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Così i radicali vogliono introdurre l’eutanasia in Italia

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Intervista a Marco Cappato, presidente dell'Associazione Luca Coscioni che ha accompagnato Dj Fabo a morire in Svizzera

Ecco quali sono le idee dei Radicali sul fine vita e l’eutanasia. In Parlamento sono depositati diversi di legge su questi temi e non è detto che la maggioranza – guidata dal PD – non li metta all’ordine del giorno già nel corso di questa legislatura. Il partito guidato da Matteo Renzi infatti ha già al suo interno molti esponenti che simpatizzano con l’agenda dei pannelliani come ad esempio la legalizzazione della cannabis.

Nel frattempo ad aprile la Camera l’Aula della Camera ha approvato con 326 voti a favore la legge sul biotestamento, che per ora esclude la possibilità di eutanasia, ma dovrà passare sotto la lente del Senato e non si escludono modifiche in tal senso. A poco è valsa la presa di posizione contraria dei deputati cattolici dentro e fuori il PD.

Aleteia ha discusso di questi temi con Marco Cappato, esponente dei Radicali e segretario dell’associazione “Luca Coscioni“, a cui il gip di Milano Luigi Gargiulo ha appena disposto l’imputazione coatta, dopo aver accompagnato in Svizzera dj Fabo per la pratica del suicidio assistito.

La Procura dovrà quindi chiedere il rinvio a giudizio di Cappato che è accusato di aiuto al suicidio. Lo ha reso noto lo stesso esponente radicale in un tweet (Ansa, 10 luglio).

Cappato, come ha accolto la richiesta di imputazione coatta per aver accompagnato Dj Fabo a praticare l’eutanasia in Svizzera?

«Con rispetto, innanzitutto. Perché certamente il codice penale del fascismo è ancora in vigore, e punisce da 5 a 12 anni di carcere l’aiuto al suicidio, senza fare alcuna distinzione per le condizioni di sofferenza insopportabile e di malattia irreversibile. Esistono però anche principi di libertà fondamentali e costituzionalmente garantiti che possono prevalere. Il processo sarà comunque un’occasione per confrontarsi e processare, insieme a me, la legge».

Perché il provvedimento del Gip, a suo avviso, non è corretto?

«Non entro nel merito della correttezza sul piano formale giuridico. Mi limito a dire che tutti noi dobbiamo essere liberi di non subire una condizione di sofferenza, che può equivalere a una vera e propria tortura».

Per l’eutanasia, pensate al modello olandese come riferimento anche per l’Italia?

«L’importante è non criminalizzare il medico o la persona fornisce il proprio aiuto. Ci vogliono ovviamente regole per attestare la volontà reiterata della persona e la sua condizione di sofferenza insopportabile e irreversibile. Un combinato disposto dei modelli olandese, belga e svizzero andrebbe bene».

Cioè dove una persona autorizza la propria eutanasia in caso di malattie degenetive (morbo, demenza), o terminali?

«Le regole olandesi sono molto rigorose, e credo che abbiano come risultato di prevenire molto più eutanasia di quanti suicidi invece riesca a prevenire il modelli proibizionista e criminalizzante del nostro Paese, che conosce come unica risposta l’eutanasia clandestina».

E se decide di cambiare idea e vuol rinunciare all’eutanasia una volta avviato il corso della malattia, quanto vale la sua volontà?

«E’ proprio quando l’eutanasia è legale che si stabilisce un percorso dal quale il malato può sottrarsi in qualsiasi momento, fino all’ultimo istante».

E per i minori? Sul caso di Charlie Gard che idea si è fatto? E’ favorevole alle sentenze della corte inglese?

«Distinguiamo: i minori possono accedere all’eutanasia in Belgio, quando siano comunque vicini alla maggiore età e chiedano l’eutanasia con il consenso di entrambi i genitori. Il caso di Charlie Gard non ha nulla a che vedere con la scelta di eutanasia, perché ovviamente Charlie non ha potuto scegliere nulla. Si tratta di valutare fino a quando i tentativi di cura non arrivino a far soffrire Charlie. Secondo i medici siamo già in questa situazione. Io non ho alcun elemento per valutare, e credo che sia assurda una presa di posizione “politica”: è bene chi si esprima chi ha conoscenza diretta del grado di sofferenza del bambino e di reversibilità della malattia. La decisione della Corte non è una astratta decisione giuridica, ma si base sulla valutazione dei medici».

I genitori che peso devono avere nelle scelta della vita del proprio figlio?

«I genitori hanno e devono avere un peso enorme, sia quando chiedono di tenere in vita sia quando chiedono di lasciare andare il proprio figlio. I genitori non hanno un potere assoluto sui figli, né in questi casi né, per esempio sui vaccini, perché può capitare anche a un genitore di non riuscire a valutare lucidamente l’interesse del bambino. E’ molto raro, ma non si può escludere. In ogni caso i medici devono fare tutto il possibile per convincerli della bontà della strategia che propongono».

La linea di Cappato e dei Radicali è in netta contrapposizione con quella tracciata dalla Chiesa Cattolica. Che invece si oppone ad ogni forma di eutanasia e si batte per la tutela di ogni vita, che sia quella di Dj Fabo o quella di Charlie Gard. I vescovi, con una nota dell’allora presidente cardinale Angelo Bagnasco, hanno già condannato la legge sul biotestamento approvata alla Camera definendola una proposta «individualista» e «adatta ad un individuo che si interpreta a prescindere dalle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato» (Il Messaggero, 20 aprile).

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