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Il culto del glorioso Alberto che, da morto, parlava attraverso la voce della zia

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Il glorioso Alberto che mori' a 21 anni in un incidente. Da allora è stato oggetto di uno strano culto popolare.

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 05/08/17

DOPPIA PERSONALITA’

Nel momento della trance, la donna manifestava una diversa personalità, presentandosi in prima persona come Alberto e parlando, con voce alterata, uno strano idioma che poteva apparire perfetto italiano, laddove la donna, analfabeta totale, avrebbe dovuto esprimersi solo in un incomprensibile dialetto: attraverso la voce della medium, l’anima del giovane rievocava i dettagli raccapriccianti della morte occorsagli (da lui definita sbrigativamente “martirio”) e rivelava agli astanti il prodigio del suo corpo, che sarebbe rimasto incorrotto dopo la morte (un fenomeno presunto, e mai verificato).




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LE DUE SEZIONI DEL PURGATORIO

Si lamentava, poi, di non aver trovato “ancora un posto a sedere nel reparto dei santi in Paradiso”. Svelava poi l’esistenza di un struttura “bipartita” nel Purgatorio: una sezione “leggera”, dotata di un sistema di “fuoco autonomo“, per penitenze inferiori ai cento anni, e una “pesante”, con un fuoco fornito direttamente dalle fiamme dell’Inferno, destinata a punizioni di durata superiore.

PERCORSO DI SALVEZZA

Prometteva, infine, un percorso di salvezza a chi era afflitto dal male e dal dolore, e si proclamava capace di “guarire” le persone colpite da malocchio, fatture e maledizioni e di alleviare la sofferenza delle anime penitenti del Purgatorio. Quest’ultima promessa veniva accompagnata dalla richiesta di un’offerta di cento lire (la richiesta era sottolineata dal gesto del braccio sollevato che esibiva una moneta da 100 lire tenuta tra le dita: in realtà, le offerte ammontavano a ben più della somma suggerita dalla medium.

Infine, Giuseppina benediceva la folla e si ritirava in una stanza, la “Camera del Segreto”, dove riceveva altri fedeli in udienza privata.

PROBLEMI PSICHIATRICI

Secondo quanto riportato da Michele Risso in Miseria, magia e psicoterapia: una comunità magico-religiosa nell’Italia del sud, nei primi anni Cinquanta Giuseppina Gonnella aveva sofferto di diversi disturbi di probabile origine psichiatrica. Stando alla testimonianza del parroco di Serradarce, già nel 1949 era stata vittima di un episodio di possessione diabolica ed era stata sottoposta a un esorcismo; inoltre sembra che i suoi compaesani la considerassero una strega.

IL TEMPIO E L’INNO

In quel periodo, il culto portava a Serradarce circa 500 pellegrini al giorno, che diventavano 10mila il 26 ottobre, anniversario del “martirio” di Alberto. Secondo alcune stime il totale era di circa 200mila pellegrini all’anno, ciascuno dei quali versava almeno 1000 lire; il giro d’affari stimato era di circa mezzo milione di lire al giorno. Venne costruita anche una chiesa per Alberto: “Il tempio del glorioso Alberto”.




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A tutto questo andava a sommarsi una vera e propria economia del sacro, di cui la famiglia Gonnella aveva ovviamente il monopolio. Fuori dal tempio si vendevano souvenir, santini e icone con l’immagine di Alberto, oltre a rimedi medici consigliati da “Zia Peppina,” registrazioni delle prediche e persino un 45 giri in vinile contenente un “Inno a Sant’Alberto” inciso dal popolare cantante neomelodico Aurelio Fierro.

L’OMICIDIO DI GIUSEPPINA

La svolta avvenne la mattina dell’11 gennaio 1972, come racconta La Stampa (15 gennaio 1972), quando durante la solita cerimonia di possessione, un uomo nascosto tra i fedeli aveva sparato un colpo di lupara verso Giuseppina Gonnella, ferendola mortalmente all’addome. Dopo aver rischiato il linciaggio ed essere stato salvato dai carabinieri, l’assassino era stato identificato in Francesco Manganello, un camionista del luogo.

“ERA UNA TRUFFATRICE”

Il settimanale Oggi aveva riportato le sue prime dichiarazioni fatte ai carabinieri dopo il delitto: “[Giuseppina Gonnella] accumulava denaro truffando il prossimo. Io faccio il camionista, trascorro intere notti al volante di un autocarro eppure quasi muoio di fame. Lei invece si arricchiva senza lavorare fingendo di essere la sacerdotessa di un santo inesistente“.




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