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Sulla questione Ratisbona, il cardinal Müller si difende

Lucandrea Massaro - Aleteia Italia - pubblicato il 25/07/17

Ma il cardinale tedesco, è stato di recente anche al centro di mormorazioni legate alla fine del suo mandato come Prefetto della Dottrina della Fede. C’è chi ha voluto vedere un nesso tra la chiusura del rapporto fiduciario tra lui e Papa Francesco, e il Rapporto su Ratisbona magari anticipato dalla diocesi tedesca al Pontefice. Sia nell’intervista al Corriere che in una a Matteo Matzuzzi del Foglio, il porporato smentisce categoricamente che ci possa essere un qualsiasi nesso e spiega le sue posizioni circa Amoris Laetitia e la discussione generata da alcuni cardinali circa il testo, respingendo l’idea che si possa essere cardinali e contemporaneamente contro il Pontefice:

Comprende le ragioni che hanno portato i cardinali Burke, Brandmüller, Caffarra e il defunto Meisner a presentare al Papa cinque dubia sull’esortazione? “Io non comprendo il motivo per cui non si avvii un dialogo con calma e serenità. Non capisco dove siano gli ostacoli. Perché fare emergere solo tensioni, anche pubbliche? Perché non organizzare una riunione e parlare apertamente su questi temi, che sono essenziali? Fino a oggi ho ascoltato solo invettive e offese contro questi cardinali. Ma questo non è né il modo né il tono per andare avanti. Noi siamo tutti fratelli nella fede e io non posso accettare discorsi sulle categorie ‘amico del Papa’ o ‘nemico del Papa’. Per un cardinale è assolutamente impossibile essere contro il Papa. Cionostante – prosegue l’ex prefetto del Sant’Uffizio – noi vescovi abbiamo il diritto direi divino di discutere liberamente. Vorrei ricordare che nel primo concilio tutti i discepoli hanno parlato in modo franco, favorendo anche controversie. Alla fine, Pietro ha dato la sua spiegazione dogmatica, che vale per tutta la Chiesa. Ma solo dopo, al termine di una lunga discussione animata. I concili non sono mai stati raduni armoniosi”. Il punto è se Amoris laetitia rappresenti o meno una forma di discontinuità rispetto al magistero precedente. E’ così o no? “Il Papa – dice Müller – tante volte ha dichiarato che non c’è un cambiamento nella dottrina dogmatica della Chiesa, e questo è evidente, anche perché non sarebbe possibile. Francesco voleva attrarre di nuovo queste persone che si trovano in situazioni irregolari rispetto al matrimonio, cioè come farli avvicinare alle fonti della grazia sacramentale. Ci sono i mezzi, anche canonici. A ogni modo, chi vuole ricevere la comunione e si trova in stato di peccato mortale deve ricevere sempre prima il sacramento della riconciliazione, che consiste nella contrizione del cuore, nel proposito di non peccare più, nella confessione dei peccati e nella convinzione di agire secondo la volontà di Dio. E nessuno può modificare questo ordine sacramentale, che è stato fissato da Gesù Cristo. Possiamo semmai cambiare i riti esterni, ma non questo nucleo sostanziale. Ambiguità in Amoris laetitia? Può darsi e non so se siano volute. Se ci sono, le ambiguità hanno a che vedere con la complessità della materia e della situazione in cui si trovano gli uomini di oggi, nella cultura in cui sono immersi. Quasi tutti i fondamenti e gli elementi essenziali, oggigiorno, per popolazioni che superficialmente si definiscono cristiane, non sono più comprensibili. Da qui – aggiunge il cardinale – nascono i problemi. Noi abbiamo avanti due sfide, prima di tutto: chiarire qual è la volontà salvifica di Dio e interrogarci sul modo di aiutare pastoralmente questi nostri fratelli a camminare lungo la via indicata da Gesù” (Continua a leggere su Il Foglio, 21 luglio).
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cardinal muller

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