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Quando le riflessioni dei nostri bambini ci ricordano come Dio ci ama

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Jeffrey Bruno/Aleteia

Claire de Campeau - pubblicato il 21/07/17

Conservare un cuore di bambino… tutto un programma! Mentre le nostre vite di adulti complicano talvolta la nostra relazione con Dio, i bambini – con molta naturalezza – ci riportano alla semplicità dell’amore del Padre.

L’infanzia, dolce periodo della nostra vita che dovrebbe essere – il più a lungo possibile – vissuto nell’innocenza e nella spensieratezza! I bambini, per natura, sono spesso curiosi: s’interrogano su tutto ciò che li circonda. «Perché questo, perché quello?», e ci lasciano talvolta senza risposte. Lo sguardo puro e semplice dei bambini e la loro grande capacità di estasiarsi permette loro di scoprire passo dopo passo il mondo che li circonda. Spetta a noi aiutarli, sollevando i nostri sguardi dagli smartphone e sturando le orecchie: hanno molto da dirci.

Bisogna che sappiamo istruirli, ma pure ascoltarli: Dio ci parla attraverso di loro… Essi ascoltano e vedono ciò che le nostre anime di adulti hanno tendenza a non osservare più.

Prendersi un tempo quotidiano per pregare

Nel nostro quotidiano agitato, siamo in troppi a non piazzare la preghiera in testa alle nostre priorità. Ciò può darsi per fatica o per semplice dimenticanza, ma sta di fatto che ci ritagliamo il tempo di uscire a fare spese e tralasciamo di ritagliarci quello per pregare. Questo crea un vuoto che non sappiamo sempre riconoscere, e che quindi non possiamo colmare.

Fortunatamente, i nostri bambini ci sono anche per richiamarci all’ordine. Per un bambino, la preghiera può presto diventare un rituale imprescindibile, un momento-chiave del loro quotidiano. È questo il caso di Catherine, che racconta:

Mia figlia di due anni mi chiama spesso, la sera, quando sono distrutta e non vedo l’ora di buttarmi a letto: «Mamma, ci siamo scordate la preghiera!». Mi richiama all’essenziale. Mi ha pure restituito, indirettamente, l’abitudine di andare a messa.

E se ci occupassimo della nostra fede come ci occupiamo di un figlio? Con pazienza e perseveranza, ripetendo gli stessi gesti e le stesse parole ogni giorno, sperando fortemente che tutto questo porti i suoi frutti. Prendiamoci cura della nostra fede per non vederla deperire, lasciata all’abbandono, negletta in un vuoto d’amore e di attenzioni da parte nostra.

Credere nell’onnipotenza della preghiera

Se pregare è essenziale, credere nella forza delle nostre preghiere lo è anche di più! Quante preghiere e quante messe sono state pronunciate e ascoltate mentre il nostro spirito divagava un poco o il nostro cuore non ci credeva più realmente. Eppure la forza della preghiera è così grande!

Bisogna sempre pregare come se l’azione fosse inutile e agire come se la preghiera fosse insufficiente,

ci dice santa Thérèse di Lisieux. Il figlio di Pauline l’ha capito bene. Questa madre ci racconta:

Avevo spiegato ai bambini che una sola Ave Maria da parte loro convertiva e salvava un peccatore al giorno. Una sera, il mio ometto (che all’epoca doveva avere circa quattro anni) mi dice: «Questa sera ho detto la mia Ave Maria per la conversione di Bin Laden, perché è il più cattivo di tutti. Così si aggiusta tutto».

Un bambino, quando prega, sa che sarà esaudito. È questa, per lui, come un’evidenza. Quando parla al Signore è come quando parla a mamma e papà: comunque vada, sa che la sua domanda è pervenuta all’interlocutore. Da adulti ci può talvolta succedere di smarrire questa fede incrollabile, e può capitarci che dubitiamo, che preghiamo senza più crederci veramente.

A immagine di questo ragazzino, occorre che ritroviamo il nostro cuore di bambino e preghiamo molto semplicemente per la conversione dei pescatori… credendoci con tutte le nostre forze.

Imparare il senso del sacrificio e della rinuncia

La parola “sacrificio” viene dal latino “sacrum facere”: fare qualcosa di sacro. Nella vita cristiana, il sacrificio è quindi un’offerta spirituale mediante la quale una persona si offre a Dio in unione con il sacrificio unico di Cristo, ripresentato nell’Eucaristia. Saper rinunciare a qualcosa per il nostro prossimo non è per forza una cosa naturale, che venga spontanea. È un qualcosa che si apprende e si coltiva.

Zanuska ha una sorellina dal carattere molto difficile,

ma quando si tratta di salvare un’anima del Purgatorio o di offrire una frustrazione per i Cristiani d’Oriente, si rivela capace di fare grandi sacrifici (che ci sembrano piccolini, tipo farsi il bagnetto senza strillare, apparecchiare a tavola e così via…). Tutto questo la interpella enormemente, e lei lo fa per salvare un’anima.

