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Le 8 gioie di un vero cristiano

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Una strana felicità, che è alla tua portata!

La predicazione di Gesù è iniziata con una chiamata alla conversione (Mc 1, 15), e poco dopo con un ampio programma di felicità (cfr. Mt 5, 1 ss):

Beati i poveri in spirito… quelli che sono nel pianto… i perseguitati per la giustizia…

Chi lo ascoltava dev’essere rimasto senza parole. Nessuno aveva mai collegato la felicità – la beatitudine – alla povertà, alle lacrime, alle persecuzioni… Parlava sul serio? O stava svelando un mistero sconosciuto, fino ad allora mai immaginato?

A questa ultima domanda si può rispondere in modo affermativo: la felicità di cui parla Gesù è un mistero “nuovo”, che rompe gli schemi e le esperienze della storia umana. È un mistero che può essere chiarito solo da Cristo stesso, venuto in questo mondo per fare nuove tutte le cose (Ap 21, 5).

C’è di più. È un mistero che può essere colto solo contemplando la vita di Cristo, dall’inizio alla fine. In essa troveremo tutte le luci su queste nuove gioie che in mezzo ai dolori di questo mondo sbocciano in forma di vittoria sul male, sulla tristezza e sulla morte, in felicità eterna che può essere già assaporata sula terra da chi vive “in Gesù Cristo”.

È per questo che il Catechismo della Chiesa Cattolica dice sinteticamente che “le beatitudini dipingono il volto di Gesù Cristo e ne descrivono la carità” (n. 1717).

Le beatitudini sono una prospettiva cristiana dell’amore che porta alla felicità. Sono un enigma apparente, decifrato solo da chi è capace di dire, come San Josemaría, “Che io possa vedere con i tuoi occhi, Cristo mio, Gesù della mia anima”. Perché tutte sono ritratti dell’amore di Cristo e lezioni per il nostro amore.

Misteri di felicità nell’amore

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli

È la gioia dell’amore che non diminuisce per via dell’attaccamento alle cose materiali, al denaro, alle ambizioni egoiste. Quando Cristo ha chiesto al giovane ricco di vendere tutto per essere così libero per seguire il suo cammino d’amore, il ragazzo non è riuscito a liberarsi dalle cose, e se ne è andato via triste perché aveva molti beni (Mc 9, 22).

Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore (Mt 6, 19-21).

Beati coloro che con cuore distaccato si impegnano per aiutare gli indigenti a livello materiale e spirituale.

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati

Questa beatitudine parla del cuore che piange perché ama, e gli fa male vedere se stesso e gli altri allontanarsi da Dio per via del peccato. È stato questo il motivo per il quale Gesù ha pianto alla vista della città di Gerusalemme, ribelle al suo appello alla conversione (Lc 19, 41 ss). Sono le lacrime che torneranno a scorrere sul suo volto, miste a gocce di sangue, quando nell’Orto degli Ulivi accetterà di bere il calice amaro dei nostri peccati per liberarcene con il sacrificio della Croce.

Le lacrime di contrizione hanno riempito di pace e di una gioia nuova l’anima della peccatrice che ha pianto, pentita, ai piedi di Gesù (Lc 7, 36 ss); sono state fonte di gioia in cielo e sulla terra qaundo il figliol prodigo è tornato alla casa del padre (Lc 15, 32), e ora fanno felici anche quanti raggiungono il perdono di Dio in una confessione contrita.

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