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La vera fecondità: la storia di Laura e Filippo

© Filippo Fiani
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Due sposi cristiani ricevono in abbondanza il dono della vita affidandosi alla Provvidenza

Dopo il matrimonio celebrato l’8 dicembre del 2001 Laura e Filippo mettono subito in atto, almeno in parte, i desideri che avevano maturato nel fidanzamento attraverso un cammino di fede.

«I nostri progetti erano ancora tutti rimandati a data da destinarsi, la condizione lavorativa di Laura oltre che precaria, prevedeva di seguire corsi lontano da casa, quindi all’inizio, la nostra apertura ai figli fu limitata a piccoli progetti di accoglienza temporanea, ospitalità a tempo determinato e soggiorni terapeutici di bambini provenienti dalle varie parti del mondo».

Nel frattempo la coppia comincia a pensare anche a un figlio proprio, però “i mesi passavano ma i tentativi non sembravano produrre gli effetti sperati. Era ancora presto per pensare a eventuali problemi e il sistema dei tentativi non era poi così spiacevole…”.

La storia continua con il racconto dell’iter burocratico fatto di file interminabili, di impiegati “fantasiosi”, di attese degne di Ulisse, tutto intervallato da racconti di vita quotidiana, accoglienza di ragazzi in affido, traslochi, consapevolezze. Le due voci si alternano, ed è bello così: la narrazione ne guadagna in vivacità e completezza.

FILIPPO AFFERMA SENZA MEZZI TERMINI COSA SIA (E COSA NON SIA) L’ADOZIONE

«Decidere di rendersi disponibili all’adozione, non è un surrogato della maternità, non è una cura alla sterilità e non è neppure la voglia di avere un figlio: è il desiderio di rendere una famiglia a qualcuno che non ce l’ha più. Chi pensa: «Poverini, non ne possono avere, hanno dovuto adottare…», non c’ha capito nulla e chi arriva all’adozione solo dopo averle provate tutte è pure messo peggio. (…) Non si va a scegliere un bambino dando le misure, il colore degli occhi, dei capelli, chiedendolo vaccinato, senza nei, automunito e milite-esente. Si va a dare una disponibilità, nella speranza che chi se la trova tra le mani, ne faccia buon uso e ti abbini a dei figli tenendo conto delle tue capacità e delle loro esigenze».

E ORA LA PAROLA A LAURA…

«Quando ti sposi, convinta di farlo davanti al Signore, sicura che costruirai una famiglia, magari anche numerosa, e Dio non ti dona quello che ti ha promesso, la tentazione di pretendere questi doni si fa avanti. Ma non cedi e allora cosa fare? La risposta a quello che è stato il cammino fatto insieme a mio marito quando abbiamo deciso di seguire la strada dell’adozione l’ho trovata sintetizzata in due frasi di Chiara Corbella Petrillo quando ho avuto la grazia di conoscere la storia di questa donna meravigliosa: «Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna. E se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente perché tutto è un dono». Eccoci qua, con queste poche parole si spazza via ogni egoismo, ogni pretesa, ogni presunto diritto al figlio e ogni arroganza, perché tutto è dono. La suora che ci aveva preparato al matrimonio ci aveva detto che i figli sono tutti in affidamento, niente è nostro, Dio ce li consegna perché noi li cresciamo, li educhiamo, li mettiamo possibilmente nella strada che porta a Lui, in cambio di sorrisi e tenerezze e sbavate in tutti gli abiti possibili, ma loro sono, sono indipendentemente da noi, sono e basta».

Sono molto emozionanti i racconti delle telefonate che annunciano l’abbinamento con Maria Pilar e, solo alcuni anni dopo quello con Samuel. Laura e Filippo condividono con i lettori pagine molto belle, intime e allegre, senza seguire un percorso temporale lineare che, se inizialmente spiazza, poi permette di riprendere fiato, asciugare le lacrime e finire di ridere.

Filippo racconta così l’attesa prima di vedere Maria Pilar:

«Trascorremmo le due ore più lunghe del mondo in un fastfood dove mangiammo dei pezzi di pollo fritto che io ingoiavo senza masticare, come inebetito. Ricordo vagamente che mia moglie e la nostra accompagnatrice Eugenia ridevano del mio stordimento e ancora oggi, ogni volta che vedo la faccia baffuta del signor KFC, mi sento un groppo in gola, come se avessi ingoiato un pollo intero con le penne e tutto. (…)».

Dopo l’adozione di Maria Pilar i due coraggiosi sposi, sprezzanti della burocrazia, (più Laura a dire il vero, visto che è lei ad occuparsi di documenti e domande) ricominciano il percorso una seconda volta. Altro giro altra corsa. Se questo non è amore!

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