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Che significato ha l’altare di una chiesa?

A priest is kissing the altar – it

Corinne MERCIER/CIRIC

<span class="standardtextnolink">05 mai 2009: C&eacute;l&eacute;bration du 120&egrave;me anniversaire de la facult&eacute; de th&eacute;ologie et de sciences religieuses de l&#039;Institut Catholique de Paris, France.</span> <table border="0" cellpadding="2" cellspacing="0" width="100%"> <tbody> <tr> <td valign="top"><span class="standardtextlabel">R&eacute;f&eacute;rence:</span> <span class="standardtextnolink">157997</span></td> </tr> </tbody> </table> <table border="0" cellpadding="2" cellspacing="0" width="100%"> <tbody> <tr> <td valign="top"><span class="standardtextlabel">Stock:</span> <span class="standardtextnolink">BSE - Ciric</span></td> </tr> </tbody> </table> <table border="0" cellpadding="2" cellspacing="0" width="100%"> <tbody> <tr> <td valign="top"><span class="standardtextlabel">Voir le reportage:</span> <span class="standardtextnolink"><a class="standardtext">Anniversaire de l&#039;ICP</a></span></td> </tr> </tbody> </table> <span class="standardtextlabel">Signature:</span> <span class="standardtextnolink"><a class="standardtext">Corinne MERCIER/CIRIC</a></span>

Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 04/07/17

Perché è fisso, di pietra e in un unico blocco?

La parola “altare” significa in ebraico “luogo di mattanza” (Es 27, 1). In greco significa “luogo di sacrificio”. In latino la parola “altare” deriva da “altus”, che significa “piattaforma elevata”. Per questo fin dall’antichità un altare è un luogo elevato o una pietra consacrata (in latino ara) che si usava per la celebrazione dei riti religiosi rivolti alla divinità, come offerte e sacrifici (immolazione di vittime).

Il primo altare ebraico che troviamo nella storia biblica venne costruito da Noè dopo essere uscito dall’arca (Gn 8, 20). La Bibbia ci dice anche che i primi uomini fecero sugli altari sacrifici di animali e offerte di frutti a Dio Creatore – è il caso di Caino e Abele.

In seguito vennero costruiti altari da Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè e Giosuè, la maggior parte dei quali a fini sacrificali e alcuni a mo’ di memoriale.

Successivamente, con l’edificazione del tabernacolo, gli altari erano costruiti principalmente con due propositi: bruciare incenso e offrire sacrifici. Una volta che si accendeva il fuoco dell’altare doveva rimanere acceso (Lev 6, 13).

Col passare del tempo, come si vede nello stesso Libro del Levitico, il popolo di Israele offriva a Dio sacrifici di agnelli e di altri animali in riconoscimento della sua divinità e in modo espiatorio.

I sacrifici dell’Antica Legge erano una prefigurazione del sacrificio di Gesù sull’altare della croce, ma in sé erano imperfetti. Per questo l’autore della Lettera agli Ebrei dice: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà”” (Eb 10, 4-7).

Nella nuova ed eterna alleanza, Dio, facendosi uomo, ha preso un corpo mortale, e come uomo ha potuto soffrire e come Dio ha potuto dare alla propria sofferenza un valore infinito, capace di soddisfare o pagare generosamente qualsiasi debito contratto dal peccato dell’essere umano.

Gesù è capace di riconciliare definitivamente l’uomo con Dio offrendosi in sacrificio, per questo è il sommo ed eterno sacerdote. Gesù Cristo, però, oltre ad essere sacerdote è anche la vittima e l’altare (Messale Romano, Prefazio pasquale V).

Gesù è il sacerdote “perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli”, dice Isaia del servo sofferente (53, 12).

Gesù è la vittima perché Egli, come unico sacerdote della nuova alleanza, si è offerto (1 Tm 2, 6) come vittima, e non come una vittima qualsiasi, ma come una davvero propiziatoria e necessaria, che paga il giusto prezzo in riparazione del grande peccato commesso.

La vittima in questo caso non è posta da un uomo né è un animale, ma la mette Dio ed è egli stesso. In questo modo diventa proprio quel “servo sofferente” che accetta, in modo libero e volontario, per amore, la missione di essere la vittima capace di pagare l’alto prezzo per la nostra infedeltà.

