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Soffri di ADHD e non lo sai?

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Aleteia Spagnolo - pubblicato il 18/07/17

Quando sembriamo instabili a livello emotivo e che non facciamo niente per bene, possiamo chiederci se è dovuto a un disturbo. La mia soluzione è arrivata così

ADHD è la sigla che indica il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Si tratta di un disturbo di carattere neurobiologico originato nell’infanzia che implica un deficit di attenzione, iperattività e/o impulsività e spesso è associato ad altri disturbi.

Da bambina ero sempre “con la testa tra le nuvole”. Mi costava molto mantenere l’attenzione. Ricordo che più di tutto mi piacevano le occupazioni manuali: tagliare, piegare, inventare, creare, colorare, dipingere… Le persone affette da ADHD imparano meglio con le attività manuali.

Da bambina mi sono rotta la testa e il mento in due cadute. Spesso le persone affette da ADHD sono un po’ goffe.

Ricordo che quando avevo 6 anni un pomeriggio, giocando con mio fratello e mio cugino, all’improvviso è apparso un uomo davanti a me e mi ha mostrato il suo pene. Mi sono spaventata molto. Sono corsa a dirlo a mia madre, e da quel momento ho avuto paura degli uomini. Ho chiesto ai miei genitori di spostarmi in una scuola femminile, che ritenevo più sicura. Ho frequentato una scuola femminile fino alle medie.

Ho fatto la Prima Comunione ma non ricordo che qualcuno mi abbia parlato dell’importanza di quel giorno. Erano tutti più preoccupati per la festa e il vestito.

Paragoni che non aiutano

Alle scuole elementari non mi sono mai impegnata e venivo paragonata con la mia vicina che invece si impegnava molto, il che mi frustrava perché io non riuscivo a farlo.

All’asilo, alle elementari e alle medie mia madre arrivava a scuola quasi sempre molto tardi. Ero una delle ultime o l’ultima ad essere ripresa, e questo mi addolorava molto perché mi sembrava di non essere importante per lei.

Sentivo di non riuscire a entrare nei vari gruppi di amiche. Ero isolata, taciturna, riservata, avevo pochissime amicizie. Quando ho lasciato la scuola mista ho lasciato anche la mia migliore amica, e questo mi ha addolorata molto.

L’apprendimento ci costa

Alle elementari mi costava molto imparare le varie cose. Alle persone affette da ADHD costa l’apprendimento. Durante i primi anni dell’infanzia sono stata fisicamente lontana da mio padre, che lavorava in un’altra città. Vivevo con mia madre e mio fratello. La figura paterna più vicina è stata quella di uno zio alcolizzato.

A 8 anni è morta mia nonna materna, che vedevo tutti i giorni. Si è presa cura di me negli anni in cui mia madre ha lavorato. Già allora le mie emozioni erano alterate: anziché piangere quando mi hanno detto che era morta sono scoppiata a ridere a crepapelle. È stato un dolore molto grande per me. Le persone afftte da ADHD hanno difficoltà a gestire le emozioni per via di un deficit neurobiologico. Descrivo la mia infanzia come quella di un’orfana emotiva.

Una lavoro dipendente

Da ragazza introversa sono passata ad attirare l’attenzione. Ero estroversa, scherzosa, amicona, chiacchierona, allegra, sempre piena di energia. Noi persone affette da ADHD parliamo molto, e sembriamo sempre scoppiare di energia.

Sono entrata nella scuola mista con paura, per gli uomini e perché non sapevo se ce l’avrei fatta. I numeri non erano il mio forte.

Quando ho dovuto decidere cosa studiare all’università ho scelto Disegno Grafico. Dopo essere stata bocciata a un corso semestrale mi sono buttata su qualcosa che non avesse numeri, Scienze della Comunicazione. Ho vissuto gli anni universitari confusa. La paura di non imparare e la bassa autostima sono fattori limitanti.

Sono cresciuta facendo da madre a mia madre e a mio fratello, sentendomi l’arbitro emotivo di casa, con responsabilità che non mi spettavano.

Mi identificavo più con mio padre che con mia madre, mi mancava un’identità femminile. Pensavo che avere successo nel lavoro fosse il massimo, e sono caduta in una profonda depressione. Non volevo più essere lavorodipendente.

La mia fede era qualcosa di imparato, non una fede convinta, ma andavo a Messa tutte le domeniche, partecipavo alle missioni, ero una leader e una candidata eccellente per attività e apostolati. Una persona che si dedica solo a riscattare gli altri abbandona se stessa.

