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La Chiesa fabbrica pedofili nei seminari? Rispondiamo al Fatto Quotidiano con don di Noto

Giovanni Marcotullio - Aleteia Italia - pubblicato il 25/07/17

Non è la denuncia tout court che ci interessa: s’immagini quanto abbiamo denunciato noi in 30 anni di attività nel settore… La denuncia permette anzitutto di fermare il male, per quanto ciò sia possibile, e il nostro pensiero deve andare prima di tutto alle vittime, la nostra azione dev’essere volta a far sì che non si sentano sole; poi permette di indicare dei percorsi di recupero, anche per i pedofili. Chiaro: ci vogliono un giusto processo e, se si acclara la reità, anche una congrua pena. In caso il condannato sia un prete, non dovrebbe più esercitare il ministero, e purtroppo non siamo ancora tutti unanimi su queste linee. Cose che appaiono secondarie, ma sono invece di fondamentale importanza. Anche una società con un relativismo acre e una erotizzazione eccessiva perfino del bambino ci porta ad abbassare la soglia di guardia: ecco allora che scattano degli elementi – perché l’erotismo, se non educato e aiutato, diventa facilmente perversione (e non a caso il DSM 5 vi dedica ampio spazio) – che portano alla “normalizzazione” del fenomeno.

Quindi bisogna avere una capacità educativa responsabilizzante, però ovviamente la società, la mondanità, la cultura, la cosiddetta “normalizzazione” producono i propri effetti. Si pensi a come classifichiamo certe notizie: «Branco stupra una dodicenne» – «Beh, è una ragazzata…». E quando noi denunciamo casi di abuso su neonati nessuno reagisce: non si reagisce per paura? Di cosa non l’ho capito… Ma ecco, molte volte anche questo silenzio favorisce la normalizzazione. Ed è quello che non dovrebbe accadere.

Capisco benissimo, difatti l’ultima domanda che avevo preparato riguarda appunto la “normalizzazione”…

Don Fortunato Di Noto: Quanto a questo posso garantire che c’è un forte, forte, fortissimo movimento… chiamiamola “lobby” – io uso questa parola da vent’anni – e intendiamo con ciò gruppi, persone, realtà che si associano, fanno opinione, avanzano proposte legali, raccolgono fondi e muovono capitali… il tutto al fine di sdoganare il concetto per cui nulla ci sarebbe di male quando adulti si innamorano di bambini.

Si presentano casi di diciottenni o di ventenni che s’innamorano di bambine di otto anni… e poi ci troviamo da un lato a fare campagne contro le spose bambine e dall’altro ammettiamo che un diciottenne può avere una relazione con una bambina di otto anni.

Ecco, ma se allora posso dettagliare meglio la domanda direi che si ha talvolta l’impressione che “il mondo” soffra di amnesie selettive, per quanto riguarda la pedofilia: la durezza che (giustamente) usa col clero pedofilo non trova riscontro quando si dà il caso di Mario Mieli o di certe ambigue dichiarazioni di noti politici già comunisti. Va bene l’anticlericalismo (diciamo così), ma secondo lei perché la pedofilia di certi teoreti viene quasi sempre passata in sordina o guardata con una certa indulgenza?

Don Fortunato Di Noto: Ma Mieli e l’ex governatore sono ormai superati. Spero di non risultare sconcertante, ma queste espressioni da loro rilasciate negli scorsi decenni – e mai ritrattate, almeno nel caso del politico (Mieli le scrisse in libri, non c’è niente di più esplicito e cosciente) – sono ormai superate e supportate da migliaia e migliaia di realtà pedofile che avanzano la normalizzazione e la giustificazione dell’orientamento pedofilo.

Il loro scopo è dichiarare la pedofilia un orientamento, non una perversione: di conseguenza non ci sarebbe niente di male nell’avere relazioni tra adulti e bambini. Hanno stabilito la “giornata dell’orgoglio pedofilo”, di cui ormai nessuno dice nulla, nessuno neanche reagisce… l’ultima è stata fatta il 21 giugno scorso, meno di un mese fa… questi signori raccolgono fondi, hanno contatti con migliaia e migliaia di singoli o gruppi o di veri e propri movimenti internazionali.

Pur avendo noi una legislazione comunitaria che proibisce la promozione e l’apologia della pedofilia (anche attraverso l’internet) – Meter fu promotrice della norma italiana, disgraziatamente disattesa da noi e in Europa –, dall’altra parte ci sono tanti agenti culturali e politici o parapolitici, alimentati e orientati da lobbies sessualizzate che vogliono far passare queste cose.

Sono liberamente accessibili sul web dei portali nient’affatto illegali che pubblicizzano e rivendicano questi “diritti” come Boylinks.net. In tutto il mondo: non c’è Paese al mondo in cui nessuno avanzi la normalizzazione della pedofilia.

Questo impone delle serie riflessioni, cui conseguentemente dovrebbero succedere adeguate azioni. In questo scenario, se usiamo la gravissima piaga della pedofilia come un’arma da usare contro la Chiesa abbiamo perso tutti quanti, a cominciare dai bambini.

La soluzione non sta nella burocratizzazione del fenomeno: la burocrazia non ha mai salvato un bambino né recuperato un pedofilo. Alle volte anche nella Chiesa la ricerca di un “coordinamento forzato dei carismi” rischia di essere più d’intralcio che d’aiuto: la nostra parte, con Meter, la facciamo ogni giorno – abbiamo recuperato 1.400 bambini, abbiamo denunciato 3 milioni di siti pedopornografici… stiamo in trincea e mettiamo le mani dentro al dolore.

Non cerchiamo pubblicità, ma riconosciamo il ruolo fondamentale dell’informazione. Grazie mille ad Aleteia di essere così sensibile riguardo a un problema tanto drammatico.

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