Nell’anno 1164 dalla sua fondazione, Roma fu presa e saccheggiata dai Goti. Da quel tempo i Romani cessarono di governare in Britannia, dopo circa quattrocentosettanta anni da quando Giulio Cesare era sbarcato sull’isola”; privata della sua difesa, alla Britannia “non restò altro che diventare essa stessa una preda”: Scotti a ovest, Pitti a nord, “venne a trovarsi immersa nel terrore e nel dolore per molti anni”, “come gli agnelli dalle bestie feroci, così i miseri cittadini sono straziati dai nemici”. Dopo Scotti e Pitti è la volta dei Sassoni –orientali, meridionali, occidentali-, degli Angli –orientali e centrali-, dei Merci e dei Northumbri. Un caos. Come, a distanza di secoli da Beda, scrive il grande polemista-poeta Chesterton ne La ballata del cavallo bianco: “gli dei del caos urlano per la caduta di Roma”.
Le cose cambiano in fretta quando un grande papa, Gregorio Magno (590-604), “per ispirazione divina”, invia 40 monaci al seguito di Agostino a rievangelizzare l’isola tornata pagana. I missionari, in un primo momento “vinti da un terrore che li paralizzava, pensarono di tornarsene a casa piuttosto che recarsi da una gente barbara, feroce, miscredente, della quale non conoscevano neppure la lingua”, ma papa Gregorio non arretra e li sprona, li esorta, li ammonisce: “Sarebbe stato meglio non iniziare una buona opera piuttosto che pensare di tornare indietro”. Ripreso coraggio i monaci vanno e la missione ha un tale successo, la predicazione di Agostino avviene con tali e tanti miracoli, che Gregorio, pieno di consolazione, scrive: “Per amore di Lui [Gesù] noi cerchiamo in Britannia dei fratelli che non conosciamo, e per suo dono abbiamo trovato coloro che cercavamo senza conoscerli”.
Da allora e per tanti secoli l’Inghilterra, piena di riconoscenza a Roma e al papato che ne ha direttamente promosso l’evangelizzazione, ha una vita religiosa splendida, piena di monasteri e abbazie, ricca di vocazioni, protagonista, in strettissima comunione con Roma, dell’evangelizzazione dei sassoni rimasti sul continente col monaco Bonifacio (673-754) patrono della Germania.

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