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La vera storia della “foto coi buddisti” di padre Sosa, tra focolarini e riti cinesi

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Il generale dei gesuiti seduto tra un'ottantina di bonzi con le mani giunte e lo sguardo raccolto: è la dissoluzione della Compagnia o precisamente il carisma ignaziano di «cercare e trovare Dio in tutte le cose»? Ne parliamo con padre Cinto Busquet

Cerchiamo di alleggerire, in chiusura: consideriamo il “buddismo pop”. Le faccio due citazioni di due canzoni. Vorrei che lei me ne facesse un rapido commento.

[io dico addio] alle magie di moda delle religioni orientali
che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero.

(F. Guccini, Addio)

Lezioni di nirvana,
c’è il Buddha in fila indiana,
per tutti un’ora d’aria,
di gloria.

(F. Gabbani, Occidentali’s Karma)

Che glie ne pare?

Sì, sono versi che cercano di ridicolizzare certi atteggiamenti. Il fatto è che in genere nel mondo occidentale, in questi ultimi decenni, senza avere una base teoretica profonda, certe persone anche con delle esigenze spirituali di ricerca, hanno preso queste culture senza essere sufficientemente coscienti di ciò che c’è dietro – come visione del mondo, come interpretazione della realtà. Secondo me sono tutti fenomeni che denotano una non sufficiente profondità di approccio al fatto religioso.

Questa vulgata occidentale del buddismo è nota, in Oriente? Come viene vista?

Bah, guardi, anche lì dipende: i monaci o le associazioni buddiste, così come anche i Lama tibetani, sanno bene che il buddismo “vende”: per questo si aprono centri in questi Paesi per accogliere occidentali in cerca di esperienze religiose orientali. Le persone un po’ più lontane – tenga presente che il Giappone oggi è molto secolarizzato – no, non se ne accorgono neppure. La maggior parte delle persone non ha una tale sensibilità culturale-religiosa.

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