Gesù è l’altare. Avendo già il sacerdote e la vittima servirebbe ora l’altare, sempre necessario per realizzare il sacrificio. L’altare evoca quindi la tavola sulla quale Gesù ha anticipato il suo sacrificio che si sarebbe realizzato offrendosi sull’altare della croce.

In questo modo c’è un rapporto diretto e intrinseco tra tavola (altare) e croce, sui quali c’è la vittima, realizzando un’unità o una fusione tra Gesù e la croce, tra Gesù e l’altare. Per questo la cena del Signore o Messa – prolungata o attualizzata nel tempo per espresso desiderio di Gesù (Lc 22, 19; 1 Co 11, 24 e 25) – è l’anticipo incruento del suo sacrificio cruento sulla croce. Gesù ha detto ai suoi apostoli: “Prendete e mangiatene tutti, QUESTO È IL MIO CORPO, offerto in sacrificio per voi… QUESTO È IL MIO SANGUE…, versato per voi e per tutti” (Lc 22, 19/ Mt 26, 28).

Cristo è l’altare perché con Lui e in Lui si sostiene e si realizza il sacrificio redentore. Il Sacrificio di Gesù è stato così perfetto che non si può pensare a un altro più grande, possibile e completo.

Sull’altare è rappresentata non solo la persona divina di Gesù, ma anche la sua azione a favore degli uomini. Per questo, sulla pietra dell’altare si incidono e si ungono cinque croci che rappresentano le piaghe della crocifissione.

Con l’immolazione del suo corpo sulla croce, ha dato pieno compimento a quello che annunciavano i sacrifici dell’antica alleanza, e offrendo se stesso per la nostra salvezza ha voluto essere allo stesso tempo, come si è detto in precedenza, sacerdote, altare e vittima.

Nella Nuova Legge, l’altare è la tavola sulla quale si offre il Sacrificio Eucaristico. “L’altare, sul quale si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della croce, è anche la mensa del Signore” (OGMR, 296).

“È Cristo stesso, sommo ed eterno sacerdote della Nuova Alleanza, che, agendo attraverso il ministero dei sacerdoti, offre il sacrificio eucaristico. Ed è ancora lo stesso Cristo, realmente presente sotto le specie del pane e del vino, l’offerta del sacrificio eucaristico” (Catechismo, 1410).

“L’ altare, attorno al quale la Chiesa è riunita nella celebrazione dell’Eucaristia, rappresenta i due aspetti di uno stesso mistero: l’altare del sacrificio e la mensa del Signore, e questo tanto più in quanto l’altare cristiano è il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all’assemblea dei suoi fedeli sia come la vittima offerta per la nostra riconciliazione, sia come alimento celeste che si dona a noi”.

“Che cosa è l’altare di Cristo se non l’immagine del Corpo di Cristo?” – dice sant’Ambrogio, [Sant’Ambrogio, De sacramentis, 5, 7: PL 16, 447C] e altrove: ‘L’altare è l’immagine del Corpo [di Cristo], e il Corpo di Cristo sta sull’altare’ [Sant’Ambrogio, De sacramentis, 5, 7: PL 16, 447C]. La Liturgia esprime in molte preghiere questa unità del sacrificio e della Comunione” (Catechismo, 1383).

L’altare, che dev’essere fisso, simboleggia Cristo Gesù, la Pietra viva (1 Pt 2, 4; Ef 2, 20. Compendio, 288), la pietra angolare. Per questo, il concetto per cui Cristo è l’altare mistico del suo sacrificio, e come ha detto egli stesso la pietra d’angolo sulla quale si deve edificare il tempio spirituale dei fedeli, ha influito sulla preferenza a che l’altare sia di pietra perché sia in realtà simbolo vivo di Cristo.

Di conseguenza, l’altare dev’essere fisso, di pietra e in un unico blocco (Canone 1236). La pietra evoca l’idea di solidità, stabilità, sostegno sicuro, quello che è in definitiva Gesù.

La Chiesa esorta a che “l’altare sia costruito staccato dalla parete, per potervi facilmente girare intorno e celebrare rivolti verso il popolo: la qual cosa è conveniente realizzare ovunque sia possibile. L’altare sia poi collocato in modo da costituire realmente il centro verso il quale spontaneamente converga l’attenzione dei fedeli. Normalmente sia fisso e dedicato” (OGMR, 299).

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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