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I paradossi di ogni essere umano secondo Gilbert Keith Chesterton

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Pathdoc/ Shutterstock.com

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 17/07/17

Desidera l'eterno, ma vive di avventure quotidiane. E' legato a Dio, all'assoluto, ma è libero di agire…

I paradossi dell’essere umano secondo Gilbert Keith Chesterton. Le contraddizioni e le opposizioni in cui si rispecchia ognuno di noi.

Le raccontano Paolo Gulisano e Daniele De Rosa in “Chesterton. La sostanza della Fede” (Edizioni Ares).

Secondo Chesterton l’uomo è composto da elementari opposizioni: limite e desiderio d’illimitato, regola e libertà, ragione e sentimento, spirito e materia.

L’uomo è quella creatura finita che è aperto all’infinito, è come l’albero che ha la sue radici nella terra, ma i suoi rami tendono al cielo. L’uomo è la creatura finita che è alla ricerca del suo Creatore infinito.

INNOVAZIONE E AVVENTURA

La vita è certamente innovazione, e perciò desideriamo il nuovo, lo sviluppo, l’avventura. Ma non è tutta innovazione; c’è nell’uomo anche qualcosa di sempre uguale a sé stesso, qualcosa di eterno, e quindi desideriamo credenze universali, una metafisica a cui attaccarci tenacemente.

UOMO-DIO E UOMO-DONNA

La realtà completa è il divenire, ma nell’assoluto; la libera avventura, ma nella regola; il sentimento, ma nella ragione; i sensi, ma a servizio dello spirito. Due sono le polarità fondamentali, che contengono tutte le altre, e che costituiscono l’essere umano: la polarità uomo-Dio e quella uomo-donna.




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AUTONOMIA E DIPENDENZA DA DIO

L’uomo è contemporaneamente autonomia e relazione dipendente dal suo Creatore, ed è questa la prima e fondamentale polarità che costituisce l’essere umano. Da una parte, pur essendo stato creato autonomo, l’uomo ha comunque una certa dipendenza dal suo Creatore: «Il fatto che, come direbbe un cristiano, dipendiamo da Dio in ogni particolare e in ogni istante o, come direbbe un agnostico, dall’esistenza e dalla natura delle cose, non è un inganno dell’immaginazione; al contrario, è la realtà fondamentale che noi nascondiamo come dietro un sipario, con l’inganno della vita comune», scrive Chesterton in “San Francesco d’Assisi”.

IL “DONO” DEL LIBERO ARBITRIO

Dall’altra parte, l’uomo, pur rimanendo dipendente da Dio, ha ricevuto in dono l’autonomia, la libertà, il libero arbitrio: Dio, nel creare il mondo, l’ha liberato. Questa è la nota centrale della creazione in Chesterton: la libertà.

L’essere stati creati come creature libere dalla libera volontà di Dio, rende l’essere umano una creatura veramente libera da qualsiasi determinismo, sia che si tratti di determinismo biologico ed evolutivo sia che si tratti di determinismo etico-civile creato da altri uomini sia che si tratti qualsiasi fatalismo del destino.

NESSUN CALCOLO MATEMATICO

Proprio grazie a questa libertà dell’uomo, l’esistenza non è un calcolo matematico obbligatorio: «Non si può concludere un’addizione con il risultato che si vuole»; ma come concludere una vicenda, invece, dipende dalla nostra volontà: «Si può finire una storia come si vuole».

Dio ci ha creati per poter ricambiare il suo amore, e ci ha lasciati liberi perché andassimo a lui per nostra libera scelta personale.




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LO SPAZIO DEL PECCATO

L’essere umano è creato per trovare il proprio compimento nell’amore di Dio, ma questo rapporto con il divino non è necessitato ma è lasciato alla libera risposta dell’uomo. In questo spazio della libertà, quindi, c’è lo spazio anche per il rifiuto, per il peccato.

In Chesterton ha un posto centrale la dottrina biblica della Caduta. La Caduta è una verità profonda dell’uomo, una verità – Chesterton non si stanca mai di sottolinearlo – di natura spirituale e morale. Il peccato non sta nella concretezza materiale delle cose, non sono le cose a indurre l’uomo al peccato, ma è il cattivo uso intenzionale delle cose che corrompe la realtà.

PRIMA DELLA “CADUTA”

Per Chesterton, a causa del peccato, «la normalità stessa è un’anormalità». Prima del peccato c’era la normale condizione dell’uomo, l’unione tra i paradossi dell’esistenza: l’unione tra l’uomo e Dio, l’incontro tra il cielo e la terra, l’unione tra il corpo e lo spirito, tra uomo e donna.

Questo peccato, la libera scelta di non ricambiare l’amore di Dio, rompendo il fondamentale rapporto d’amore tra Dio e l’uomo, ha creato anche l’anormalità in tutte le altre antinomie.

UNA SCELTA “PERSONALE”

La Caduta, però, è una questione di libera scelta: «Il male è una questione di libera scelta, mentre la malattia non lo è»; «Un uomo può stare sdraiato immobile e guarire da una malattia. Ma non deve stare sdraiato immobile se vuole guarire dal peccato; al contrario, deve alzarsi e balzare in piedi violentemente… Il “paziente” si trova in un atteggiamento passivo; il “peccatore” in un atteggia- mento attivo… Ogni riforma morale deve iniziare con una volontà attiva, non passiva».

Come il mondo è stato distrutto a causa di una libera scelta, così può essere riparato attraverso un buon uso della libertà.




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