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Come posso mettere in pratica la vera carità cristiana di fronte alle idee mondane sull’amore?

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Roslan Rahman | AFP

Suor Theresa Aleteia Noble - pubblicato il 11/07/17

C'è un meccanismo che equilibra sia la gentilezza che la verità, e senza di esso i nostri sforzi sono incompleti

Vivo in un convento vivace con oltre 50 religiose. La nostra comunità è numerosa, e non mancano le opportunità per compiere atti di carità, che sia lavare i piatti, ascoltare pazientemente una consorella o andare a prendere qualcuno all’aeroporto. Nel corso del tempo, tuttavia, osservandomi in comunità, ho capito che quando faccio qualcosa di caritatevole spesso c’è dietro anche una sorta di interesse personale.

Se osserviamo attentamente la nostra vita emotiva interiore – e se siamo onesti con noi stessi –, capiamo che spesso facciamo cose apparentemente disinteressate per ragioni egoistiche. Amiamo per guadagnarci l’apprezzamento altrui, per risultare graditi, per sentirci superiori agli altri, per sentirci necessari, per mantenere gli amici. Compiamo atti d’amore per ottenere qualcosa in cambio. Visto che gli atti caritatevoli possono mascherare facilmente un amore egoistico, mi sono chiesta spesso cosa sia la vera carità cristiana e come possa vivere l’amore autentico.

Imparare cosa sia la carità cristiana è stato un lungo viaggio per me, e dopo sette anni in convento posso dire che sto solo iniziando a coglierne il senso. Una cosa che ho capito è che non assomiglia all’idea secolare, mondana, che definisce l’amore un sentimento, un affetto che non “danneggia” nessuno. Questa nozione è incompleta, e anche implicitamente errata, perché è concepita come separata da Dio, non collegata a Lui.

Ma Dio è amore, e quindi l’amore senza Dio semplicemente non è amore.




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Visto che l’amore che vediamo professato nel mondo è divorziato da Dio, spesso finisce per mancare di verità. Quando l’amore manca di verità, allora la gentilezza diventa l’aspetto più fondamentale dell’amore. L’amore mondano è gentile e tollerante nei confronti di chiunque – eccetto quanti credono che l’amore includa la correzione fraterna e un’articolazione della verità morale oggettiva, ai quali è riservata la massima intolleranza.

In risposta a questa visione scorretta dell’amore, alcuni cristiani sottolineano giustamente che l’amore sfida il comportamento immorale perché ha a cuore il bene dell’altro. Purtroppo, questo amore è troppo spesso così concentrato sulla correzione da escludere altri aspetti dei frutti della carità, nella fattispecie misericordia, gioia, pace, generosità, amicizia e comunione (cfr. CCC, n. 1829).

Quando i cristiani non vivono la pienezza dei frutti della carità, diventa una fonte di vero scandalo e di confusione per cristiani e non cristiani. Lo scandalo dell’amore cristiano incompleto fa sì che la gente si allontani da Cristo e attira le persone alla visione parziale dell’amore che ha il mondo.

Tutta la confusione che circonda l’amore è una delle ragioni per le quali ho avuto difficoltà a vivere la virtù della carità in convento. L’enfasi del mondo sulla gentilezza mi porta spesso a chiedermi se quando non sono gentile vuol dire che non amo, e l’enfasi di alcuni cristiani sulla correzione fraterna mi porta a pensare che non sto amando gli altri se non li correggo costantemente. Ciascuno di questi approcci, se non è equilibrato, è incompleto, il che può portare a serie trappole nella vita spirituale.

Da un lato, se abbiamo paura di fare dei sacrifici e di sfidare noi stessi e gli altri potremmo trovarci a cadere in una falsa gentilezza e nell’amore per il comfort che non assomiglia affatto al vero amore. Dall’altro, se ci concentriamo troppo sull’individuare le mancanze altrui anziché sull’amore possiamo diventare persone sempre prese a giudicare.




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Senza equilibrio, rimaniamo intrappolati dai nostri istinti e l’amore viene paralizzato. Vivere solo per la gentilezza è vivere in modo superficiale. Vivere per la verità divorziata dall’amore – che non è affatto verità – è finire frustrati, sentendosi incompresi e isolati dagli altri (e ben poco di quello che facciamo influenza il comportamento di coloro che vorremmo mettere in riga).

In tutta questa confusione, il potere del Vangelo e la grazia del nostro Battesimo viene in un certo senso neutralizzata, il che deve fare grande piacere al diavolo.

E allora ritorna la domanda: “Come posso vivere la vera carità cristiana?” Qual è il meccanismo che equilibra sia la gentilezza che la verità?

Thomas Merton ha scritto una volta che “la nostra crescita in Cristo è crescita nella carità”. Col passare degli anni in convento, una cosa sta diventando sempre più chiara: non posso vivere la vera carità da sola. I miei atti d’amore spesso mascherano intenzioni egoistiche, ma la virtù della carità è una partecipazione all’amore di Dio stesso.

Crescere nella virtù della carità è quindi crescere nella vita di Dio. Fare questo significa sempre arrendersi ai propri interessi e alle proprie preoccupazioni. La resa è il meccanismo mancante, e fornisce l’equilibrio necessario che autentica la nostra carità cristiana. Solo la carità disinteressata in sé – nei propri sentimenti, o nel proprio bisogno di sentirsi in qualche modo vittorioso – può essere realmente “vera”.




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L’amore richiede un atto di volontà, ma anche una resa sincera e completa all’azione di Dio in noi. Questo scatena la grazia. Ciò che distingue una persona caritatevole da una che non lo è non è il fatto che una è perfetta e l’altra no – siamo tutti in qualche modo egoisti. Quando una persona ha fatto qualcosa di veramente caritatevole, ha affidato i propri “vasi di creta” (2 Cor 4, 7) senza aspettative alla grazia di Dio, di modo che possa fluire liberamente e operare libera da oneri in lei, per il bene altrui.

Chiunque può essere caritatevole con l’aiuto di Dio. Chiunque può diventare un condotto di grazie, attraverso la carità, sia questa “gentile” o “correttiva”. Bisogna arrendersi all’equilibrio che Cristo modella per noi nel Vangelo perché il nostro amore possa essere radicato nella Verità, e la nostra verità sia temperata dall’Amore.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
amorecaritacorrezione fraterna
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