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E’ sempre indissolubile un matrimonio sacramentale?

© Corinne SIMON/CIRIC
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Il principio è fuori discussione. La sola eccezione riguarda le nozze con un non battezzato. Come spiega Joseph Ratzinger

Ci sono eccezioni rispetto all’indissolubilità del matrimonio sacramentale, cioè celebrato “in chiesa”, cioè sacramentalmente?

L’ENERGIA PER L’INDISSOLUBILITA’

Il teologo domenicano padre Giordano Muraro chiariva su Famiglia Cristiana (luglio 2016): «Troviamo la risposta nel documento della Congregazione per la dottrina della fede del 1998 (a firma dell’allora Prefetto Joseph Ratzinger), nel quale si ricorda che tutti i matrimoni chiedono di essere “per sempre”, ma solo i matrimoni celebrati con fede viva in Cristo ricevono dallo Spirito l’energia necessaria per realizzare questa loro naturale ordinazione all’indissolubilità».

LA FIDUCIA RECIPROCA

L’indissolubilità del matrimonio sacramentale è fuori discussione. Ma deve “calarsi” in un contesto che la “stimoli”. «L’amore coniugale – prosegue Muraro – chiede per sua natura di essere indissolubile perché solo così genera nell’uomo e nella donna quella fiducia che permette a entrambi di fidarsi l’uno dell’altro e di affidarsi reciprocamente per tutta la vita (non avrebbe senso un “ti amerò per due anni o per tre mesi!”)».

FEDE VIVA IN CRISTO

L’uomo e la donna «non trovano in sé stessi la forza per realizzarlo in questo modo, ma la ricevono dallo Spirito, che agisce normalmente attraverso il sacramento. Perché il matrimonio diventi un patto di vita indissolubile si richiede non solo un amore umano vero, ma anche una fede viva in Cristo il quale partecipa agli sposi il suo stesso modo di amare».

FEDELTA’ IN GESU’

Il testo di Ratzinger, “La pastorale del matrimonio deve fondarsi sulla verità”, prende le mosse da una Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede – firmata dallo stesso Ratzinger il 14 settembre 1994

Il Prefetto del Sant’Uffizio ritenne opportuno pubblicare un ulteriore documento chiarificatore per rispondere ad alcune obiezioni contro la dottrina e la prassi della Chiesa,

L’allora cardinale Ratzinger fa notare che: «la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio deriva dalla fedeltà nei confronti della parola di Gesù. Gesù definisce chiaramente la prassi veterotestamentaria del divorzio come una conseguenza della durezza di cuore dell’uomo. Egli rinvia – al di là della legge – all’inizio della creazione, alla volontà del Creatore, e riassume il suo insegnamento con le parole: “L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10, 9)».

SAN PAOLO E IL DIVORZIO

La parola di Gesù sull’indissolubilità del matrimonio, prosegue il futuro Benedetto XVI, «è il superamento dell’antico ordine della legge nel nuovo ordine della fede e della grazia».

La possibilità di separazione, prospetta da San Paolo in 1 Cor 7, riguarda i matrimoni fra un coniuge cristiano e uno non battezzato. Come ha poi chiarito, infatti, la riflessione teologica successiva sono da considerare “sacramento” – e dunque orientati al rispetto dell’indissolubilità assoluta – i matrimoni tra battezzati che per loro natura si collocano nell’ambito della fede in Cristo.

«Così – precisa Ratzinger – la sistematizzazione teologica ha classificato giuridicamente l’indicazione di San Paolo come “privilegium paulinum“, cioè come possibilità di sciogliere per il bene della fede un matrimonio non sacramentale. L’indissolubilità del matrimonio veramente sacramentale rimane salvaguardata; non si tratta quindi di una eccezione alla parola del Signore».

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