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12 invenzioni e scoperte fatte da gesuiti che non vi aspettavate

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Jean Elizabeth Seah - pubblicato il 01/08/17

Qualcosa a cui pensare mente state seduti sotto l'ombrellone sorseggiando un gin tonic

Se non fosse per la Compagnia di Gesù non ci godremmo alcuni oggetti fondamentali dati per scontati nel mondo moderno. Gli accademici gesuiti e i loro fratelli missionari globetrotter hanno offerto un contributo significativo non solo nel campo dell’astronomia, della sismologia, della matematica e della tecnologia, ma anche in quello del teatro, della botanica, della medicina e della cucina internazionale.

1. Il calendario

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Cristoforo Clavio, S.J. (1538–1612), era un noto matematico e astronomo tedesco che modificò la proposta iniziale di Luigi Giglio per il calendario gregoriano, il calendario civile accettato a livello internazionale che usiamo oggi, promulgato nel 1582 da Papa Gregorio XIII.

2. L’ipertesto

L’italiano padre Roberto Busa, S.J. (1913–2011), è stato il pioniere della linguistica computazionale. Mentre stava studiando gli scritti di San Tommaso d’Aquino convinse il fondatore dell’IBM, Thomas J. Watson, che i computer potevano essere usati non solo per i numeri, ma anche per il testo.

3. La selenografia moderna

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Steve Jurvetson / Flickr / CC

L’astronomo italiano Giovanni Battista Riccioli, S.J. (1598–1671), e il matematico e fisico Francesco Maria Grimaldi, S.J. (1618–1663), pubblicarono una selenografia su Almagestum Novum (1651) mappando crateri, montagne e altri elementi della luna, il che gettò le basi per la moderna nomenclatura lunare.

4. Calcoli matematici

Jean Charles de La Faille, S.J. (1597–1652), era un matematico fiammingo. Nel suo libro Theoremata de centro gravitatis partium circuli et ellipsis (1632) determinò il centro di gravità del settore di un cerchio. André Tacquet, S.J. (1612–1660), era un altro matematico fiammingo la cui opera gettò le basi per la scoperta del calcolo.

5. La botola

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Navidim / Shutterstock

Nelle loro scuole del XVI e XVII secolo i gesuiti scrissero e diressero opere teatrali, e si ritiene che un insegnante gesuita del XVII secolo abbia inventato la botola. Si dice che i gesuiti abbiano anche perfezionato le tende usate nei teatri.

6. Tempura

Quando i missionari gesuiti portoghesi arrivarono in Giappone nel XVI secolo, iniziarono a friggere i gamberi quando si astenevano dalla carne nei Quattro Tempora, un’antica osservanza cattolica corrispondente alle quattro stagioni. “Tempura” deriva dalla definizione latina Quatuor Tempora, “le quattro stagioni”. In un moto di giustizia poetica (o di ricompensa divina?), Tokugawa Ieyasu, lo shogun che diede il via alla persecuzione dei cattolici, morì per indigestione di tempura.

7. Il tè gesuita

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Eugenia Lucasenco/Shutterstock

A metà del XVII secolo i gesuiti “addomesticarono” la pianta del mate in Sudamerica, producendo una bevanda nota come l’“elisir dei gesuiti”, o “tè gesuita”. Probabilmente stavano cercando di salvare la popolazione locale dalla piaga dell’alcolismo. Per molti anni questo forte tè alle erbe venne bandito. Consumarlo comportava la pena della scomunica.

8. Frutto della passione / Passiflora

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Lukas-Gojda-Shutterstock

I gesuiti spagnoli chiamarono la passiflora, o “fiore delle cinque ferite”, così per via della Passione di Cristo. Si riteneva che:

* Le foglie appuntite rappresentassero la Lancia Sacra.
* I viticci rappresentassero le frustate della flagellazione di Cristo.
* I dieci petali e i sepali rappresentassero i dieci apostoli fedeli (tranne San Pietro il rinnegatore e Giuda il traditore).
* I filamenti radiali del fiore, che possono essere più di cento e variano da fiore a fiore, rappresentassero la corona di spine.
* L’ovario a forma di calice con il suo ricettacolo rappresentasse un martello o il Santo Graal.
* I 3 stigmi rappresentassero i 3 chiodi, e le 5 antere sotto di loro le 5 ferite (quattro dei chiodi e una della lancia).
* I colori blu e bianco dei fiori di molte specie rappresentassero il Paradiso e la purezza.

Da quell’epoca al fiore sono stati dati dei nomi collegati a questo simbolismo in tutta Europa. In Spagna è noto come espina de Cristo (“spina di Cristo”), mentre tra i nomi tedeschi figurano Christus-Krone (“corona di Cristo”), Christus-Strauss (“bouquet di Cristo”), Dorn-Krone (“croce di spine”), Jesus-Leiden (“Passione di Gesù”), Marter (“Passione”) o Muttergottes-Stern (“Madre della stella di Dio”).

9. Camelie e Strychons ignatii

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Nick Pecker / Shutterstock

Il botanico svedese Carlo Linneo, che ha elaborato il nostro sistema moderno di nomenclatura degli organismi, ha dato il nome alla camelia da un fratello gesuita, Georg Josef Kamel, S.J. (1661–1706), che trascorse la sua vita documentando piante e animali nelle Filippine come parte della sua pratica medica e farmaceutica. Scoprì le proprietà curative dello Strychnos ignatii, oggi fonte di stricnina. Linneo rimase così colpito dall’opera di fr. Kamel che cambiò il nome del genus Thea in Camelia. Questo genus include gli arbusti da cui deriva il tè.

10. Chinino (corteccia gesuita)

I gesuiti spagnoli missionari in Perù nel XVII secolo impararono dai nativi che la corteccia della cinchona poteva curare la malaria. I gesuiti la portarono in tutto il mondo, curando l’imperatore del Giappone. Oggi è usata anche nell’acqua tonica, e quindi grazie ai gesuiti abbiamo il gin tonic.

11. Il megafono

Athanasius Kircher, S.J. (1602–1680), era uno studioso del Rinascimento tedesco che fu uno dei primi a osservare i microbi con un microscopio. Teorizzò che la peste bubbonica venisse diffusa da micro-organismi infettivi. Come se non fosse abbastanza impegnato a scendere nei vulcani, sopravvivere ai naufragi e combattere la peste, Kircher inventò anche orologi, robot e il primo megafono.

12. L’ombrello

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© Mazur/catholicnews.org.uk

Parasole e ombrelli vennero introdotti in Francia e Inghilterra nel XVII secolo dai gesuiti che avevano visitato l’Asia. Il 22 giugno 1664 lo scrittore inglese John Evelyn menzionò nel suo diario una collezione di padre Thompson, S.J., che era stato in Cina e in Giappone. Tra i manufatti c’erano “ventagli come quelli che usano le nostre signore, ma molto più grandi, e con manici lunghi, stranamente intagliati e pieni di caratteri cinesi” – i parasole.

E allora, la prossima volta che vi metterete sotto un ombrellone mentre sorseggiate un gin tonic, sgranocchiate tempura e frutto della passione e navigate in Internet, ricordate Sant’Ignazio e la sua Compagnia di Gesù, che ha dato un forte contributo alla nostra conoscenza, ai nostri piaceri e al nostro comfort – Ad maiorem Dei gloriam, tutto per la maggior gloria di Dio.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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