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Speechless. Una serie americana che ha davvero qualcosa da dire

SPEECHLESS

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Paola Belletti - Aleteia Italia - pubblicato il 24/07/17

I fratelli sono affiatati senza smancerie, piuttosto litigiosi e competitivi. J.J è affettuoso con loro particolarmente dopo l’anestesia – quindi raramente! (è un ragazzo che deve affrontare spesso interventi. È così quando c’è una malattia cerebrale o altre patologie sindromiche. E lui le affronta. Si abbatte, si riprende. Anche il personale medico è rappresentato in modo mirabile. Caloroso, presente, competente).

La relazione tra i genitori, tra marito e moglie, è rappresentata in modo ricco e significativo: sono innamorati, spesso stanchi morti. Fingono che non interessi più loro l’aspetto passionale fatto di gelosia e attrazione irresistibile, parlano di maturità, di piccole gioie, di intesa profonda, ma non appena si presenta l’occasione Jim assesta un notevole gancio ad un malinteso rivale. Sono dediti ai figli ma senza esagerare. Deludono aspettative, mancano appuntamenti, vivono l’affanno di una famiglia della classe media americana che deve lottare di più delle altre.

La televisione può fare molto rispetto al costume. Lo vediamo nelle cose negative, certo. Ma lo può anche nel positivo costruendo, proponendo storie belle. No, non vincenti. Non di successo. Buone, normali, che ci rappresentano e insieme propongano modelli.

Perché lungi dall’essere agiografica, questa rappresentazione, mostra persone colpite dalla malattia di uno di loro che lottano, si battono, promuovono in tutti i modi loro possibili il benessere e la crescita armoniosa di tutti i loro figli. Quindi sì. Sono parecchio bravi. Fanno venir voglia di imitarli. Fanno pensare che è bello affrontare anche il dolore e la malattia scoprendosi dei piccoli giganti. Degli eroi laici del quotidiano.  Senza darlo tanto a vedere.

Il tabù dell’handicap, per come viene raccontato qui, pare essere stato solo un eccesso di prudenza di censori troppo rigidi. Chi ha paura della disabilità? Nessuno. Cioè tutti. Ma è difficile che poi, nella realtà, la famiglia che vinca questa o altre simili prove non trovi l’assetto giusto per viverle e affrontare la propria storia con una certa particolare, nuova libertà. (Per noi è così)




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famigliahandicapserie tv
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