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Fratelli o rivali?

© Public Domain
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Alle radici della violenza in nome delle religioni

Dopo aver denunciato gli asassinii recenti, Jonathan Sacks non indugia sull’orrore ma si rivolge a scrutare la radice teologica della violenza ispirata dalla religione.
Il moderno fondamentalismo si radica in una forma viziosa di rivalità fra fratelli, una sorta di falsa variante del dualismo. Generata da una lettura scorretta dei testi biblici che ri-legge osservando soprattutto le storie dei fratelli rivali. L’autore lancia alcuni interrogativi, cui darà risposta, capitali per la nostra cultura: «E se la Bibbia ebraica comprendesse, come Freud e Girard, come i miti greci e romani, che la rivalità tra fratelli è la forma primigenia di violenza? E se, invece di avallare questa interpretazione cominciasse a minarla, a rovesciarla, a contestarla e infine a sostituirla con un altro modo, assai diverso, d’interpretare la nostra relazione con Dio e con l’altro umano? E se la Genesi fosse un testo con più livelli, più profondo e trasformativo di quanto lo abbiamo considerato? E se fosse la maniera di Dio di dirci ciò che disse a Caino che la violenza in una causa sacra non è santa ma un atto di profanazione? E se Dio stesse dicendo: Non nel mio nome?».

Di primo acchito il monoteismo risolve il problema, perché, posto che ci sia un solo creatore, ne consegue che esiste una sola creazione, allora tutti vi apparteniamo. Questa ottica unica e unificatrice del cosmo si scontra però con l’istinto umano. È arduo considerarlo come un “noi”, siamo sempre disposti a distinguere fra “noi” e “loro”.
Il dualismo teologico è spesso inconscio ma serpeggia nelle fedi monoteistiche, una sorta di virus non sradicabile. Se, però, il dualismo si espande, diventa universale e si coniuga con la tecnologia, per esempio con internet, ed è parallelo alla crisi della società, si scatena il disastro.

Si potrebbero anche sottolineare i silenzi all’interno di questa profonda e impegnativa riflessione, ricca di ampiezza di idee, respiro e chiaro giudizio, ma sarebbe ingiusto perché cadrebbero al di fuori del tracciato voluto dall’autore.
Dio non accetta la violenza perché è il Dio dell’amore. Per questo tutti dobbiamo combattere senza armi la religione che combatte con le armi: «Ora è giunto il tempo per gli ebrei, i cristiani e i musulmani di dire ciò che non hanno detto nel passato: siamo tutti figli di Abramo. E sia che siamo Isacco o Ismaele, Giacobbe o Esaù, Lea o Rachele, Giuseppe o i suoi fratelli siamo tutti preziosi agli occhi di Dio. Siamo benedetti. E per essere benedetti non è necessario che qualcuno sia maledetto. L’amore di Dio non funziona in questo modo. Oggi Dio ci chiama, ebrei, cristiani e musulmani, a liberarci dall’odio e dalla sua predicazione, e a vivere, finalmente, come fratelli e sorelle, fedeli alla nostra fede e a essere una benedizione per gli altri a prescindere dalla loro fede, rendendo onore al nome di Dio onorando la sua immagine, l’umanità».

 

QUI L’ORIGINALE

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