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​L’isola dei bambini

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Quando l’infanzia è sollecitata a riplasmare il mondo costruito dagli adulti

di Giovanni Cerro

È possibile immaginare un mondo diverso da quello in cui viviamo? Se ci trovassimo su un’isola disabitata, in un luogo imprecisato nel bel mezzo dell’oceano, come ci comporteremmo? Quali bisogni, abitudini, regole della convivenza dovremmo ripensare? È questo l’esperimento mentale che Luca Mori, ricercatore dell’università di Pisa, ha sottoposto a gruppi di bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni, nel corso di un progetto che ha coinvolto le scuole elementari di numerose regioni d’Italia. Le loro proposte sono ora raccolte e discusse nel volume Utopie di bambini. Il mondo rifatto dall’infanzia, che inaugura la collana “Le Tartarughe. Filosofie in gioco con i bambini” della casa editrice ETS di Pisa (pagine 163, euro 14). Il libro permette di avere un’idea più precisa non solo della capacità dei bambini di dare forma a contesti alternativi rispetto a quelli esistenti e di valutare concretamente vantaggi e svantaggi di ogni scelta, ma anche della loro visione del mondo costruito dagli adulti, in cui sembra troppo difficile modificare abitudini radicate e rinunciare a modi di pensare ormai consolidati.

Facendo propria una definizione di Ludwig Wittgenstein, secondo il quale un genuino problema filosofico si presenta sempre come un rompicapo o un enigma, Luca Mori ha accompagnato i bambini a interrogarsi su questioni rilevanti per la vita in comune (che cosa sono la giustizia e l’uguaglianza, la verità e la felicità, ma anche il rispetto dell’altro e dell’ambiente), ripensando in modo originale un tema che ha illustri antecedenti. Da una parte, il secondo libro della Repubblica di Platone, laddove Socrate invita i suoi interlocutori a immaginare la fondazione una nuova città più giusta e più felice rispetto a quelle reali, cercando di tenere insieme i bisogni effettivi con le aspirazioni ideali. Dall’altra parte, l’isola di Utopia di cui parla Tommaso Moro nell’omonima opera del 1516, in cui si critica l’Inghilterra del tempo attraverso la descrizione di una società in cui regnano la comunanza dei beni e la tolleranza verso i diversi culti religiosi (gli atei, invece, sono esclusi dalla vita politica). I capitoli in cui è organizzato il libro di Mori seguono lo sviluppo graduale del suo percorso di riflessione con i bambini. Dapprima ci si interroga su come far fronte a esigenze pratiche, come il nutrirsi o cercare un riparo. L’idea di portare sull’isola cibi già confezionati o di costruire supermercati dove i prodotti possono essere sempre a disposizione cede gradualmente il posto alla necessità di ricorrere a forme rudimentali di agricoltura, pesca o allevamento, anche se non tutti sono d’accordo sul trattamento da riservare agli animali. Anche rispetto alle abitazioni le posizioni dei diversi gruppi di bambini non sono univoche: si oscilla tra la proposta di edificare un unico grande alloggio in cui vivere tutti insieme e quella di prevedere singole strutture, sparse sulla superficie dell’isola o riunite a formare un villaggio. Può anche capitare che, chiedendosi quali siano i materiali da costruzione migliori o come si possa produrre energia pulita, ci si accorga di non saperne abbastanza per prendere una decisione e quindi si cerchi di approfondire sotto la spinta della curiosità. È un’ulteriore conferma dell’importanza della relazione tra apprendimento e divertimento, che sta alla base del metodo della filosofia con i bambini. Si passa quindi ad analizzare problemi ancora più complessi, come le leggi da adottare per garantire l’ordine, le punizioni per i trasgressori o la forma di governo migliore: è preferibile, ad esempio, una democrazia in cui si decide «tutti insieme» in un’assemblea o una monarchia in cui comanda «un unico capo»? O, ancora, avere più capi a rotazione? Da questo tema centrale della filosofia politica dell’occidente, discendono inevitabilmente considerazioni sull’uguaglianza tra gli uomini, sul principio della giustizia sociale e sul senso del limite.

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