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Guida di viaggio per maniaci del controllo: meglio la meraviglia del pellegrinaggio!

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Dal magazine online alle poesie di Baudelaire e Montale, agli aforismi di S. Agostino. Un viaggio nel viaggio

Pagina web di Vanity Fair. Scorro la homepage tra consigli dell’ultimo minuto per lo shopping, look terribili da evitare, prevedibili quanto ardui e sensati elisir di lunga vita (mangiare sano e fare movimento); arrivo alle Vanity Stars. Al centro Daria Bignardi e un titolo, con un suo mordente. Forse trova appiglio anche in una mia reminiscenza giovanile.

Vacanze terribili? Aspettiamo l’imprevisto che ci ricordi chi siamo davvero.

L’ho letto con sincera attesa, invece mi è dispiaciuto averlo trovato quasi subito pretestuoso e presuntuoso. Inizia così:

“Hanno tutti paura delle vacanze ma rinunciarvi è impossibile. Eppure qualcosa di inatteso potrebbe dare un senso anche a questa estate”.

Ma non è vero! Tutti chi? Perché tutti (e non lei sola o il suo entourage, per esempio) dovremmo averne paura? Non è una delle più classiche interpretazioni per generalizzazione o semplificazione o meglio un’estensione di ciò che prova l’autore sui suoi indifesi lettori?

Non vorrei risultare pedante ma nemmeno la seconda affermazione è vera: impossibile rinunciarvi? Ma se per milioni di persone è impensabile concepirle! Per migliaia di famiglie o giovani o anziani è impossibile trovare le risorse per concedersi anche una piccola trasferta.

I dati che si reperiscono facilmente in rete oscillano tra i 32 e i 38 milioni; è questo il numero degli italiani che andranno in vacanza, quasi tutti all’interno dei confini nazionali. Comunque poco meno della metà degli italiani non ci va, in vacanza. E non credo che sia per tutti una scelta di distacco sdegnoso da queste abitudini nazional-popolari.

E anche le paure elencate una dietro l’altra con ritmo studiato e furbo sono piuttosto esclusive. Solo una certa fascia di persone può permettersi questi timori. Bersaglio facilissimo di questo svagato, impigrito sguardo di disapprovazione, manco a dirlo, la famiglia.

Secondo la Daria nazionale la famiglia, ogni famiglia sarebbe terrorizzata all’idea di passare del tempo tutt’insieme anziché restare “felicemente lontani” come scuola, lavoro, impegni ci costringono a restare durante l’anno. E così, disgustandosi e autocommiserandosi, senza darlo troppo a vedere, la giornalista ci trascina alla non troppo attesa, ormai, svolta positiva. Quella che, indicata già per allusione nel titolo, ci fa pensare al grande Eugenio Montale e alla sua poesia Prima del viaggio.

“Un imprevisto è la sola speranza”, dice Montale, poi non resiste forse alla vertigine dell’attesa e rientra subito nelle carreggiate ciniche del moderno con l’ultimo verso “ma mi dicono che sia una stoltezza dirselo”. Ecco, la Bignardi, penna e mente meno affilate del Montale, e con una disperazione più sciatta e standard perché lei vuol salvare solo la vacanza e non la vita, decide di chiudere il suo contributo web con una sferzata di maggiore speranza.

Dice anche lei che basterebbe un imprevisto, che è proprio quello che ci serve. Che ci basterebbe poco. E che in fondo ci vogliamo così bene: “Qualcosa che sfugga al nostro controllo, ci ricordi chi siamo, che cosa vogliamo veramente, perché in fondo ci vogliamo così bene”.

Ora capisco bene che accostare Montale e la Bignardi su un tema così non sia proprio un’azione meritoria e aggiungo che ora vorrei fare un ulteriore temerario passo.

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