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Il metodo definitivo per affrontare un futuro incerto

Pete Bellis / Unsplash

padre Carlos Padilla - pubblicato il 08/08/17

Chiedi più indifferenza perché qualunque cosa tu debba vivere possa viverla in pace, consigliava Ignazio di Loyola

Ho alcune verità molto chiare nella mia vita. Verità che sono principi inamovibili, saldi, sui quali mi baso ogni giorno. Sono verità che costituiscono un baluardo su cui costruisco. Mi sostengono. Sono esperienze fondamentali nel mio cammino che devo rinnovare ogni giorno per non dimenticarle. Per non sentire che sono cambiate e ora sono diverse.

Sono esperienze-chiave delle quali vivo. Momenti che mi hanno reso una persona migliore. Mi riempiono di speranza. Rendono il mio orizzonte più ampio.

Giorni fa nel film Íñigo de Loyola ho sentito quello che Gesù ha detto a Ignazio nel suo cammino di conversione, quando era perduto e tormentato dagli scrupoli: “Credi che il tuo peccato possa danneggiarmi? Lo permetto, ma non mi danneggia”.

Questa stessa esperienza nella mia vita mi dà luce. Gesù mi ama nella mia fragilità. Non ne dubito. Mi ama nella mia caduta. A volte devo ricordarlo per non sentirmi indegno e rifiutato. Il peccato mi sporca e mi allontana da Dio. Mi sento indegno. Sapere che non è così mi salva. Voglio toccare di nuovo con il cuore addolorato questa realtà tanto profonda del suo amore.

Non è un giudizio imparato dai libri. È un’esperienza che ho subito nel cammino, quando mi sono sentito lontano da Dio e sono tornato.

Come quest’altra esperienza che mi dice che non devo chiedere ciò che non mi conviene e che l’unica cosa che vale la pena è chiedere la santa indifferenza.

Nello stesso film un uomo dice a Ignazio: “Chiedo a Dio prosperità e una lunga vita”, e Ignazio risponde: “Questo ti rende felice? Chiedi piuttosto indifferenza perché qualunque cosa tu viva possa viverla in pace”.

È un’altra esperienza che sostiene i miei passi. Voglio chiedere sempre questa santa indifferenza che mi permetta di vivere in pace gli anni che Dio mi dona, la croce che permette nella mia vita. Molti anni o pochi. Molti successi o molti fallimenti.

So che è vero quello che ascoltavo tempo fa: “C’è sempre qualcuno che soffre più di te. E ci sono solo due opzioni: o imputridirti dentro o ballare al ritmo della vita”. Voglio imparare a ballare in pace al ritmo della mia vita.

So che a volte me ne dimentico e chiedo a Dio ciò che non mi conviene, o gli chiedo una prosperità che non ottengo, o lo supplico per avere la salute che non trattengo o un successo che mi sfugge. Gli chiedo di essere amato sempre e da tutti, e se non accade ne soffro.

Per questo oggi chiedo la santa indifferenza per affrontare la vita. Altri soffrono sicuramente più di me, e il senso della mia vita è rimanere legato a Dio, qualunque cosa accada. È un pilastro che mi sostiene, un’altra verità incisa nell’anima col passare degli anni. È un metodo per affrontare il futuro che non conosco. Un modo per adattarmi a quello che ho e vivere gioioso in mezzo alle tribolazioni. Un atto con il quale voglio vivere inscritto per sempre nel cuore di Gesù.

Lì dove riposo e dove riposa Lui. Nella sua ferita so di essere amato. È una grazia che chiedo perché mi arrivi ogni mattina. Perché la mia anima resiste ad essere indifferente di fronte alle cose che mi succedono. Amo la bontà più della cattiveria, la pace più della guerra, l’amore più dell’odio. Detesto la croce e non la voglio. Mi aggrappo a tutto ciò che possiedo. Non vivo la santa indifferenza. Non è uguale vivere nell’abbondanza o nella penuria. Le croci non sono uguali.

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