Negata per i fidanzati

A 28 anni mi sono resa conto che in me qualcosa non funzionava bene. Lasciavo rapidamente i lavori, non avevo un ragazzo e quelli che avevo duravano tre giorni, non riuscivo a creare un vincolo emotivo, ero l’eterna amica degli uomini. Ho iniziato a seguire corsi di intelligenza emotiva e andavo a parlare con terapeuti o psicologi. Nessuno mi ha mandata dallo psichiatra.

Cercando sempre risposte per i miei comportamenti sono andata alcune volte dai co-dipendenti anonimi (CODA), sono entrata in un gruppo di empowerment e tre anni fa ho assistito ai corsi di Tonny Robins e del dottor Joe Dsipenza. Mi identificavo con la sindrome di Wendy, per la mia immaturità emotiva e per la paura di non essere amata.

La mia vita iniziava a diventare grigia. Tutto mi costava fatica, non funzionavo al 100%. Non ero capace di avere una relazione nonostante il mio aspetto fisico gradevole. I miei amici o i miei ex mi dicevano sempre che non prestavo loro attenzione.

Il vero cambiamento

A 33 anni ho chiesto a Dio: “Non credo che l’amore sia fare sesso, cos’è davvero?” Nelle vacanze della Settimana Santa ho cancellato un viaggio e ho deciso di andare a fare un ritiro in silenzio. Lì Cristo ha cambiato la mia vita. È stato un incontro personale. Un Giovedì Santo ho capito che Lui era l’amore.

Andavo a molti ritiri di guarigione, di liberazione. Non mi stancavo mai di cercare risposte ai miei comportamenti. Cercavo informazioni sulle pagine cattoliche, ma sentivo che nessuna di essa parlava di quello che mi riguardava.

Nel 2012 sono andata da due neurologi ma mi dicevano che stavo bene, che il mio era un problema psichiatrico.

Attraversavo una forte depressione dopo tanti tentativi falliti in tanti campi: ex lavorodipendente, terapie frustrate con ciarlatani della salute mentale, ricerca di un rapporto di coppia stabile…

Alla fine sono andata da uno psichiatra e mi ha fatto un esame per l’ADHD: ho risposto di sì a tutto, ma non mi interessava il tema, volevo solo sentirmi bene.

Il mio stato d’animo è migliorato, come la mia attenzione, mi sono concentrata di più su certi obiettivi e sono stata meno impulsiva.

È la prima volta che ho una consapevolezza di me e del mondo. Dopo aver saputo di essere affetta da ADHD, tutto il mio passato si adatta perfettamente ai sintomi. Oggi il mio sogno e il mio anelito più grandi sono condividere la vita con qualcuno e avere dei figli. Quest’anno ho creato una pagina su Facebook invitando altre persone a condividere la loro testimonianza.

Sono in una tappa di riconoscimento, accettazione e amore per chi sono e come sono. Mi tratto con più compassione, lasciando che la mia felicità dipenda solo da me (e da Dio), non dall’esterno. Smettere di essere co-dipendente, smettere di essere infantile, è parte del mio cambiamento volontario.

Ora oriento i genitori con figli affetti da ADHD per invitarli a prendersene cura fin da piccoli.

Ogni volta che approfondisco lo studio dell’ADHD constato che mia madre e mio fratello minore soffrono dello stesso disturbo, anche se non si sono curati.

Sintomi della mancanza di attenzione nell’adulto:
1. Difficoltà a mantenere l’attenzione.
2. Dimenticare le cose e distrarsi facilmente.
3. Scarsa concentrazione.
4. Cattiva gestione e organizzazione del tempo.
5. Non ricordare dove si sono messe le cose.
6. Difficoltà a portare a termine i compiti.

Sintomi di iperattività nell’adulto:
1. Senso di inquietudine interiore.
2. Senso soggettivo di inquietudine mentre si sta seduti.
3. Predilezione per i lavori che comportano un movimento.
4. Parlare eccessivamente.
5. Sentirsi accelerati e angosciati.

Sintomi di impulsività nell’adulto:
1. Guidare troppo velocemente.
2. Cambiare lavoro in modo impulsivo.
3. Irritarsi con facilità.

L’instabilità e l’immaturità emotiva sono quindi frutto dell’ADHD.

Non smetto mai di ringraziare Dio per quanto mi sento bene, perché vivo grazie a Lui, finalmente concentrata sul presente.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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disturboiperattivitàmalattia
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