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Cos'è il karma? Influisce su di noi?

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Jacques Gauthier - pubblicato il 07/07/17

Si raccoglie ciò che si semina, ma non siamo determinati dalle nostre azioni

Il karma è un elemento chiave della filosofia buddista. È del tutto estraneo alla tradizione giudaico-cristiana. Non se ne trova traccia nella Bibbia. Karma vuol dire attività, azione, gli effetti che ne derivano e che ci legano all’esistenza.

Buddha insegna che bisogna distaccarsi da ogni desiderio e da ogni sentimento per trionfare sul karma e smettere di aver paura di rinascere in una nuova esistenza. Si raggiunge allora il nirvana e si esce dal circolo delle reincarnazioni – perché la nozione del karma è intimamente unita alla credenza nella reincarnazione.

In questa dinamica del karma, le nostre azioni determinano se la nuova vita sarà felice o disgraziata. Ciascuno viene così giudicato in funzione delle sue azioni.

La vita presente comporta conseguenze in una vita futura. Come dice il proverbio, “si raccoglie ciò che si semina”. È il vincolo causa-effetto. “Semina amore e raccoglierai amore”, diceva San Giovanni della Croce. Ma si dice anche che la violenza genera violenza.

Non siamo tuttavia determinati dalle nostre azioni. Siamo liberi di scegliere di amare o odiare, di migliorare il nostro benessere e quello dei nostri simili.

La legge del karma è un puro determinismo? Non viviamo solo in base alle conseguenze delle azioni del passato; abbiamo un libero arbitrio che ci aiuta a crearci, a costruirci, a cambiare, a crescere, a scoprire il desiderio profondo che ci fa vivere. Insomma, la vita è nelle nostre mani.

La questione della sofferenza

Esistiamo in primo luogo perché siamo esseri unici e liberi, creati per amare e per essere amati. Da ciò deriva la nostra dignità. Questo ha ripercussioni sulla vita concreta. Se qualcuno soffre o si trova in uno stato di necessità, le sue disgrazie non devono essere viste come conseguenza di un karma negativo di una vita precedente che la persona deve sopportare per arrivare a liberarsene.

Ad esempio, le vittime di terremoti, inondazioni o altre calamità sono morte percé avevano un karma negativo? Il bambino che muore sotto le macerie è vittima di una vita negativa precedente?

Capisco che alle persone che credono nella legge del karma questa interpretazione possa permettere di accettare la sofferenza, di interpretarla come una prova che le purifica da vite precedenti, ma non è con le dichiarazioni fataliste che si allevierà il dolore di un popolo che soffre.

È meglio rimanere in rispettoso silenzio di fronte al mistero che ci supera piuttosto che cercare un responsabile al quale farlo scontare, sia esso Dio, il Diavolo o il karma.

Per i cristiani, la discrezione del Dio della vita di fronte al male è il segno del fatto che ci considera autonomi e responsabili, che desidera che reagiamo con ancor più compassione.

Di fronte alla fatalità del karma e del determinismo, preferisco la misericordia e il perdono. La grande domanda relativa al senso della vita e della morte si porrà sempre alla nostra coscienza, come la domanda sul mistero di Dio, sia in Oriente che in Occidente. Le risposte divergono ma le domande restano, e sono quelle che danno senso.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
spiritualità orientale
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