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La Via Crucis per Charlie Gard: come da cristiani possiamo accompagnarlo in Cielo

Public Domain
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Il dolore innocente e la sua potenza inerme

Quattordicesima stazione
Gesù è deposto nel sepolcro

CHARLIE GARD
Instagram/Charlie's fight

 

Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!». Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia crocifisso!».

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.

Mt 27, 15-26

Siamo con te Charlie. Rimarrai con noi come il Risorto nel giorno della gioia pasquale. Gesù è vita. Lo sei anche tu. Piccolo fagotto nelle mani dei tuoi genitori ansimanti come le donne che vegliavano il sepolcro. Ci dai forza. La tua malattia diventa emozione e innalza le nostre miserie. Sei coraggio e debolezza. Specchio e vittima delle contraddizioni di un contemporaneità complessa dove il senso della vita perde per strada la sua dimensione di Assoluto. Sei il frutto dell’amore. Il tassello mancante e riempente della tua splendida famiglia. Così piccolo, così indifeso. Sei tutto questo e tanto altro. Osservarti ci provoca smarrimento come i discepoli di Emmaus increduli di fronte all’incontro con Gesù. Non capiamo. La tentazione di lasciarti andare si annida nel nostro cuore. Così come la rabbia espressa da giorni su ogni terreno della nostra relazione. Sei diventato senza volerlo il centro del nostro parlare. Tesi e antitesi. Posizioni e contrapposizioni. Sui media. Sui social network. Figura Christi o paladino di (presunte) libertà. Caro Charlie, sei solo un bambino. Bellissimo come ogni creatura creata. Come ogni figlio amato e abbracciato dal primo all’ultimo giorno. Figlio del Padre Celeste che non ha mai lasciato la tua manina. Figlio di Chris e Connie. Figlio mio e dell’umanità intera che ti guarda e prega per te. E, nonostante i disonori e gli oltraggi, il sepolcro nuovo ti aspetta. Perché ogni tuo respiro profuma di Cristo e produce molto frutto. Come quel chicco di grano da cui comincia la moltiplicazione del pane e rende il mondo migliore. Caro Charlie, oggi quel chicco sei tu.

(Massimiliano Padula, Presidente dell’AIART)

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