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In che modo la fenice è diventata un simbolo cristiano?

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I greci non erano gli unici a riverire questo mitico uccello

Gli antichi greci e romani (così come altre culture del mondo) credevano nell’esistenza di un “uccello di fuoco” al quale veniva data nuova vita dopo essere morto tra le fiamme e rinato dalle sue stesse ceneri. Questo tipo di rinascita attraverso il fuoco era l’unico modo di riproduzione del mitico uccello.

A questo uccello ci si riferisce in vari racconti mitologici, ma anche nell’Antico Testamento. Giobbe usava il volatile per descrivere la propria situazione: “Allora pensavo: ‘Spirerò nel mio nido e moltiplicherò i miei giorni come la fenice’” (Giobbe 29, 18).

I primi cristiani, molti dei quali greci, videro subito nella fenice un’immagine della resurrezione. Per questo motivo viene rappresentata spesso vicino ai luoghi di sepoltura cristiani ed è uno dei simboli preferiti della Chiesa delle origini.

San Clemente Romano, morto alla fine del I secolo e quarto Papa, scrisse della fenice e del suo valore simbolico:

Consideriamo quello splendido segno [della resurrezione] che ha luogo nelle terre orientali, ovvero in Arabia e nei Paesi vicini. C’è un certo uccello chiamato fenice. È l’unico del suo genere, e vive 500 anni. E quando si avvicina il momento della sua dissoluzione si costruisce un nido di incenso, mirra e altre spezie in cui entra quando è il momento e muore [e poi risorge]… Riteniamo quindi che sia una cosa straordinaria per il Creatore di tutte le cose far risorgere quanti Lo hanno servito in modo pio a garanzia di una buona fede quando perfino attraverso un uccello Egli mostra la forza del Suo potere per mantenere la Sua promessa?

C’è anche un’antica tradizione ebraica secondo la quale Eva offrì a tutti gli animali il frutto proibito, ma la fenice fu l’unica a rifiutarlo. Per la fedeltà della fenice, Dio le ha garantito una vita insolitamente lunga.

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