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La Via Crucis per Charlie Gard: come da cristiani possiamo accompagnarlo in Cielo

Public Domain
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Il dolore innocente e la sua potenza inerme

Seconda stazione
Gesù è caricato della croce

Charlie Gard | Facebook

I capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio» …
Allora [Pilato] lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota.

Gv, 19,6-7,16-17

Quando gli eletti di Dio sono chiamati a offrire la propria vita con il martirio del sangue, sin dall’inizio è chiaro chi è che prende la Croce. II Stazione della via Crucis del piccolo Charlie: Gesù è caricato della Croce. Dunque eri tu Gesù, e non Charlie? Come sarebbe questa cosa? Ma è stato Charlie a soffrire no? Hanno umiliato lui nel suo essere persona unica e irripetibile; sederanno e soffocheranno lui per cancellare dalla terra, pietosamente, addirittura per il suo bene ci dicono, il mistero della sofferenza. Ma Gesù in quell’ospedale non l’ha visto nessuno. Non un lancio d’agenzia, non una foto, non una notizia; e sì che Lui, il Figlio di Dio, se si fosse affacciato da quelle parti avrebbe strappato sicuro sicuro una notizia in prima pagina, una roboante apertura del Tiggì. E invece no, non ti ha visto nessuno caricare la Croce di Charlie.

Ma perché, quando sei apparso di persona duemila anni fa qualcuno ti ha riconosciuto? Solo i piccoli, i poveri, gli ultimi, i Charlie di Galilea han saputo riconoscere in te l’amore di Dio fatto carne. I grandi, i sapienti e gli intelligenti secondo la carne, quelli cioè che avevano ridotto la religione a orgoglio di razza e strumento di potere, insieme a quelli che la religione se l’erano cucita addosso facendosi chiamare dio, senza smettere di adorare idoli vani, loro no che non ti hanno reputato degno di attenzione se non per un certo fastidio generato dalle tue parole e dai tuoi gesti. E ti hanno caricato una croce addosso, perché è così che si fa con chi osa mettere in discussione la sapienza mondana. Perché così si doveva fare con Charlie, piccola pietruzza che, con la sua malattia abbracciata con tutto l’amore del mondo dal suo papà e dalla sua mamma, stava rotolando da troppo tempo incontro alle tante statue inanimate dei troppi Nabucodonosor autoproclamatisi signori incontrastati della vita e della morte dell’umanità.

Accidenti se quella pietruzza incandescente d’amore è pericolosa, tanto quanto il Rabbì di Nazaret con le sue parole inopportune e così politicamente e religiosamente scorrette. Dunque c’eri e ci sei Signore accanto a Charlie, in Charlie, e ben prima di caricare la sua croce, la tua… C’eri e ci sei perché il Padre ti aveva inviato in missione in quelle carni fragili e limpide come cristallo; «Dio, infatti, ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono». Ovvio che i sapienti tronfi di superbia luciferina, i forti dai piedi d’argilla, coloro che si illudono di essere perché gonfi di vanità non ci stessero ad essere confusi e ridotti alla realtà tragica del loro nulla. Ovvia quindi la Croce, di nuovo caricata sulle stesse spalle preparate dall’eternità e fatte carne in un bimbo inerme e indifeso.

Come Isacco caricato della legna, anche Charlie è stato eletto da sempre con i suoi genitori ad essere segno autentico e credibile che sul Monte il Signore provvede misteriosamente l’Agnello che salva e redime. Perché «questo è il segno di Dio: Egli stesso è amore. Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore. Tutte le ideologie del potere si giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione dell’umanità. Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini» (Benedetto XVI).

No, non è un caso, un ghigno tragico del destino la malattia di Charlie, come non lo è nessuna delle debolezze che rimpiccioliscono nel bisogno ogni uomo. Certo, come ogni malattia è un frammento della ferita che il peccato ha inferto alla creazione, perché Dio non ha creato la morte, entrata nel mondo a causa dell’invidia di satana. Ma proprio come accadde a Cristo, fatto malattia e persino peccato per annichilire l’una e l’altro nella sua morte e farne il grembo misterioso della sua resurrezione, anche per Charlie quella malattia non è per la morte, ma per la vita, il tabernacolo dove compiersi lo stesso Mistero Pasquale del Signore. Quella malattia, ha ferito la sua carne perché, dischiusa, potesse accogliere quella del Signore. E Charlie è diventato carne della carne di Gesù in quella malattia rarissima che, azzannando ogni centimetro della sua vita come il flagello avventatosi su quella del Signore, la preparava e plasmava per accogliere la Croce che, sola, redime il mondo. È scandaloso, è terribile e ineffabile allo stesso tempo, ma non v’era sulla terra altra carne dove la Croce del Signore potesse adagiarsi senza correre il rischio di scivolare via e rendere vano il sacrificio.

No, non è una bestemmia, ma, come scriveva Péguy, se Charlie, e i mille e mille Charlie sconosciuti al mondo ma non a Dio, sono stati eletti «è precisamente perché non hanno agli angoli delle labbra quella piega d’ingratitudine e d’amarezza, questa ferita dell’invecchiare, questa piega d’avvertimento, questa piega di memoria che vediamo a tutte le labbra». Charlie innocente nell’Innocente, invisibile Agnello che carica la Croce che schiaccia il mondo dei sapienti, dei potenti, degli illuminati dalla malizia del mentitore sin da principio. Non poteva non accadere che la Croce impossibile da portare per il mondo dei forti, dei sani, di coloro ai quali veste a pennello la qualità della vita stabilita con i parametri della vanità, fosse caricata su colui che, ultimo tra gli ultimi, debolissimo tra i debolissimi, non può neppure difendersi dai batteri infiltratisi nel suo corpo.

E Gesù in Charlie non ha opposto resistenza, muto e mite come Agnello condotto al macello l’ha abbracciata, compiendo in questa generazione impazzita perché sedotta dalla menzogna del demonio, il testacoda divino che, solo, può salvare l’umanità, convertendo il suo cammino verso l’inferno in un sentiero di speranza.  A Londra si compie di nuovo il miracolo del più piccolo che offre la sua vita per salvare chi si illude d’essere il più grande, del Servo che, caricando il fallimento e l’impotenza, redime chi si crede padrone di se stesso e della vita degli altri.

Che il Mistero di dolore e di Grazia di cui è intrisa la Croce caricata sulla carne del piccolo Charlie unito indissolubilmente al suo Fratello maggiore, sia oggi per noi una Parola che ci chiama a conversione; essa significa camminare nella Chiesa per giungere alla statura adulta della fede che fa discernere in ciascuno di noi, come nel coniuge, nei figli, nei genitori e nei fratelli di carne e di Spirito, Charlie, l’Agnello, Cristo stesso che Dio ha pensato, giorno per giorno, perché vi possa adagiare la Croce attraverso la quale aprire su questo mondo la porta della Speranza. Che Charlie ci aiuti a non dimenticare che «il prezzo della giustizia è sofferenza in questo mondo: lui, il vero re, non regna tramite la violenza, ma tramite l’amore che soffre per noi e con noi. Egli porta la croce su di sé, la nostra croce, il peso dell’essere uomini, il peso del mondo. È così che egli ci precede e ci mostra come trovare la via per la vita vera» (Card. Joseph Ratzinger).

(don Antonello Iapicca,

sacerdote missionario a Takamatsu, Giappone.

Suoi i blog I segni dei Tempi  e Vangelo del giorno)

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