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L’incubo che avrebbe potuto evitare la salvezza di un’anima

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Pixabay / CC

Aleteia Brasil - pubblicato il 29/06/17

Era notte. Pioveva molto e faceva freddo. All'improvviso, qualcuno iniziò a bussare disperatamente alla porta della casa parrocchiale

La nostra cultura sempre più scettica e irriverente ha messo da parte storie pie che di generazione in generazione trasmettevano messaggi di fede e invitavano alla riflessione. Questa è una delle storie che si raccontavano decenni fa, e può essere una fonte di ispirazione:

Era appena calata la notte. Padre José, dopo aver compiuto i suoi doveri, chiudeva la chiesa per andare alla casa parrocchiale a recitare l’Ufficio Divino, preghiere e letture magnifiche che compongono il libro del breviario e seguono i tempi liturgici. Camminava per la strada e osservò che poco dopo sarebbe venuto a piovere. Una volta a casa iniziò a pregare, e quando finì decise di andare a dormire. La pioggia si stava intensificando. Si addormentò verso le 23.00, ma per via della stanchezza accumulata nella giornata ebbe un incubo.

Sognò che a mezzanotte qualcuno bussava alla porta con forza e insistenza. Sempre sognando si alzò e andò a vedere cosa stesse succedendo.

“Chi bussa a quest’ora con tanta veemenza?”, pensò.

Aprì la porta, e sotto quella pioggia torrenziale vide un uomo tutto imbacuccato che gli disse:

“Padre, per favore, mia moglie sta morendo. Deve venire con me per darle l’estrema unzione”.

Nel sogno il sacerdote pensava:

“Può essere un bandito, può dire una bugia…”. La pioggia era molto forte e faceva freddo. “… ma potrebbe anche essere vero”.

Indecisione. Andare o non andare a rispondere a quella richiesta? L’uomo aveva un aspetto che destava sospetto. Il sacerdote ci pensò e poi decise di andare, perché se fosse stato vero non poteva non dare l’ultimo sacramento a una persona moribonda.

“Aspetti un po’, figliolo. Vado a mettermi un cappotto”.

Pronto ad affrontare la pioggia, il sacerdote tornò e chiusa la porta per accompagnare quell’estraneo. Quando salì in carrozza, i cavalli iniziarono a galoppare a briglia sciolta.

Visto che il viaggio sembrava non finire mai, il sacerdote sporse la testa fuori e chiese:

“Figliolo, quanto manca?”

L’estraneo gridò, tra la pioggia e i tuoni:

“Stiamo arrivando, padre, sto facendo tutto il possibile per arrivare rapidamente”.

La carrozza ondeggiava molto e i cavalli correvano a perdifiato. Sembrava che la situazione fosse proprio grave e seria. Dopo un altro po’, visto che non si vedevano case, il sacerdote divenne inquieto.

“Figliolo, dov’è sua moglie? Manca ancora molto?”

“È proprio lì, dopo quella fila di alberi”.

Passati gli alberi apparve una casetta piccola e umile. L’estraneo scese e aprì la porta della carrozza per far scendere il sacerdote. La porta di casa era socchiusa. Il sacerdote la spinse e si trovò in una piccola sala, dopo la quale c’era una tenda spessa.

“Dov’è sua moglie?”

“In camera, dietro la tenda. Può entrare”.

Quando il sacerdote scostò la tenda vi apparve dietro un orribile demonio con un coltello in mano, che tentò disperatamente e con grande odio di pugnalarlo. Fu allora che il sacerdote si svegliò spaventato. Respirava affannosamente e sudava freddo, ma capì che non era stato solo l’incubo a svegliarlo: qualcuno stava bussando disperatamente alla sua porta. L’orologio indicava che era mezzanotte, proprio come nell’incubo che aveva appena avuto. Spaventato, il sacerdote pensò: “Chi può essere a quest’ora? Sarà un avviso di Dio?”

La persona non smetteva di bussare, e lo faceva sempre più forte e con maggiore insistenza. Il sacerdote pensò:

“Non darò importanza a un sogno. È stato solo un incubo”.

