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Le spese per un processo di nullità matrimoniale sono veramente così insostenibili?

MASSIMILIANO MIGLIORATO PP
November 04,2013 :Meeting of inauguration of the judicial year of SACRA ROTA
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A colloquio con l'avvocato rotale Alessia Gullo

Quello della nullità del proprio matrimonio e della dolorosa – ma a volte necessaria – certificazione di questo fatto è spesso aggravato, nei cuori e nelle menti dei fedeli che sanno di doversi rivolgere all’avvocato e al Tribunale ecclesiastico anche dall’aggravio dei costi, da molti ritenuti – forse in maniera un po’ mitologica – come proibitivi quando in realtà è forse vero il contrario. Come vedrete nell’intervista le spese sono pressoché fisse, quindi fatti salvi coloro che non possono pagare affatto, non c’è proporzione tra il ceto medio, il benestante e il ricco, pagando più o meno tutti la stessa cifra.

La nullità, non ci stancheremo mai di dirlo, non è affatto il “divorzio cattolico”, e come – dice la nostra intervistata – è sempre auspicabile evitare questa rottura, più che semplificarla o renderla più rapida. Di recente Papa Francesco ha messo mano ad una riforma del codice di diritto canonico su questo punto, tramite il Motu Proprio noto come Mitis iudex dominus Iesus. Per approfondimenti sul tema:

Per fare chiarezza Aleteia ha contattato l’avvocato rotale Alessia Gullo che ha accettato a rispondere, con dovizia di particolari alle nostre domande.

Aleteia: Avvocato, chi si rivolge a lei per affrontare un processo di nullità matrimoniale?
Avv. Alessia Gullo: Tenendo conto che non ci sono statistiche ufficiali in merito, direi che le persone che intraprendono un processo di nullità matrimoniale siano piuttosto eterogenee, con una prevalenza di uomini laddove si assista ad un vero contenzioso (cioè con la parte convenuta costituita). Se infatti il “genere” ha poca rilevanza nella figura del cosiddetto “attore”, è noto che siano le donne quelle più “agguerrite” – per così dire – nella opposizione a tale istanza. Dal punto di vista socio-economico c’è una grande varietà, dovuta principalmente ai diversi sistemi di patrocinio in vigore presso i tribunali ecclesiastici.

Per quanto riguarda la pratica religiosa e più in generale i veri motivi che stanno alla base della richiesta di nullità di matrimonio, il discorso è più complesso:

  • dall’analisi delle cause rotali risulta che le parti attrici di Irlanda, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia (o gli sparuti casi delle terre di missione) sono mosse generalmente – almeno per la mia lunga esperienza – dal desiderio di una più piena partecipazione alla vita ecclesiale;
  • negli Stati Uniti c’è invece un problema per così dire culturale, tanto che spesso anche i tribunali ecclesiastici usano l’errata espressione “catholic divorce“. In questi casi è consuetudine chiedere la dichiarazione di nullità di matrimonio in caso di matrimonio fallito;
  • in Libano vigono ancora gli Statuti Personali e quindi per i cattolici non c’è possibilità di divorzio, ma solo, ove ne ricorrano i presupposti, la dichiarazione di nullità di matrimonio

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