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La indegna spettacolarizzazione di una gravidanza trans

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La manipolazione ideologica veicolata dai media con l’enfasi sul parto di un uomo transgender, biologicamente donna

Queste affermazioni così esageratamente autocelebrative sono una palese manipolazione del dato biologico.
Il fatto di avere la barba non fa certamente di un individuo geneticamente femmina un uomo: Trystan è biologicamente, dal punto di vista cromosomico, gonadico e dell’apparato riproduttivo una donna! Solo grazie a questo ha potuto concepire un bambino e metterlo al mondo!

Cosa possiamo intuire vi sia alla base della volontà della coppia, ed in particolare di Trystan, di procreare e di dare ampia spettacolarizzazione a tutta il percorso della gravidanza fino alla nascita del piccolo Leo? Non vi è dubbio che la coppia si voglia porre simbolicamente al vertice del movimento che promuove la battaglia a favore dell’ideologia gender, che afferma l’assoluta indipendenza dell’identità e del ruolo sessuale dal dato biologico.

Per quanto riguarda gli aspetti psicologici di Trystan e Biff, è possibile – anche da parte di un non esperto – intuire come in entrambi sia presente di fatto un “delirio di onnipotenza”, in cui si desidera e ci si illude di poter coniugare dentro di sé gli elementi maschile e femminile che la natura ha tenuto ben distinti. Infatti questo è evidente nella scelta di mantenere gli organi genitali da parte di Trystan, così come nell’interesse di Biff nei confronti di un partner somaticamente androgino.
Sembra che nessuno pensi al futuro psicologico, e non solo, di questi tre bambini: i due nipoti adottivi e l’ultimo nato.

Leggi anche: L’attacco del subdolo virus del gender alla famiglia

Avendo come modelli due padri, di cui uno però ha anche messo al mondo il fratello minore, quali processi di sviluppo emotivo e relazionale si svilupperanno, e a quali conseguenze porteranno? Possiamo prevedere quantomeno la strutturazione di un’identità confusa e instabile, senza precisi punti di riferimento in grado di dare senso ai principi universali del maschile e del femminile, con il rischio almeno potenziale di sviluppare disturbi mentali veri e propri.

A questo punto ci dobbiamo chiedere se tutto questo non sia, se non giuridicamente ma di fatto, una grave forma di violenza psicologia nei confronti di minori indifesi, che rischiano di essere ostaggi e vittime di una pericolosissima deriva ideologica che ha come obiettivo il completo sovvertimento antropologico dell’essere umano.

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