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Come riuscirò ad affrontare le mie sofferenze?

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 04/07/17

Chi ama e sa di essere amato ha più capacità di assumere su di sé il dolore

Gesù mi chiama per nome per vivere al suo fianco, e una volta che posso riposare accanto a Lui mi insegna un nuovo stile di vita.

Penso che vivere accanto a Lui sia più di credere a un insieme di verità. Molta gente crede a tutto ciò che ha detto Gesù. Ha le idee chiare. Sa cosa è bene e cosa è male. Ma poi nessuno cambia nella sua vita. Tutto resta uguale. Non voglio che mi accada lo stesso. Voglio cambiare vita. Voglio essere migliore.

E per riuscirci ho bisogno di far sì che la mia vita si “introduca” nella vita di Gesù. Il mio cuore nel suo cuore. I miei sentimenti nei suoi sentimenti. E so che in questo modo Gesù vivrà nella mia vita. È il senso del mio cammino al suo fianco. La mia vita nella sua.

La vita di Gesù consiste nell’annunciare il Regno. Nel curare i mali del corpo e dell’anima. Nel parlare del regno che si fa strada a poco a poco tra gli uomini. Gesù ha bisogno di avere accanto degli amici. Non è un solitario. Si riunisce con loro e dice loro in cosa consiste vivere con Lui.

Penso che oggi lo dica anche a me. Perché anch’io, un giorno, ho sentito che mi chiamava per nome e sono andato accanto a Lui. Mi ha chiamato quando ero sulla mia barca per stare con Lui. È accaduto a tutti noi. La sua chiamata. Il mio nome. La sua voce. La mia sequela. E poi sono venute le sue parole. Come oggi.

Gesù dice molte cose, anche a me. Passa da un tema all’altro in base alle domande che gli pongo. E mi risponde vedendo quello di cui ho bisogno e se sono pronto a capirlo. Spesso è troppo presto per trovare delle risposte. Non capisco quello che mi accade e Gesù aspetta.

Oggi mi parla della vita. Delle cose importanti e di quelle che non lo sono. Della vita che merita di essere vissuta. Quella che voglio. Scelgo Lui. Lo scelgo come mio Signore. Torno a sceglierlo come Egli sceglie me.

Gesù parla ai suoi. Chiede loro di prendere la loro croce e di seguirlo: “Chi non prende la propria croce e non mi segue non è degno di me”. Vuole che prendano la propria vita com’è, il loro cuore, i loro amori, e lo seguano.

Mi affascina ciò che significa seguire Gesù. Gesù è il pellegrino scalzo, quello che non ha un posto in cui posare il capo. Stare con Lui, per me, implica il fatto di camminare, di non fermarmi comodamente in un luogo sicuro. Implica il fatto di muovermi e di essere libero di mettermi in cammino. Richiede che io sia attento al passo che Dio mi chiede. Presuppone di seguire sempre le sue orme. Di andare dove va Lui.

Credo di dover pregare molto per poterlo fare. Se non prego lo perdo di vista. Se non approfondisco la mia vita perdo le sue orme. Spesso sono io a chiedere a Lui di seguire i miei passi. E in realtà lo fa, mi viene sempre a cercare dove vago perduto. Anche se mi allontano, anche se esco dal cammino.

Ma oggi voglio dirgli nuovamente che il suo cammino è il mio. Che scelgo di camminare accanto a Lui e di adattare i miei passi ai suoi. E vuole che lo segua con la mia croce quotidiana. Vuole che mi carichi la mia croce. Ho molte croci che non desidero nella mia vita. Ci sono altre croci possibili che temo.

Commentava padre Josef Kentenich: “La nostra natura ha sempre una certa predisposizione negativa nei confronti della croce e della sofferenza. Non posso chiedere la sofferenza in modo assoluto, ma solo condizionata relativamente. Per questo, personalmente, insegno sempre per rimanere sensati: ‘Ma se a te provoca più gioia un’altra cosa e vuoi preservarmi dalla sofferenza, ti chiedo di preservarmene’”.

Non voglio una croce che non è arrivata. Non voglio le croci possibili che il futuro potrebbe presentarmi. Gesù mi chiede solo di prendere quella di cui mi faccio già carico. Vuole che segua i suoi passi con la mia croce sulle spalle, custodita nell’anima.

So bene che chi ama può prendere più facilmente su di sé le croci della vita. Chi ama e sa di essere amato ha più capacità di prendere su di sé il dolore. Umanamente non mi sento capace di alcuna croce. Ma quando amo sono capace dell’impensabile. Posso lottare al di là delle mie forze. Posso alzarmi e prendere su di me il peso della vita. Perché amo, e l’amore che ho mi dà le ali.

In questo consiste quello che Gesù mi chiede oggi. Amarlo. Sapermi amato da lui. Per essere così capace di caricarmi il peso della mia vita. Senza lasciare da parte quella croce che non voglio.

La mia vita è tutto ciò che sono. Accolgo le mie paure, i miei insuccessi, i miei difetti, il mio peccato, nelle mie mani. Bacio i miei sogni, la mia bellezza, la mia inquietudine. Abbraccio il mio mondo di vincoli, le mie radici, i miei pensieri, i miei ideali, il mio lavoro. Tutto ciò che sono e che ho lo porto sulle spalle. Il mio presente, il mio affanno quotidiano, lo metto su di me e mi metto in marcia.

È questo che Gesù chiede ai suoi quel giorno. “Venite con me, a camminare, a navigare, a vivere il momento”. È la stessa cosa che chiede a me. Voglio optare per Lui. Penso che scegliere mi faccia sempre male. Quando scelgo perdo sempre qualcosa. Ma scegliere mi rende pienamente uomo. Cosa scelgo nella vita? Lascio che la vita mi viva o compio le mie scelte? Qual è la mia scelta fondamentale ora?

Posso scegliere di cambiare, posso scegliere di fare un passo avanti. Posso scegliere di vivere la mia vita ma in un altro modo. Con un altro sguardo, con un altro atteggiamento. È questa la chiamata che Gesù mi rivolge oggi.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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