Un’idea certo suggerita dai genitori, ma accettata dalla bambina, perché la piccola ha ben capito che si tratta di una cosa buona e giusta.

Che possiamo anche noi, come questa piccolina, metterci in secondo piano quando ciò può aiutare il nostro prossimo.

Non avere idoli

«Mamma, che cos’è una star?», mi domanda un giorno mia figlia Thaïs, dall’alto dei suoi quattro anni. Le spiego che si tratta di una persona molto apprezzata per quello che ha fatto o per ciò che ha creato: canzoni, un film o un quadro, per esempio. Thaïs mi risponde gravemente:

Per me la mia star è Gesù. Ammiro solo lui, perché ha creato tutte le cose.

Detta così, pare una cosa così evidente…

L’idolatria piazza la persona su un piedistallo e le dà un’importanza più grande di quanto la ragione ammetterebbe. Il nostro mondo attuale tracima di idoli, che non sempre sono delle persone – pensiamo al denaro, per esempio.

Ci vuole uno sguardo da bambino per ricordarci che questi falsi idoli non servono a niente, solo Dio – che ha creato tutto – merita la nostra ammirazione e la nostra adorazione incondizionate… come ci ricorda il primo comandamento: «Adorerai il Signore Dio tuo, e lo amerai più di ogni cosa».

Non dimenticare che i nostri defunti sono andati dal Padre nostro che è nei cieli

La dipartita al Cielo di quelli che amiamo è per forza di cose uno strappo, per noi, poveri mortali che non conosciamo ancora l’immensa gioia del Cielo. Il periodo del lutto è un tempo durante il quale la maggior parte di noi passa per delle fasi di tristezza, alle volte di collera, anche se in fondo sappiamo che l’esito della vita è bello e luminoso.

Florence ci racconta la bella frase di sua figlia, quando lei le ha spiegato che la nonna era molto triste, dopo la morte del nonno:

Ma perché è triste? Il nonno in cielo è felice, con Gesù!,

le ha risposto d’uno sguardo stupito. La gioia del Cielo veniva richiamata dalla bocca della bambina. Sì, il dolore dell’assenza è immenso, ma esso può essere lenito pensando alla felicità promessa della Vita eterna.

Céline ci racconta anche lei una bella immagine di suo figlio:

Jules, di sette anni, appreso della morte di una neonata di una coppia di amici per la quale avevamo molto pregato, ci dice: «Avanti, era la più piccola e adesso è la più grande di tutti noi!». Certo, lui poneva una questione di altezza terra-cielo, ma in fin dei conti ci stava richiamando comunque al fatto che lei era lì davanti a noi, con Gesù.

Collocare l’amore al cuore delle nostre vite

I bambini hanno spesso un altro talento: sanno andare all’essenziale abbastanza rapidamente, complicandosi la vita un po’ meno di noi.

Quando abbiamo chiesto al nostro primogenito, di dieci anni, di fare da padrino all’ultima nata, quello si è premurato di sapere a che cosa si impegna un padrino,

spiega Maud.

Si preoccupava di non poter portare la sua figlioccia in giro come faceva il suo padrino con lui. Alla fine ha capito da sé stesso: quello che conta è darle dell’amore. Il resto verrà dopo.

E quale aiuto si può dare, in effetti, più grande dell’amore?

Confidare le nostre angosce e le nostre paure al Signore

E parlando di amore, il bambino si ricorda sempre che Dio lo ama incondizionatamente. Ecco perché quando si riposa su di lui e depone in lui preoccupazioni e paure lo fa con la massima naturalezza.

A due anni, mio figlio vuole dormire con un crocifisso sul cuscino per “abbracciare Gesù” se fa dei brutti sogni,

racconta Madeleine, giovane madre di tre bambini.

Marie-Emmanuelle spiega che suo figlio

ama offrire i suoi dispiaceri a Gesù, e che va a deporli ai piedi della santa Vergine.

La fiducia assoluta accordata dai nostri bambini al Signore è una lezione per noi adulti. Impariamo a riposare in piena umiltà nell’amore di Cristo e a lasciare a lui le nostre pene così come gli offriamo le nostre gioie.

Un bambino prega perché sa che è un appuntamento importante. Il bambino, quando prega, sa che sarà esaudito. Un bambino è pronto a fare un sacrificio, se sa che una cosa è veramente buona e giusta. Un bambino ammira più di tutto Colui che gli ha dato tutto. Un bambino divina la gioia di trovarsi in Cielo presso Dio. Un bambino sa che l’Amore può tutto, che l’Amore fa tutto. Un bambino non esita a piangere nelle braccia di suo padre.

I bambini ci parlano con parole belle e giuste dell’amore di Dio. Ascoltiamoli e rispondiamo alle loro domande. Ritroviamo, per quanto possibile, il nostro cuore di fanciullo, e torniamo ad apprendere come si ama il Signore nostro Dio con tutto il nostro corpo, con tutta la nostra anima e con tutto il nostro cuore.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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