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Québec: mancano i preti, una suora celebra un matrimonio

A Nun Praying the Rosary – CD2017

Antoine Mekary | ALETEIA

<p> Pope Francis celebrates the Corpus Domini after a procession from St. John at the Lateran Basilica to St. Mary Major Basilica to mark the feast of the Body and Blood of Christ, on June 18, 2017

Finesettimana.org - pubblicato il 06/08/17

Pierrette Thiffault, suora della Provvidenza da 55 anni, è stata autorizzata dal Vaticano

Sabato 22 luglio, Cindy e David hanno visto il loro matrimonio celebrato da… una donna. La cerimonia eccezionale ha avuto luogo nella chiesa cattolica di Lorrainville, più di 650 km ad ovest di Montréal in Canada. In questa diocesi rurale di Rouyn-Noranda (regione dell’Abitibi-Téminscamingue), la scarsità di preti è tale che il vescovo ha fatto appello ad una religiosa, membro delle suore della Provvidenza: Pierrette Thiffault.




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Perché lei? “Bisognerebbe chiederlo al vescovo”, sorride timidamente l’interessata, che spiega che nella regione alcuni preti si devono occupare di sette-otto parrocchie. “Ero felice e orgogliosa di rendere questo servizio alla mia diocesi”. L’evento, raro, è comunque autorizzato dal diritto canonico: “Dove mancano sacerdoti e diaconi, il Vescovo diocesano, previo il voto favorevole della Conferenza episcopale e ottenuta la facoltà dalla Santa Sede, può delegare dei laici perché assistano ai matrimoni. Si scelta un laico idoneo, capace di istruire gli sposi e preparato a compiere nel debito modo la liturgia del matrimonio”.È quanto si legge al canone 1112.




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Il 23 maggio scorso Pierrette Thiffault ha ricevuto questo mandato: un’autorizzazione venuta da Roma, che le è stata data dalla Congregazione del culto divino e della disciplina dei sacramenti. Da 55 anni religiosa delle suore della Provvidenza, è incaricata della pastorale nella parrocchia di Moffet, vicina a Lorrainville, dove ha avuto luogo il matrimonio del 22 luglio. Tra l’altro, aveva conosciuto lo sposo, David, da catechista quando lui era alle scuole medie.

Nei tre mesi precedenti la cerimonia, ha incontrato per tre volte la coppia. “È una missione di evangelizzazione, certo”, afferma la celebrante, che durante la cerimonia ha cercato di spiegare alcuni dei suoi gesti all’assemblea. Non ha nascosto la sua gioia per aver potuto celebrare un matrimonio, ha dichiarato di essere orgogliosa di questa decisione da parte del vescovo.




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“È un bel passo per le donne nella Chiesa”, spiega. Ma è orgogliosa anche della coppia che ha sposato, e anche “un po’” orgogliosa di sé: nonostante l’apprensione, la cerimonia si è svolta al meglio. È pronta a svolgere di nuovo questa funzione se glielo chiedono, e non dubita che i laici saranno tenuti, in futuro, a svolgere un ruolo sempre più importante nella liturgia.

(In “www.la-croix.com” del 26 luglio 2017, traduzione a cura di Finesettimana.org)

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