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Così un vescovo ha salvato duemila musulmani

Sudanese refugees

Photos: EU/ECHO/Anouk Delafortrie

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 24/07/17

In una città della Repubblica Centrafricana, martoriata dalla guerra civile, monsignor Aguirre ha trasformato il recinto della cattedrale in un campo profughi

Duemila musulmani disperati, fuggono in preda al panico dalle loro case assaltate dalle milizie anti-Balaka. Siamo a Bangassou, una città a sud della Repubblica Centrafricana, ai confini con il Congo, dove gli echi della guerra civile sono ancora più violenti che in altre zone del Paese.

IN FUGA DALLE LORO CASE

Le milizie – che si definiscono cristiane e si sono formate nella Repubblica Centrafricana dopo l’ascesa al potere di Michel Djotodia nel 2013 – rastrellano ogni abitazione a caccia di musulmani. L’obiettivo è di catturarli e ucciderli. Già la metà della popolazione si è rifugiata nella vicina Repubblica Democratica del Congo.

L’IDEA DI MONSIGNOR AGUIRRE

Ma per queste duemila persone non c’è scampo. Non sono nelle condizioni di fuggire verso il confine. E allora l’unica via di salvezza gliela tende Monsignor Juan José Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou. Li fa rifugiare tutti nel recinto della cattedrale della città, protetta dai militari marocchini della MINUSCA (Missione ONU in Centrafrica).

SCONTRI CONTINUI

E ora sono lì, nell’attesa che il clima diventi meno pesante. Un obiettivo tutt’altro che semplice. Tra milizie “cristiane” anti-Balaka e musulmani la situazione è degenerata da mesi. Gli scontri sono continui. E anche tra le stesse bande di musulmani il caos è altissimo.

RAPIMENTO E RAPPRESAGLIA

Basti pensare a quello che è accaduto dalla scorsa settimana. «Tutto è iniziato venerdì 21 luglio, quando gli anti-Balaka hanno rapito una giovane musulmana incinta», dice Monsignor Aguirre a Fides (24 luglio). «In risposta al rapimento, una quindicina di giovani musulmani estremisti hanno sequestrato due operatori umanitari della Caritas con le loro famiglie, circa una trentina di persone.

Per questi estremisti non c’è differenza tra anti-Balaka e operatori cattolici: secondo loro sono tutti cristiani e in quanto tali vanno repressi.

ASSALTO ALLA CATTEDRALE

Allora è intervenuta la MINUSCA, che ha reagito liberando queste persone. »Il gruppo di estremisti – aggiunge il vescovo – ha replicato attaccando la Cattedrale, che ha subito gravi danni materiali, cercando di darle fuoco. Per fortuna non ci sono riusciti».

Il paradosso è che la Cattedrale è stata assaltata nonostante al suo interno ci siano altri musulmani al riparo.

L’IMPEGNO DI MINUSCA

Il clima, insomma, è incandescente. «La MINUSCA cerca di controllare la situazione mandando pattuglie nelle strade che sparano colpi d’avvertimento in aria che però provocano il panico tra la popolazione; alcune persone sono morte d’infarto, mentre altre sono rimaste ferite dai colpi vaganti», riferisce il Vescovo.

LA MINUSCA in un comunicato ha affermato d’impegnarsi per catturare questo gruppo di giovani radicali che sta mettendo in pericolo il resto della comunità musulmana.




Leggi anche:
Con I Perseguitati – Reportage dalla Repubblica Centrafricana

Tags:
guerra civilerepubblica centrafricanavescovo
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