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Cosa sappiamo dello scandalo di Ratisbona?

OSSERVATORE ROMANO ARTURO MARI / AFP
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Un nuovo dramma per la Chiesa, ma anche l'occasione di fare chiarezza e togliere ogni forma di copertura a certi abusi

Monsignor Georg Ratzinger, come detto, ha sempre negato di essere a conoscenza di episodi di violenza sessuale;

in una intervista al quotidiano conservatore bavarese “Passauer Neue Presse” dichiarava che alcuni ragazzi gli avevano raccontato certi strani episodi che avvenivano nella scuola di preparazione che, tuttavia, non lo avevano indotto a pensare di dover intervenire in qualche modo: «Se fossi stato a conoscenza dell’eccesso di violenza utilizzato, avrei fatto qualcosa»

Weber aveva messo in discussione le dichiarazioni del fratello di Benedetto XVI: «Secondo me non dice tutta la verità», affermava. Oggi nella conferenza stampa di presentazione del report gli attribuisce delle «corresponsabilità», perché – ha detto – «ha fatto finta di non vedere, o comunque ha mancato di intervenire» (Vatican Insider, 18 luglio).

© DR

Anche il Cardinal Muller è responsabile?

Lo stesso cardinale, vescovo di Ratisbona dal 2002 al 2012 e poi prefetto per la Dottrina della Fede fino allo scorso 1° Luglio, nel 2010 ammise l’esistenza di abusi e che viene chiamato in causa dall’avvocato Weber per come trattò la questione quando nel 2010 vennero fuori le prime denunce. In sostanza l’accusa è quella di aver minimizzato e di non aver voluto fare chiarezza su quanto accadesse nel Coro, oltre ad una scarsa empatia verso le vittime che non ha mai voluto incontrare. Una accusa – per certi versi – non dissimile da quella che ha convinto Mary Collins a dimettersi dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minoriper la scarsa volontà del Dicastero di Muller di incontrare o rispondere alle richieste di spiegazione da parte delle vittime.

Evitare letture strumentali, ma non smettere con la verità

Ripartiamo dall’inizio. L’inchiesta è stata voluta dalla Chiesa, a partire dal suo vertice, il Papa. Ed è grazie alla volontà di chiarire questa verità che oggi la Chiesa può guardarsi dentro, è doloroso, ma necessario. L’omertà con cui in molti casi – non solo questo – la comunità ecclesiale ha silenziato le vittime è un tradimento del Crocifisso. Chi serve Gesù Cristo serve la vittima innocente e quindi qualunque altra considerazione diventa secondaria.

«Questa è una strada che come Chiesa dobbiamo percorrere, anche se per noi è brutto e ci ferisce. Dobbiamo metterci la faccia: il Signore ci ha insegnato a non aver paura, “la verità vi renderà liberi”» Così padre Hans Zollner, il gesuita a capo del Centro per la protezione dell’infanzia, incardinato nella Pontificia Università Gregoriana, e membro della Commissione per la tutela dei minori che oggi ha rilasciato due interviste, una al Corriere e una a Repubblica, in cui spiega da un lato il contesto (negli anni ’60-’70 le punizioni corporali erano in uso anche nelle scuole pubbliche), dall’altro difende l’integrità tanto del Cardinal Muller (ricordando che l’allontanamento dal sacerdozio di Don Inzoli si deve al suo intervento) quanto di monsignor Ratzinger (spiegando che la scuola e il coro sono entità separate). Padre Zollner insiste su un punto: la Chiesa non deve smettere di purificarsi e non deve aver paura di parlare e affrontare queste situazioni. Come dice anche Federico Pichetto sul Sussidiario:

La Chiesa ha abbandonato l’umanità e l’umanità, il nostro essere umani, ha spesso abbandonato la Chiesa. Di conseguenza, la seconda verità è che molte delle testimonianze date agli uomini del nostro tempo sono come dei vaccini: trasmettono quel tanto di cristianesimo da poter immunizzare intere aree sociali, intere regioni, interi popoli. Il nostro comportamento ha vaccinato l’Occidente dal fatto cristiano e ha lasciato nel cuore di molti un risentimento su cui l’ideologia ha trovato terreno fertile.

Non dobbiamo pensare che dietro tutto questo ci sia solo un accanimento massonico anti-cristiano. C’è anche una parte della nostra storia e del nostro male che solo la forza dei Papi ci sta dando il coraggio di guardare in faccia. L’unico modo per battere un vaccino è che la malattia arrivi così forte da ribaltare tutto. L’unica speranza per il nostro tempo è che il cristianesimo sia vissuto con una tale serietà e radicalità da sopraffare ogni vaccino, da riportare gli uomini di fronte a quel Mistero di Dio che, dinnanzi a quei bambini violati dalle nostre mani, piange e continua a chiedere semplicemente un nuovo inizio, la conversione del nostro cuore.

 

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