Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!
Aleteia

C’è un legame strettissimo tra anticoncezionali e aborto

Condividi

In UK 1 aborto su 4 nel 2016 è stato richiesto da donne rimaste incinte nonostante l’uso della pillola anticoncezionale

Pare infatti che tutta l’informazione su temi genitali e pratiche annesse abbia ottenuto un effetto diverso dalla reale prevenzione delle gravidanze indesiderate. Tanto è vero che, sempre nel Regno Unito, tra il 2009 e il 2014, a causa di tagli alla Sanità che si sono resi necessari e che hanno portato alla sospensione di programmi di educazione sessuale nelle scuole con distribuzione di contraccettivi abbia ottenuto un consistente calo delle gravidanze tra le giovanissime, come riporta l’articolo di Avvenire del 10 giugno scorso.

Pare anche che ci siamo sbagliati. Non è il desiderio di un figlio che precede la gravidanza a garantire che il figlio sia poi amato e che noi saremo felici.

Non è spazzando via problemi e bambini che si diventa grandi.

Chissà quante donne, di quelle comprensibilmente sconvolte dal ritrovarsi incinte quando avevano messo in atto azioni allo scopo di prevenirlo, se debitamente accompagnate (anche dall’uomo!), se perlomeno informate che l’aborto è definitivo, irrimediabile (e questo non è il bello, ma è come contrarre un virus che resta latente per poi esplodere in una futura probabile depressione. La PAS non è una leggenda metropolitana ma un insieme di sintomi che colpiscono il 62% delle donne che hanno praticato un’interruzione volontaria di gravidanza), chissà quante di fronte a medici meno tremebondi e vigliacchi,  che guardassero il loro utero e l’essere che ci abitava come una bella notizia, anziché macchiarsi di lesione grave su consenziente (come dice la dottoressa Silvana De Mari) avrebbero cambiato corridoio, idea, ricerche su Google.

Non più “fino a che settimana si può abortire”; “l’aborto è pericoloso?”, “posso fare l’epidurale?” ma consigli sul parto in acqua o sull’allattamento. Sulla possibilità di darlo in adozione restando anonime. Chissà quante, incoraggiate a pensare alla verità, ovvero che lasciato crescere quel piccolo essere era senza dubbio destinato ad assomigliare a qualcun’altro e a camminare, parlare, sfiancare genitori e nonni, chissà quante avrebbero con sollievo stornato l’attenzione verso la smaniosa domanda: “Maschio o femmina?”

 

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni