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Il culto del glorioso Alberto che, da morto, parlava attraverso la voce della zia

Il glorioso Alberto che mori' a 21 anni in un incidente. Da allora è stato oggetto di uno strano culto popolare.
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A 21 anni viene investito mortalmente in un incidente stradale. Da allora una presunta trance di una sua parente ha avviato una strana devozione popolare

Un culto, basato sulla magia e sulla superstizione, che ha fatto riversare a Serradarce (Salerno) – fino agli anni ’80 – migliaia e migliaia di persone. Un culto che appassiona antropologi, sociologi, studiosi, giornalisti e che però non è stato mai riconosciuto dalla Chiesa cattolica. Ancora oggi – a circa 60 anni dalla morte di Alberto Gonnella – fedeli e nostalgici di quel periodo si incontrano per pregare un santo che la Chiesa cattolica non ha mai (né intende) canonizzare (Tv 2000, 10 aprile).

LO SVENIMENTO DELLA ZIA

La storia di questo culto prende le mosse da una semplice tragedia: la morte, avvenuta nel 1956, del 21enne Alberto, rimasto incastrato sotto il piano ribaltabile di un camion di suo zio a causa di una manovra maldestra di quest’ultimo. La tragedia sembrava sul punto di trasformarsi in una faida familiare quando, la mattina prima del funerale, Giuseppina Gonnella, una zia di Alberto, si era sentita male ed era svenuta mentre era in visita a casa del nipote.

POSSESSIONI CONTINUE

Al suo risveglio, dopo un sonno durato 24 ore, la donna aveva cominciato a parlare a nome del nipote morto e a pronunciare profezie. All’inizio si pensava fosse impazzita ma poi, dopo aver riferito dettagli del funerale di Alberto che non poteva conoscere non avendovi partecipato e dopo aver dato indicazioni per ritrovare il basco che il giovane aveva dimenticato sotto il sedile del camion, gli abitanti di Serradarce avevano cominciato a credere che fosse davvero posseduta.

Mentre gli episodi di “possessione” continuavano a verificarsi con sempre più regolarità, la voce della presunta santità di “Zia Peppina” si era diffusa e le parrocchie della zona avevano cominciato a organizzare pellegrinaggi in sua compagnia (www.vice.com, 5 maggio 2016) .

ALLE 8.34 DEL MATTINO

Quando la Chiesa aveva cercato di arginare e censurare il fenomeno, Giuseppina Gonnella aveva reagito organizzando un vero e proprio culto autonomo. Gli eventi di “possessione” avevano assunto cadenza regolare, avvenendo tutti i giorni—tranne la domenica e i festivi—alle 8.34, l’ora dell’incidente che aveva portato alla morte di Alberto.

LA TRANCE

Anche le forme esteriori del culto erano state codificate: ogni mattina alle otto “Zia Peppina” arrivava a casa di Alberto in auto, accompagnata dal fratello, e si faceva strada tra i pellegrini che già dall’alba o dalla notte prima affollavano le scale e l’androne dell’abitazione. Poi si sedeva su uno sgabello al secondo piano e, con gli occhi chiusi e nel silenzio generale, iniziava a iperventilare, gemere e ruttare finché non apriva gli occhi e saliva in piedi sullo sgabello, tra le urla, gli applausi e le invocazioni dei presenti.

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