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«Che storia! Sei cattolico però pure simpatico!»

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Louis Charles - pubblicato il 29/07/17

Confessare i peccati dei cristiani per far risaltare la santità di Dio

L’ostacolo principale all’annuncio di Cristo è, oggi come ieri, il nostro proprio peccato, e la forma che prende oggi è meno la violenza e l’intolleranza dei nostri padri che l’ipocrisia soddisfatta dei loro figli.

Noi diciamo di credere in Dio, ma in fondo rifiutiamo di credere ciò che Dio ci dice, e pertanto rifiutiamo di fare la Sua volontà. Quando invochiamo la Sua volontà, in effetti, lo facciamo per esaltare la nostra.

Inevitabilmente si arriva a formulare e a ratificare scelte esistenziali e politiche che sono radicalmente incompatibili con la volontà di Dio come ci viene svelata da Cristo nel Vangelo. Si rimpiazza il culto che si deve a Dio col culto della crescita. Eppure la conversione del cuore non è un’opzione bensì la via stretta ma unica che ci conduce a Dio e ci permette di realizzare la nostra vocazione di uomini…

L’adesione a Cristo è sempre una scelta personale, che implica di essere pronti ad accettare di entrare in una logica spirituale che non è la nostra e che innesca una metamorfosi del nostro essere (santificazione). Come tutte le scelte, ciò suppone di rinunciare a un certo numero di aspirazioni e di desideri, in particolare i più mondani.

Dio prende ciò che c’è di più piccolo per far risaltare la sua potenza. Dio fa tutto per noi ma niente senza di noi. Ci domanda di amarlo e di amare il nostro prossimo, ci chiede di preoccuparci anzitutto del Regno di Dio e della sua giustizia e ci promette che tutto il resto ci sarà dato in sovrappiù.

La sola domanda che riguarda veramente noi è la seguente: stiamo decidendo di credergli – e quindi di seguirlo – o no? Non è in prima istanza una questione teorica, e neppure teologica, ma una scelta personale ed esistenziale. Ogni tentativo di aggirare questa scelta è ispirato dal principe di questo mondo.

A rischio di non fare sempre la buona scelta – cadiamo spesso e siamo chiamati a rialzarci di continuo – incombe su di noi il dovere di non contraffare la natura di questa scelta.

Perché chi è preoccupato di salvare la propria vita la perderà, ma chi perde la sua vita a causa mia la troverà.

Mt 16, 25

Cristo disarma completamente quelli che pretendono di seguirlo. Devono annunciare la pace e seguire un Dio che prende in contropiede le loro pretese evidenze… e talvolta anche i loro immediati interessi categoria. Il Dio che ci annunciamo e nel quale abbiamo posto la nostra speranza è un Dio talmente buono che ha accettato di pagare per i nostri peccati, ed è lui che siamo invitati a seguire.

Certamente la nostra fedeltà a Cristo è sempre parziale e non è mai acquisita una volta per tutte. La conversione del nostro cuore è un’attività a tempo pieno nella misura in cui siamo permanentemente sottomessi alla forza di attrazione terrestre del Principe di questo mondo, e la lotta per sganciarsi definitivamente dalla sua orbita non avrà fine che all’ultimo secondo della nostra ultima ora. Quando si cerca di convertire a Cristo il proprio cuore, la propria volontà e il proprio spirito, si scopre cosa sia il moto perpetuo.

Ma per renderne testimonianza bisogna ammetterlo e tenerne conto concretamente. Ciò suppone – tra l’altro – il confessare i peccati dei cristiani per rivelare la santità di Dio e così aprire un orizzonte a quelli cui ci indirizziamo.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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Tags:
cattolicesimodialogo tra credenti e non credentitestimonianze di vita e di fede
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