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Che cosa succede davvero nella preadolescenza?

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Gilberto Gobbi - pubblicato il 03/08/17

Già il preadolescente, con le sue modificazioni e con i suoi comportamenti ha un grande “pregio”, quello di interrogare gli adulti sul loro comportamento, sulla loro coerenza, sulla relazione che i due genitori hanno tra di loro, sul processo educativo. Ciò si accentuerà con l’adolescenza; nel frattempo, però, egli sembra avere questa caratteristica, che non sempre viene letta attentamente e con serenità dagli adulti. Di fronte ad un suo disadattamento scolastico, familiare e sociale, è più facile, più assolutorio per gli adulti, attribuire tale comportamento alla struttura della sua personalità o trovare somiglianze con parenti che nel passato sono stati tali, disadattati o accusare la società nel suo complesso o le strutture educative, nel particolare la scuola, cercando in esse, negli insegnanti, la causa del comportamento disadattato.

E’ un modo che gli adulti hanno per estraniarsi, non colpevolizzarsi, non rimettere in discussione i loro modi di relazionarsi, di comunicare, di voler bene, di comprendere, di rivedere le cose che contano.

E’ un tentativo di espellere fuori dalla famiglia ciò che crea ansia, tensione ed eventuali sensi di colpa.

L’interrogazione che il preadolescente fa agli adulti è quello di rimettere in discussione la relazione coniugale, i processi educativi, il valore attribuito alle cose e ai principi, la considerazione che si ha delle persone nella loro identità, il coinvolgimento affettivo, il senso di appartenenza al nucleo familiare.

Il preadolescente vive in un contesto familiare, che fin da quando è nato, lo permea e coinvolge con il suo clima psicoaffettivo, fatto di emozioni, affetti, comportamenti, atteggiamenti, che ogni membro del nucleo familiare ha nei suoi confronti, ma che anche la famiglia, come gruppo. Egli a sua volta ha un suo particolare modo di reagire, di relazionarsi e di atteggiarsi sia ai singoli e sia al gruppo.




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Quando arriva alla preadolescenza è stato percorso un buon tragitto di vita, durante la quale la famiglia è passata attraverso fatti e avvenimenti, che hanno inciso sulla vita dei singoli e del gruppo, come nascite di altri figli (fratello/sorella), un fratello/sorella maggiore usciti di casa (allontanamento per l’università, matrimonio, ecc.), cambiamenti di residenza, di scuola; malattie di qualche membro; morte di parenti stretti, a cui il bambino era molto legato; cambio del lavoro del padre o della madre; eventuali licenziamenti; conflitti genitoriali, più o meno risolti, ecc.

Come membro del nucleo familiare egli è stato uno degli agenti che ha contribuito a creare con il suo modo di agire e di reagire il clima relazionale.

Il passaggio dall’infanzia a alla preadolescenza lo vive portandosi dentro e dietro di sé il bagaglio psicologico ed affettivo, che ha assimilato durante gli anni precedenti. Ha imparato a reagire, a suo modo, ai comportamenti e agli atteggiamenti degli altri membri, a riconoscere gli stati umorali degli altri, a percepire il clima familiare, positivo o negativo, sereno o elettrico.

Si è fatto l’idea, perché l’ha vissuto, circa la sua collocazione dentro il gruppo; il ruolo che gli è stato attribuito: il buono, il tranquillo, il disadattato, il disobbediente, l’impegnato, il fannullone, il figlio “cocco di mamma, di papà”. In questo suo ruolo è stato confermato più e più volte sia con le parole sia con la gestualità.

Ha imparato a trovare una sua collocazione nel contesto familiare, un suo spazio, che con la preadolescenza cercherà di modificare, reagendo con atteggiamenti che non sempre sono compresi e accettati dagli altri membri. Anzi, vi possono essere delle reazioni che creano ulteriori difficoltà a questa sua ricerca di ricollocazione nello spazio emotivo della famiglia e di ri- modificazione del suo ruolo.

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adolescentieducazione
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