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Le lettere spirituali e fraterne tra il Card. Biffi e una carmelitana scalza

CPP/CIRIC
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UMORISMO E AMORE PER L’ORTODOSSIA

Colpisce il senso dell’umorismo, un sano e santo distacco dalle situazioni e dalle cose che lo coinvolgono ma non con disinteresse bensì con leggerezza, levità. Nelle pagine emerge il sentirsi profondamente prete e pastore, l’ironia e l’autoironia mai spietata, l’interesse per i piccoli, per le cose ordinarie e per l’ortodossia «Soltanto nell’ortodossia ci si salva dai fanatismi e dalle esaltazioni bigotte, senza cadere nello scetticismo», l’amore per il conformismo:

«[…] io adoro il conformismo. In un mondo così squinternato, la sola filosofia veramente estrosa e originale mi sembra l’ortodossia, il più alto esercizio di libertà, l’orizzonte delle piccole e delle grandi norme, la massima espressione della mia fantasia e della mia personalità, la gioiosa sottomissione ai riti, soprattutto perché mi appaiono i piccoli riflessi di una grande bellezza. E se tutto ciò appare paradossale, è perché nel concerto delle pazzie in libera uscita ogni manifestazione di sanità mentale è vista necessariamente come un paradosso».

Nelle lettere si respira il silenzio del Carmelo di Savona, dove è immersa Emanuela Ghini e gli impegni pastorali di Biffi, l’incontro e il confronto di due cammini diversi che in virtù dell’amicizia e del rispetto reciproco si fanno compagni, sostenendosi a vicenda.

Il loro è un costante e frizzante dialogo fra una «corrispondente indocile e a volte ribelle, contestatrice e mai arresa al fatto cristiano», secondo quanto scrive di sé Emanuela Ghini nell’Introduzione, e un «amico reazionario, che è abbastanza amante della verità e della giustizia, ma insieme ha un po’ troppo il gusto donchisciottesco di assalire i mulini a vento», come si autodefinisce Biffi in una lettera, mostrando l’umorismo che lo contraddistingue.

Suor Emanuela Ghini scrive nella bella introduzione:

“Solo un pastore autentico può scrivere nel 1971 a una con¬testatrice a volte quasi violenta: «L’importante è che continuiamo a volerci bene e a dialogare con franchezza, senza plagiarci vicendevolmente e senza prepotenze»”.

DON GIUSSANI

«[…] don Luigi Giussani, amico mio carissimo, fondatore e profeta del movimento di «Comunione e Liberazione», che di questi tempi sta raccogliendo un po’ in tutt’Italia, tra i vescovi, il clero e il popolo di Dio, amore e odio ugualmente fanatici. Io non mi sento particolarmente attratto dalle forme del movimento, ma certo il vedere migliaia e migliaia di studenti universitari che di fronte alla prepotenza del Movimento studentesco parlano di Gesù Cristo come se lo incontrassero tutti i giorni all’ora dell’aperitivo, mi impressiona un po’. Certo don Giussani è un uomo di Dio».

GIUSEPPE DOSSETTI

«Don Dossetti mi ha fatto molto impressione per la lucidità delle sue visioni e per l’assoluta purezza del suo impegno. È un profeta ed è un dono incontrarlo. Anche se io, da parroco milanese, avverto nella sua posizione come l’assenza di una mediazione tra l’assoluto e la realtà umana con la quale siamo quotidianamente a contatto. Credo però che sia giusto così: ci vogliono i parroci e ci vogliono i profeti, e magari fossero – quelli autentici – più numerosi. Pensa la gioia della mia vanità solleticata, quando don Dossetti ha detto che tra i pochissimi libri che ha portato in Israele, c’è Alla destra del Padre: con grande stupore dei miei compagni presenti che – conoscendomi più da vicino – non mi ritenevano un autore tanto meritevole di considerazione».

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lettere
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