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C’è un legame strettissimo tra anticoncezionali e aborto

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In UK 1 aborto su 4 nel 2016 è stato richiesto da donne rimaste incinte nonostante l’uso della pillola anticoncezionale

Come siamo arrivati a taggare come contenuto relativo alla salute e al benessere una strage di figli?

Eppure è così. Se l’atto sessuale è pratica che afferisce al benessere e alla salute riproduttiva (e non è più gesto intero, atto umano che implica anche la procreazione); se la persona è sinonimo di individuo, se il paralogismo dell’autodeterminazione assoluta è diventato legge scritta e ripetuta da decenni da tutti gli occidentali, allora sì, l’aborto è atto esatto (perché lo si esige!), ancora vagamente considerato poco desiderabile ma sempre più sdrammatizzato dentro la performance-vita. All’interno dell’esperienza esistenziale, dell’adulto, è chiaro.

L’aborto, lo sterminio degli esseri più deboli e non nocenti – lo dico così perché innocenti ormai sembra un’espressione sentimentale e vacua- e compiuto in modo intenzionale e non in preda all’ira o alla disperazione è il gesto più crudele e turbatore di pace che si possa concepire, come diceva meglio di tutti Santa Teresa di Calcutta.
(Anzi, mi correggo. Una più o meno conclamata disperazione muove sicuramente molte donne e non possono essere criminalizzate).

Certo, fa meno effetto, un aborto, soprattutto se non lo guardiamo! Impressiona meno di un neonato lanciato vivo dalla finestra del terzo piano; non sconvolge le viscere perché i bambini sono chiamati feti e i feti sono estratti quasi sempre morti quindi silenziosi, oppure a pezzi, e va da sé che l’idea di bambino un poco si perda; oppure sono lasciati morire in scatole di metallo, ma soli e presumibilmente a porte chiuse. Chi ha tempo e pelle sufficientemente dura vada a leggere le modalità dell’aborto terapeutico.

È per questo che i non più così rari casi di bambini abortiti ma che si ostinano a nascere vivi e saliti all’onore delle cronache, nonostante tutta la pece di reticenze e straniamenti linguistici rovesciata lungo le mura della nostra (in)civiltà, hanno suscitato scalpore, turbamento e io credo anche un certo segreto sollievo. Non ce la facciamo più, non reggiamo più, umanamente, a tacere di questo orrore, ripetuto, normalizzato, proceduralizzato.

Ricordate quel bimbo con la sindrome di Down abortito alla 23 settimana e lasciato morire sul tavolo operatorio? Ricordate la notizia delle sue urla che hanno agghiacciato medici, infermieri, uomini e donne? È successo in Polonia, a Varsavia, Ospedale Sacra Famiglia.

O il racconto di altri aborti di bimbi che sopravvivono per ore e ore? O l’orrore che non in pochi abbiamo provato al pensiero del cosiddetto aborto a nascita parziale che la candidata Democratica Usa inventariava tra le sue proposte programmatiche?

Insomma, in sintesi, pare che gli anticoncezionali considerati più sicuri funzionino, ma non sempre.

Pare anche confermato da questo dato (1 aborto su 4 viene richiesto da donne che usano pillola o anello vaginale, in UK) che l’aborto sia vissuto proprio come un anticoncezionale ex post e che il nesso tra uso di anticoncezionali, gravidanze indesiderate e aborto  stesso sia per questo strettissimo.

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