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La Via Crucis per Charlie Gard: come da cristiani possiamo accompagnarlo in Cielo

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Il dolore innocente e la sua potenza inerme

Quinta stazione
Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la croce

CHARLIE GARD
Instagram/Charlie's fight

 

Mentre conducevano via Gesù, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù.

Lc 23,26

 

Costretto a portare la croce dell’Innocente degli innocenti, ma non l’ho fatto: il potere dei meschini, farisei e burocrati della vita, mi ha imposto di staccarti dalla croce. Insopportabile sofferenza di chi non riesce a soffrire. Dato che non parli, continuerò a imporre il silenzio. Dovevano costringermi – fu così per Gesù – a caricarmi e chinarmi per un breve tratto nell’abbracciare il dolore, la sofferenza ma tu non parlavi, piccola croce – anche tu, come Lui, muto agnellino condotto al macello. Non ho ascoltato il tuo farfugliare, non sono riuscito a cogliere le tue richieste di vita, fino alla fine, non indotta, perché anche se breve non era la fine, ma il fine.

Sognarti è stato un dono, mi dicevi, così come fu in un sogno mia madre, chiamato ad andare a benedire un morto, alla benedizione il morto si svegliò; i parenti piangevano, ma continuarono a farlo, non per la gioia dei richiami della vita, ma per il fatto che doveva rimanere morto: tutto era stato pianificato, divisa l’eredità… il morto doveva rimanere morto; così come vogliono i burocrati dell’antivita.

Incontrai lì anche mia madre, sorpreso della sua presenza le dissi: perché sei qua? Mi rispose: per dirti di dire che noi non siamo morti, ma vivi! Che prepotenza: il potere che decide anche per me di ritirarmi in sordina, di guardare senza operare e invece dovrebbe costringermi a chinarmi sul dolore innocente, dell’innocenza. Volevo portarti sulle mie spalle per un breve tratto, perché si tratta di un lieve e leggero giogo, quello di accompagnarti fino all’ultimo respiro. Volevo sentirti spirare e tutto quello che, nella vita di Gesù, come nella tua breve vita, volevo cogliere quel che, rimasto di non detto e di non dicibile a parole, è racchiuso in quel grido, in quel vagito dopo il parto che ti portò e ti porta ora alla nuova vita. Volevo che mi costringessero a farlo, ma non è stato così. Non per farti morire, perché la morte è mia nemica.

Chi ha bisogno di cura, chi soffre, chi è senza tutela, chi è angustiato ha necessità di uomini e donne, di comunità e di pastori audaci e coraggiosi – cirenei – che sappiano guardare e chinarsi. Spero che una scheggia della tua croce mi sia rimasta infissa sulla mia spalla, per ricordarmi di tutti gli innocenti e che diventi l’eco del tuo farfugliamento: dei piccoli di Gesù che non meritano il soffocamento da parte del potere. Per la vita, solo per la vita.

(Don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’Associazione Meter) 

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