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Perché vogliamo cancellare la maternità dal nostro corpo?

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Calah Alexander - pubblicato il 13/07/17

Abbracciamo i segni dell'essere madre, sono la mappa di una vita ben vissuta

Ho sperimentato un effetto collaterale non intenzionale (ma sorprendente) di quasi un anno di taekwondo e kickboxing: una perdita di peso senza precedenti.

Ho perso 13 chili, e ora peso meno che al liceo. Indosso una taglia che non mi entrava da quando avevo 14 anni. Il mio corpo è forte – riesco a vedere i muscoli sopra lo stomaco, sulle cosce, sulle spalle, sulle braccia, sui polpacci. Ora mi piace vestirmi carina, e perfino indossare il costume da bagno.

E tuttavia…

Ci sono parti del mio corpo che sono sgradevoli. Il mio stomaco, sfigurato dopo cinque gravidanze, è un relitto senza speranza di pelle cadente e smagliature. Ho varie smagliature che mi attraversano i fianchi, e perfino che scendono dalla parte posteriore delle braccia.

A volte mi guardo allo specchio e penso disperatamente che ancora non basti. Altri cinque chili, o dieci. E se questa pelle non se ne andasse mai via? Sono condannata a sembrare per sempre in condizione post partum?

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Alexa Wilding si è sentita allo stesso modo dopo aver dato alla luce i suoi gemelli. La gravidanza, più l’anno successivo durante il quale uno di loro affrontava chemioterapia e radiazioni per via di un tumore, ha reso il suo corpo poco familiare ai suoi occhi. Alla fine ha cercato l’aiuto di un medico per un dolore alla schiena, e questi l’ha portata subito da un chirurgo plastico per una “ristrutturazione da mamma” – alzare il seno, tirare la pancia e liposuzione.

Wilding ha scelto di saltare la questione seno e liposuzione, ma si è fatta tirare la pancia. Qualche mese dopo ha notato che la pelle iniziava a calare di nuovo, e il chirurgo plastico le ha detto che probabilmente avrebbe dovuto sottoporsi a un altro intervento. Lei però si è rifiutata perché ha capito cosa le fosse successo davvero, come ha detto ad Allure per la sua serie Dispelling Beauty Myths:

È la trasformazione dall’essere una ragazzina all’essere madre. E noi, come cultura, vogliamo rimanere giovani il più possibile. E allora molte donne cercano di cancellare quel diritto di passaggio per il loro corpo dal loro aspetto, dalle loro esperienze…

Voglio sfatare il mito per il quale dobbiamo fare follie per cancellare la maternità dal nostro corpo, perché non funzionerà. Saremo sempre madri. Abbiamo lasciato il punto A per arrivare al punto B, e dovremmo essere fiere di tutti i passi compiuti per arrivare fin lì.

Potrei mettermi a dieta, fare esercizio e farmi tirare la pancia. E sì, potrei far rimuovere chirurgicamente la pelle cadente e le smagliature, ma non posso in alcun modo far tornare il mio corpo a quell’aspetto che aveva quando ero nubile, prima di avere figli, che per la nostra cultura è l’ideale femminile.


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E in realtà non voglio farlo. Il mio corpo è la mappa di una vita ben vissuta. Ho sacrificato il mio essere ragazza sull’altare del donare la vita, e ho compiuto la transizione irrevocabile dall’essere una ragazzina alla maternità.

La trasformazione che ho sperimentato con le arti marziali mi ha dato un modo per ricollegarmi ai miei figli e a mio marito. Siamo tutti più in forma, più forti, più sani e più felici.

Ma sono, e sarò sempre, madre di cinque bambini. I segni del fatto di aver portato in me quelle vite non sono uno sfiguramento, ma una dimostrazione del mio amore per mio marito e per i miei bambini.

Non sono più una ragazzina – sono una madre. E non cambierei questo fatto per tutto l’oro del mondo.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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