Aleteia logoAleteia logoAleteia
venerdì 28 Gennaio |
San Tommaso d'Aquino
Aleteia logo
Chiesa
separateurCreated with Sketch.

«Che storia! Sei cattolico però pure simpatico!»

web3-man-friends-talk-smile-mavo-shutterstock

mavo/Shutterstock

Louis Charles - pubblicato il 29/07/17

Paghiamo per le colpe di altri, ma è prima di tutto l’annuncio di Cristo che ne soffre

Resta non meno vero che il peso schiacciante della storia grava sulle spalle dei cattolici di oggi e limita fortemente le loro possibilità di testimoniare la loro fede.

È una realtà descritta in termini immaginifici da un proverbio ebraico passato nel vocabolario comune (per quanto sempre meno comune, essendo la società francese sempre più illetterata, ma questa è un’altra storia…): «I padri hanno mangiato l’uva verde / e i denti dei figli ne sono rimasti allegati» (Ez 18, 2). In altri termini, paghiamo sempre per le colpe delle generazioni precedenti.

Per evidenti ragioni di ordine cronologico, non siamo colpevoli né dell’inquisizione né delle crociate né delle guerre di religione, eppure spesso è di questo che siamo chiamati a dare conto quando i nostri interlocutori vengono a sapere che siamo cattolici.

La tentazione di barricarci e di rifiutare di chiedere perdono è forte. Domandare perdono per i propri peccati è già una sfida non da poco – lo sperimentiamo ogni volta che ci confessiamo – figuriamoci chiedere perdono per peccati che non sono i nostri!

Eppure abbiamo il dovere di confessare questi peccati che non sono i nostri, per assicurare e rassicurare i nostri interlocutori: sì, sono dei peccati e noi non ne siamo solidali – in ragione della nostra coscienza e, ancora di più, in nome della nostra affezione a Gesù Cristo.

I cristiani sono tenuti, in effetti, ad annunciare un Dio che ha accettato di pagare con la propria vita per i peccati altrui. Gesù Cristo, l’amore incarnato concepito senza peccato, non ha commesso alcun peccato e ha riscattato da Satana l’umanità che questi deteneva prigioniera, e lo ha fatto lasciandosi trattare come il peggiore dei peccatori. Egli ha pagato personalmente nel senso più stretto e più pieno del termine. Egli non era tenuto a soffrire per salvarci dalle conseguenze dei nostri peccati.

Egli era disprezzato, e noi non ne avevamo alcuna stima.
Eppure si è fatto carico delle nostre infermità,
ha preso su di sé i nostri dolori,
mentre noi lo giudicavamo castigato da Dio, percosso e umiliato.
E invece egli è stato trafitto per i nostri peccati,
è per le nostre colpe che è stato massacrato.

Is 53, 3-5

I peccati di ieri sono stati commessi dai nostri padri e noi ne paghiamo il prezzo oggi, ma è anzitutto e soprattutto l’annuncio di Cristo che ne soffre.

Se oltre a tutto questo ci mettiamo al primo posto – sia come avvocati dei nostri padri sia come vittime innocenti di rimproveri anacronistici – ci frapponiamo tra Cristo e coloro ai quali pretenderemmo di annunciarlo.

Parliamo loro di noi o dei nostri antenati, ma non più di colui che è venuto a salvare loro e noi. Questo tipo di atteggiamento distrae i nostri interlocutori dall’essenziale: la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. La buona notizia è che

Egli stesso è vittima espiatoria per i nostri peccati, e non solamente per i nostri, ma pure per quelli del mondo intero.

1Gv 2, 2

Ecco perché la reazione peggiore consiste nello spiegare che gli episodi opachi della storia dei cristiani sono «più complicati di così» e che bisogna «rimetterli nel loro contesto storico» senza giudicarli «con la nostra mentalità di oggi».

Perché? Perché a partire dal momento in cui si cerca di attenuare l’orrore della notte di san Bartolomeo e la responsabilità morale di quanti vi si abbandonarono, allora non esiste più alcuna ragione per cui i nostri interlocutori ammettano l’orrore della strage degli innocenti e ancora meno l’ignominia della morte in croce dell’Innocente per eccellenza. Quanto a questo, l’attitudine di Ponzio Pilato era perfettamente comprensibile, a fronte del contesto politico “molto delicato”. No?

Ma la cosa peggiore sarebbe ostinarsi nel rifiuto di chiedere perdono per le colpe dei nostri antenati in nome di una solidarietà del gruppo ecclesiale che non sarebbe ordinata né alla verità né alla carità Sarebbe la quintessenza del clericalismo. Il messaggio che inevitabilmente si trasmette, in quel caso, è: «Fate quello che dico, non quello che faccio», e questo erode ogni credibilità. Ora, la forza della testimonianza dipende recta via dalla credibilità dei testimoni.

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
Tags:
cattolicesimodialogo tra credenti e non credentitestimonianze di vita e di fede
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

IT_3.gif
Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni