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Civiltà Cattolica: negli Usa rischio “ecumenismo fondamentalista”

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Una saldatura basata su una visione estrema del testo biblico che accomuna un pezzo di cattolicesimo americano e le megachiese evangeliche

“Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico. Un sorprendente ecumenismo”. E’ il titolo dell’articolo firmato da padre Antonio Spadaro e Marcelo Figueroa sull’ultimo numero di Civiltà Cattolica, in uscita domani (Leggi l’integrale on line gratuito). Il direttore della rivista dei Gesuiti e il direttore dell’edizione argentina de L’Osservatore Romano si soffermano su quello che definiscono un “ecumenismo fondamentalista” che trova una sorprendente alleanza tra “fondamentalisti evangelicali e cattolici integralisti”. A questo fenomeno, scrivono, si contrappone la visione ecumenica di Papa Francesco che sottolinea la dimensione della misericordia e rifiuta la confusione tra potere spirituale e potere temporale.

“In God We Trust”. Il motto nazionale degli Stati Uniti, scrivono Antonio Spadaro e Marcelo Figureoa, sottolinea quanto per gli Usa le motivazioni religiosi abbiano un peso per la vita della nazione. Non stupisce dunque se, specialmente negli ultimi decenni, si sia notato un ruolo sempre più incisivo della religione nei processi elettorali e anche nelle decisioni di governo. Una compenetrazione, sottolinea Civiltà Cattolica, tra politica, morale e religione che è andata sempre più assumendo un “linguaggio manicheo che suddivide la realtà tra Bene Assoluto e Male Assoluto”. Gli autori dell’articolo ricordano in particolare il ruolo del pastore Rousas John Rushdoony, padre del cosiddetto “ricostruzionismo cristiano” di matrice fondamentalista che vede tra i suoi esponenti l’attuale capo stratega della Casa Bianca, Steve Bannon. La dottrina di Rushdoony, viene evidenziato, “sostiene la necessità teocratica di sottomettere lo Stato alla Bibbia, con una logica non diversa da quella che ispira il fondamentalismo islamico”. Civiltà Cattolica si sofferma dunque su altri due fenomeni rilevanti di questa dottrina: la teologia della prosperità e la retorica della libertà religiosa, “percepita come una diretta sfida virtuale alla laicità dello Stato”.

Facendo leva sui “valori del fondamentalismo – avvertono Spadaro e Figueroa – si sta sviluppando una strana forma di sorprendente ecumenismo tra fondamentalisti evangelicali e cattolici integralisti, accomunati dalla medesima volontà di un’influenza religiosa diretta sulla dimensione politica”. La prospettiva “più pericolosa di questo strano ecumenismo – si legge – è ascrivibile alla sua visione xenofoba e islamofoba, che invoca muri e deportazioni purificatrici”. E’ chiara, osservano, “l’enorme differenza che c’è tra questi concetti e l’ecumenismo incoraggiato da Papa Francesco che si muove “nella linea dell’inclusione, della pace, dell’incontro e dei ponti”. Il Pontefice, scrivono, si impegna contro “ogni forma di guerra di religione” e chiede di non confondere “l’elemento religioso” con quello “politico”. Francesco, scrive Civiltà Cattolica, “svuota dall’interno la macchina narrativa dei millenarismi settari” che “prepara all’apocalisse e allo scontro finale”. Il Papa intende “spezzare il legame organico tra cultura, politica, istituzioni e Chiesa” e mette invece l’accento sulla “misericordia come attributo fondamentale di Dio”. Per Francesco, si legge ancora, “la spiritualità non può legarsi a governi o patti militari perché essa è a servizio di tutti gli uomini”.

Su quale sentimento fa dunque leva, si chiedono Spadaro e Figueroa, questa alleanza tra politica e fondamentalismo religioso? La risposta è netta: “sulla paura della frattura dell’ordine costituito e sul timore del caos”. Per questo Francesco sta “svolgendo una sistematica contronarrazione rispetto alla narrativa della paura”. E pure per questo, conclude l’articolo, “coraggiosamente, Francesco non dà alcuna legittimazione teologico-politica ai terroristi, evitando ogni riduzione dell’Islam al terrorismo islamista”.

 

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