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Sono costretta in una situazione di peccato mortale, il prete può assolvermi ugualmente?

DONNA VIOLENZA SESSO
Shutterstock/Doidam 10
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Il caso limite della donna con figli costretta dal proprio compagno a rapporti sessuali. Vi spieghiamo perché

LA SFERA DELLA MISERICORDIA

È importante sottolineare che commettere quel peccato non è, comunque, la cosa giusta da fare; e negli sforzi per uscire dalla situazione di peccato il primo è la preghiera, perché Dio dia la forza di una decisione eroica e di una visione profetica di cui il soggetto, nella situazione data, non è (ancora) capace. Ci muoviamo nella sfera non del diritto ma della misericordia.

NON E’ UNA “LUCE VERDE”

Il professore Philip Goyret, docente di Ecclesiologia presso la Pontificia Università della Santa Croce, premette ad Aleteia: «Contrariamente a quanto speso si pensa (e si dice, e si scrive), l’Amoris laetitia non significa “luce verde” perché tutti possano accostarsi alla comunione eucaristica, o perché l’assoluzione sacramentali dei peccati possa essere conferita indiscriminatamente a chiunque la chieda. In realtà, per un buon pastore essa rende il suo mestiere molto più impegnativo, perché il documento mette in un assoluto primo piano la singola persona, senza lasciarsi incastrare da una legge generale».

L’AMBITO SOGGETTIVO

Non perché questa legge generale non esista più, o perché sia cambiata (più di una volta il Papa ha detto che niente della dottrina di sempre è cambiato), sottolinea Goyret, ma «perché si privilegia l’ambito soggettivo: ogni singolo caso va affrontato in modo appunto singolare, e ciò comporta che il pastore deve dedicare tempo, iniziativa, affetto, pazienza, ecc., a ciascuna persona, generando un processo di accoglienza, ascolto, discernimento, e d’integrazione nella comunità ecclesiale».

Inoltre, prosegue l’ecclesiologo, «occorre non dimenticare mai che, in ultimo termine, la salvezza eterna non è sempre e necessariamente legata ai sacramenti; è invece legata alla carità, e perciò il punto fondamentale da insistere è l’amore: a Dio e al prossimo».

CONTRIZIONE E ASSOLUZIONE

Dunque, Goyret è molto netto quando gli si chiede se un prete che amministra il sacramento della riconciliazione può talvolta assolvere un penitente a cui manchi il proposito di non più commettere un peccato materialmente grave.

«Perché un prete possa impartire l’assoluzione – evidenzia – deve esistere, nel penitente, la contrizione per i suoi peccati. Senza contrizione, non esiste assoluzione valida, neppure se essa è di fatto impartita. E’ perciò compito del prete assicurarsi – nella misura del possibile – che questa contrizione esiste».

STATO DI GRAZIA E IPOCRISIA

«Ciò – continua Goyret – che non è coerente, da un punto di vista antropologico, è di essere contrito per un peccato ma non per un altro. La vera contrizione è sempre totale, nel senso che riguarda tutti i peccati di cui si è consapevole.. Può talvolta mancare rispetto ad un peccato materialmente commesso, ma senza consapevolezza (per ignoranza, errore o inavvertenza, come chi giura in falso convinto però di dire la verità)».

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