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Test di Papa Francesco per le vacanze: sai riposare?

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AFP Photo / Tiziana Fabi

Papa Francesco indossa un cappello regalatogli da un bambino in Piazza San Pietro dopo le sue udienze speciali per il Giubileo il 18 giugno 2016. Il Pontefice ha accolto altri nove richiedenti asilo siriani a Roma due mesi dopo aver portato un altro gruppo via dalla Grecia sul suo aereo personale, ha affermato il Vaticano il 16 giugno 2016. L'ultimo gruppo era vissuto in un campo di transito nell'isola greca di Lesbo dopo un viaggio pericoloso in mare dalla Turchia. / AFP PHOTO / TIZIANA FABI

Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 31/07/17

Saper lavorare eleva la nostra dignità, saper riposare è divino...

La domanda che ci fa Papa Francesco in tempo di vacanze è se sappiamo riposare. In questo mese di luglio, Bergoglio è in vacanza a modo suo: poco ozio e niente viaggi. La Casa Santa Marta, la residenza in cui vive in Vaticano, è il suo rifugio dalla canicola e dal sole dell’estate romana. Lì continuerà a preparare testi e le sue prossime visite pastorali all’estero: in Colombia (6-11 settembre) e in Perù e Cile (a novembre).

Un rigore gesuita presiede i suoi orari. Il Pontefice inizia la sua giornata alle 4.45 del mattino con la lettura del breviario e la meditazione. Nel resto della giornata prepara discorsi, viaggi apostolici e incontri. Fa un riposino dopo pranzo, e alle 16.45 riprende le attività. La giornata termina con la preghiera dalle 22.15 alle 22.45.

Il Papa approfitta del suo tempo ma non rinnega il riposo, che ritiene importante quanto il lavoro. Non si tratta di non far niente, ma di dare un senso alle pause quotidiane.

Papa Francesco mette in guardia dalla “tentazione di riposare in un modo qualunque, come se il riposo non fosse una cosa di Dio”. “La nostra fatica è preziosa agli occhi di Gesù, che ci accoglie e ci fa alzare”, insegna.

Nel momento di massima stanchezza, il Papa invita infine ad arrendersi a Dio, che ci rinnova nella preghiera e nella riflessione.

“Com’è difficile imparare a riposare!”, ha detto ai suoi sacerdoti, ma la cosa si applica anche alle persone sposate, single o che si destreggiano tra le tante attività.

Ecco qualche domanda che ci può aiutare a questo riguardo, dall’omelia che ha pronunciato il 2 aprile 2015. Adattiamole alla vita familiare e alla quotidianità in questo periodo estivo:

1. So riposare ricevendo l’amore, la gratuità e tutto l’affetto che mi dà il popolo fedele di Dio? O dopo il lavoro pastorale cerco riposi più raffinati, non quelli dei poveri ma quelli che offre la società dei consumi?

2. Lo Spirito Santo è veramente per me “riposo nella fatica”, o solo Colui che mi fa lavorare?

3. So chiedere aiuto a qualche sacerdote saggio? So riposare da me stesso, dalla mia auto-esigenza, dal mio auto-compiacimento, dalla mia auto-referenzialità?

4. So conversare con Gesù, con il Padre, con la Vergine e san Giuseppe, con i miei Santi protettori amici per riposarmi nelle loro esigenze – che sono soavi e leggere –, nel loro compiacimento – ad essi piace stare in mia compagnia –, e nei loro interessi e riferimenti – ad essi interessa solo la maggior gloria di Dio – …?

5. So riposare dai miei nemici sotto la protezione del Signore?

6. Vado argomentando e tramando fra me, rimuginando più volte la mia difesa, o mi affido allo Spirito Santo che mi insegna quello che devo dire in ogni occasione?

7. Mi preoccupo e mi affanno eccessivamente o, come Paolo, trovo riposo dicendo: «So in chi ho posto la mia fede» (2 Tm 1,12)?

Francesco difende il riposo che è diritto di tutti quando si lavoro, ma se la situazione è di disoccupazione, lavoro in nero, precarietà, “come si può riposare?”, ha chiesto.

“È vergognoso!”, ha dichiarato incontrando gli amministratori e gli impiegati dell’INPS in occasione del centenario della fondazione, il 7 novembre 2015.

Possiamo quindi dire che in condizioni giuste il lavoro eleva la nostra dignità, ma allo stesso tempo saper riposare è divino perché è un’occasione per avvicinarci a Dio giocando con i figli, passeggiando con il partner sulla spiaggia, condividendo un pasto con un amico o regalando un sorriso a chi ne ha bisogno.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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