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La Via Crucis per Charlie Gard: come da cristiani possiamo accompagnarlo in Cielo

Public Domain
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Il dolore innocente e la sua potenza inerme

Decima stazione
Gesù è spogliato delle vesti

CHARLIE GARD
Instagram/Charlie's fight

Dal Vangelo secondo Giovanni. 19, 23 – 24

I soldati poi… presero le vesti di Gesù, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamola a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: “Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte”… E i soldati fecero così.

Gv 19,23-24

Charlie Gard muore umiliato, come umiliati sono i suoi genitori, ridotto a nulla, a mera cosa fallata di cui sbarazzarsi in fretta. La ragione? La cupidigia. Sotto la Croce, con noncuranza, i carnefici di Gesù lo spogliano delle vesti. Non hanno alcun rispetto per la dignità umana del condannato, è un oggetto da usare, a cui togliere oltre la vita anche la pudicizia nella sua essenza. Ma la tunica di Gesù è “senza cuciture”, tessuta in un solo pezzo “da cima a fondo”. Devono giocarsela a sorte.

Sembra di vederli rotolare ancora quei dadi davanti al giaciglio del piccolo Charlie. Ancora una volta l’inconsapevolezza umana si consegna ad un’aleatorietà di cui non intravede il pericolo. Uccidono Charlie Gard senza sapere quello che stanno facendo, chiusi nel loro piccolo mondo di piccoli desideri, di vesti da stracciare in quattro parti e tuniche insanguinate di cui sperare il possesso. Piccoli guadagni compiuti sul corpo di un innocente morituro, compiuti con la grettezza di chi ha lo sguardo fisso solo sul qui ed ora, per questo inevitabilmente privo d’intelligenza delle cose future.

Puntandolo all’orizzonte, invece, sarebbero capaci di scorgere finalmente una luce e dentro quella luce la grandezza del piccolo Charlie che di vesti non ha più bisogno. A spogliare Gesù delle sue vesti, a giocarsi la tunica ai dadi, a umiliarlo privandolo di ogni dignità, sono i maschi che presidiano l’esecuzione. Le donne, ai lati del quadro, piangono. La salvezza è nelle lacrime della madre di Charlie, delle tante madri che oggi empatizzano con quella donna, immagine della Vergine Maria ai piedi della Croce. Le donne no, le mamme no, loro non potrebbero mai. La luce è nel prossimo neonato a cui una femmina darà nascita e nudo nascerà, senza vesti di cui essere spogliato. Lo chiameremo Charlie.

(Mario Adinolfi, direttore de La Croce quotidiano)

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