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Chiesa

Cosa sappiamo dello scandalo di Ratisbona?

Regensburger Domspatzen

OSSERVATORE ROMANO ARTURO MARI / AFP

Lucandrea Massaro - Aleteia Italia - pubblicato il 19/07/17

Un nuovo dramma per la Chiesa, ma anche l'occasione di fare chiarezza e togliere ogni forma di copertura a certi abusi

Prima di cercare di ricostruire esattamente cosa sappiamo e cosa no della questione dei presunti abusi sui piccoli cantori del Coro del Duomo di Ratisbona, perpetrati tra il 1945 e il 1990 circa, è bene ricordare a tutti – in modo da evitare di caricare di letture ulteriori e senza riscontro – che questa indagine parte dalla Chiesa e in particolare dalla volontà di Papa Benedetto XVI che nel 2010 a fronte di una serie di accuse che coinvolgevano anche il fratello maggiore Georg, ha voluto fortemente che la questione venisse affrontata con decisione.

I fatti secondo l’avvocato Weber

Secondo l’avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla Diocesi di fare luce sulla vicenda, almeno 547 bambini membri del coro maschile del Cattedrale di Ratisbona sono stati vittime di abusi fisici e psicologici tra il 1945 e i primi anni ’90. Fra loro 67 subirono abusi sessuali.  L’indagine da lui condotta, avrebbe permesso di identificare 49 responsabili, anche se difficilmente ci saranno processi in quanto i reati sono finiti in prescrizione. Nel precedente rapporto del gennaio 2016 Weber aveva riferito solo di 231 casi di abusi e maltrattamenti, con stupri, percosse e privazione del cibo (Repubblica, 18 luglio). Come riferisce Repubblica:

Per gli abusi due religiosi erano già finiti davanti alla giustizia tedesca: si tratta di un ex insegnante di religione e vicedirettore dell’omonimo ginnasio-liceo, cacciato nel 1958, e di un ex direttore del convitto condannato nel 1971. Entrambi sono morti nel 1984.

In effetti, dal rapporto di Weber, il principale imputato risulta essere Johan Meier, direttore della scuola adiacente al coro (del cui consiglio di sovrintendenza era membro anche Ratzinger) tra il 1953 e il 1992, morto poco dopo il pensionamento in circostanze non ancora chiarite. Dall’indagine risulta che sia stato proprio Meier il principale responsabile delle molestie.

Diversi testimoni riferivano di sgabelli lanciati contro i suoi allievi – una volta ne aveva rotto uno sulla spalla di un bambino – o dell’abitudine a portare due o tre bambini, solitamente tra gli 8 e i 9 anni, nella sua stanza per offrirgli dell’alcol e poi punirli. Un sistema dal quale traeva piacere sessuale (Vatican Insider, 18 luglio).
© WOLFGANG RADTKE / POOL / AFP
Papa Benedetto XVI - Pentling (2006)

Monsignor Georg Ratzinger non sapeva?

Naturalmente, anche per il legame parentale con il Papa Emerito, questa è la domanda che in molti si fanno sia con angoscia e preoccupazione, sia con malizia nella speranza di gettare fango su Benedetto XVI. La questione è controversa e sarà certamente dolorosa. Georg Ratzinger è stato direttore del Coro “Passeri del Duomo” tra il 1964 e il 1994. Il Corriere della Sera spiega con precisione la struttura della scuola collegata al Coro, un fattore importante e non sempre chiarito dalla stampa italiana:

Il Regensburger Domspatzen è un’istituzione divisa in tre sezioni: il liceo (Gymnasium), gestito da un Direttore laico; il convitto ( Internat ), guidato da un sacerdote assistito da educatori; e infine il coro, diretto dal Domkapellmeister, il Maestro della Cappella del Duomo, per trent’anni Georg Ratzinger. A queste si aggiunge, distinta, la scuola elementare. «Io mi occupavo di musica», dice «il fratello del Papa» quando scoppia caso. Ammette che alcuni bambini delle elementari gli avevano raccontato di punizioni corporali violente, che il direttore Johann Meier era descritto come un «sadico», ma di non aver pensato di «intervenire in qualche modo» perché la Vorschule di Etterzhausen «era un’istituzione completamente indipendente» e lui avrebbe potuto fare ben poco (17 luglio).

Sempre al Corriere si disse disposto a testimoniare nell’inchiesta sulla pedofilia, nel caso, «anche se non ho mai avuto notizia di casi del genere». È giusto «fare chiarezza», «spero che il Coro non soffra di questa situazione».

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