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Se la materia può spiegare tutto, basta a tutto, che bisogno abbiamo di un Dio creatore?

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 07/08/17

L'evoluzionismo secondo de Chardin apre nuovi scenari ma non di rottura tra teologia e scienza

Davvero la materia può spiegare tutto? E se così fosse non ci sarebbe bisogno di pensare ad un Dio creatore? Il grande teologo, paleontologo e gesuita francese Teilhard de Chardin rovescia questa tesi dando vigore ad una nuova tesi evoluzionista.
Come spiega Giovanni Ivano Sapienza, autore di L’unione creatrice. Amore e creazione secondo Teilhard de Chardin” (Ed. La Zisa), la riduzione del mondo a particelle semplice, non riesce a cancellare l’esistenza a monte di Dio.

«Gli sviluppi dell’atomismo e degli studi teorici e sperimentali sulla granularità della materia non hanno conseguito altro scopo se non quello di rendere la materia, con i suoi tratti di fisicità, estensione, tangibilità, dimensione, visibilità ecc. per i quali appunto la materia viene da noi ritenuta tale, come del tutto irriconoscibile rispetto a se stessa. Non hanno dato allo studioso che i “termini impoveriti” della sintesi, che della “polvere” evanescente, “la quale si sparpaglia fra le sue dita”».

DISGREGAZIONE PROSSIMA AL NULLA

Un’infinita disgregazione prossima ai confini del nulla, sentenzia il teologo, «una miriade di particelle evanescenti sulle cui proprietà non è concesso di andare al di là di mere illazioni probabilistiche».

«Il dominio della materia per mezzo della dissociazione analitica è pervenuto alla nullificazione della materia in quanto tale, all’impossibilità di una sua concreta misurabilità e determinazione, con la conseguenza di allontanare dall’ipotesi materialista molti spiriti dediti alla ricerca scientifica».




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L’UNIONE ESTERNA AL DIVENIRE

Secondo de Chardin l’essere mondano è dunque necessariamente pensabile in quanto posto da una trascendenza, perché la sua stessa esistenza non è in grado di spiegare né l’esistenza del sostrato materiale alla base del divenire, né la realtà ontologica del divenire medesimo».

E così che il gesuita arriva a teorizzare una nuova forma di evoluzionismo che “collega” un’entità “sovrana” e il divenire.

«Sia il sostrato originario che l’accrescimento entitativo dei fenomeni naturali, volti a una sempre maggiore pienezza ontologica e spirituale, per il tramite dell’accorpamento complessificante ed evolutivo, vengono dunque fatti risiedere, secondo il padre Teilhard, in un fattore unitivo esterno al divenire, ma a esso cooperante, ai fini di un accrescimento d’essere che è concomitante col potere di accorpamento e di complessificazione delle monadi materiali più elementari, in di- rezione di una sintesi futura».

PRIMA DELLA DISSOCIAZIONE

Pertanto l’Universo, inteso come una cosmogenesi, cioè come universo in evoluzione, deve dunque avere avuto un’origine, un istante iniziale immediatamente seguente a uno stato di dissociazione estrema e di estrema disintegrazione antecedente al moto di unificazione.

«Se infatti dal Presente al Futuro il Cosmo si presenta come accorpamento crescente e incremento d’essere, è lecito supporre, se ricostruiamo il movimento unitivo al contrario, dal Presente al Passato, un istante iniziale che segna l’origine del mondo. L’evoluzione dunque implica un’origine, un istante zero».

L’AZIONE CREATRICE DI DIO

La scienza non potrà mai dimostrare sperimentalmente che è esistito un istante in cui l’Universo non era e poi è passato all’essere.

L’azione creatrice di Dio, che pone i fenomeni, è al di fuori di essi, al di fuori, considerata nella sua trascendenza, della catena fenomenica delle cause seconde.


SCIENZA UNIVERSO DIO

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Tags:
creazioneevoluzione
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