Andò alla porta e la aprì. Si spaventò talmente da rischiare di cadere. Era lo stesso estraneo del sogno:

“Padre, per favore, mia moglie sta morendo. Deve venire a darle l’estrema unzione”.

Il sacerdote pensò: “Non può essere! La stessa persona del sogno… La stessa richiesta di aiuto… La stessa notte tempestosa, la stessa ora… Era proprio un avviso”.

“Figlio mio, purtroppo non posso aiutarvi ora”.

“Padre, la supplico, siamo una famiglia cattolica! Non può lasciare che mia moglie muoia senza l’ultimo sacramento!”

Vedendo la disperazione sul volto dell’estraneo, il sacerdote pensò nuovamente che non doveva lasciarsi influenzare da un sogno e che poteva esserci davvero una donna che aveva bisogno dell’ultimo sacramento.

“Aspetti un po’, figliolo. Vado a mettermi un cappotto”.

Pronto ad affrontare la pioggia, il sacerdote tornò e chiusa la porta per accomagnare quell’estraneo. Quando salì in carrozza, i cavalli iniziarono a galoppare a briglia sciolta.

Tutto sembrava identico all’incubo. Lo stesso estraneo, la stessa richiesta, la stessa carrozza, la stessa notte piovosa, i lampi e i tuoni… Il sacerdote pregava Dio di proteggerlo.

Visto che il viaggio sembrava non finire mai, il sacerdote sporse la testa fuori e chiese:

“Figliolo, quanto manca?”

L’estraneo gridò, tra la pioggia e i tuoni:

“Stiamo arrivando, padre, sto facendo tutto il possibile per arrivare rapidamente”.

Perfino quel dialogo era avvenuto nell’incubo. Tutto si ripeteva uguale! Poteva essere possibile? Non poteva essere solo un’impressione provocata dal sonno, dalla preoccupazione, dalla paura?

Mentre la carrozza ondeggiava e i cavalli proseguivano la loro corsa sfrenata, il sacerdote pensò: “Non chiederò più nulla, perché così non sarà tutto uguale all’incubo”.

Ma ci stavano mettendo troppo, l’impazienza aumentava, non si arrivava mai…

“Figliolo, dov’è sua moglie? Manca ancora molto?”

“È proprio lì, dopo quella fila di alberi”.

Passati gli alberi apparve una casetta piccola e umile. L’estraneo scese e aprì la porta della carrozza per far scendere il sacerdote. La porta di casa era socchiusa. Il sacerdote la spinse e si trovò in una piccola sala, dopo la quale c’era una tenda spessa.

“Dov’è sua moglie?”

“In camera, dietro la tenda. Può entrare”.

E ora? Che fare? Era tutto come nell’incubo, che doveva essere stato davvero un avviso. Indecisione: scostare o non scostare la tenda?

Il sacerdote avanzò respirando a fondo, fece il segno della croce e, con il crocifisso in mano, spostò la tenda…

La donna era a letto, già quasi in agonia. Il sacerdote le diede subito l’estrema unzione e pregò per lei. Non appena ebbe finito di amministrare i sacramenti, la donna esalò l’ultimo respiro e rese l’anima a Dio.

Il marito e il sacerdote scoppiarono a piangere, e in ginocchio ringraziarono Dio per la grazia di aver dato alla donna l’opportunità di ricevere l’ultimo sacramento.

Tempo dopo, il sacerdote concluse che l’opera del demonio era stata l’incubo stesso, per impedirgli poi di dare a quella donna l’ultimo sacramento. Alla fin fine, il demonio è un maestro nell’arte di perdere le anime, e sa approfittare come nessun altro dei timori umani per allontanarci dal dovere, trasformando paure, superstizioni e convinzioni spaventose in ostacoli che corriamo il rischio di ingigantire.

Non dobbiamo aver paura. Siamo con Dio! Siamo saldi fino all’eroismo nella pratica della virtù.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Adattato dal blog Almas Castelos

Tags:
diavoloestrema unzionemortesacerdotesacramentitentazione
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