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L’1% della popolazione mondiale è vittima delle sette

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Luis Santamaría del Río - pubblicato il 10/07/17 - aggiornato il 10/07/17

Diversi livelli di danno

È importante non generalizzare, visto che “il grado di controllo sociale nei gruppi, includendo quelli socialmente deviati, può differire notevolmente. Le persone, inoltre, risponderanno in modi diversi allo stesso ambiente di gruppo”. È questo il motivo per il quale “i livelli di danno che osserviamo tra quanti lasciano i gruppi variano in base al fatto che siano membri di prima o di seconda generazione”.

Ci sono occasioni in cui non ci sono danni psicologici, ma questo non impedisce di riconoscere la sofferenza provocata in altre persone. “Si devono aiutare le persone ferite. Molte cercano orientamento”, e di fatto un’inchiesta realizzata alcuni anni fa con gli psicologi della Pennsylvania ha rivelato che la metà di loro aveva curato ex adepti di sette o i loro familiari.

È importante non solo l’aiuto successivo a chi è stato danneggiato da una setta, con una buona formazione dei professionisti della salute mentale in questo campo. Fondamentale è infatti anche l’“educazione preventiva”, ovvero “insegnare come riconoscere la manipolazione psicologica e resistervi”, andando al di là delle informazioni su gruppi concreti.

Per questo il congresso è stato preceduto da una giornata con laboratori di educazione e prevenzione, nel corso della quale è stata anche presentata l’azione divulgativa e formativa della Red Iberoamericana de Estudio de las Sectas (Rete Latinoamericana di Studio delle Sette, RIES).

Vie concrete di aiuto

In base all’esperienza dell’ICSA, Michael Langone ha suggerito alcune azioni necessarie di fronte al fenomeno settario.

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Tags:
prevenzionesette religiose

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